“Non ci dobbiamo illudere: l’immigrazione sta aumentando, non solo gli immigrati hanno bisogno e cercano una vita migliore, anche noi abbiamo bisogno di loro per poter mantenere il nostro modo di vivere”. Così mons. Bernardo Álvarez Alfonso, vescovo di Tenerife, nelle Isole Canarie, commenta i recenti sbarchi di immigrati. In una sola settimana sono arrivate 2.500 persone senza documenti, che insieme alle persone già sbarcate nei giorni scorsi diventano 5.461. La maggior parte giungono nelle isole El Hierro e Gran Canaria. Per il prelato, la cui diocesi, con 4 grandi isole, è la più interessata in Spagna dall’arrivo dei “cayucos” – le piccole imbarcazioni con cui arrivano i clandestini – “è ora di pensare all’accettazione e all’integrazione di queste persone come cittadini con pieni diritti, nel normale sviluppo della nostra società”. E qui che “la Chiesa è chiamata a mostrare un ruolo di primo ordine, poiché cattolicità vuol dire essere aperti e capaci di accogliere tutti”. Sulla stessa linea mons. José Sanchez Gonzalez, vescovo di Sigüenza -Guadalajara, che in risposta ad una domanda di Xavier Pomés, consigliere della sanità e degli interni della Generalità di Catalogna, su dove sia la Conferenza episcopale spagnola, afferma: “Meglio chiedere dov’è la Chiesa… essa è nelle Canarie, come a Ceuta e Melilla, a Cádiz e a Málaga…”. “La Chiesa è ovunque” scrive il presule, richiamandone il forte impegno pastorale e di assistenza agli immigrati, tuttavia, precisa, “sarebbe pretenzioso attendere dalla Chiesa le soluzioni allo spaventoso problema dello squilibrio economico, prima causa delle migrazioni incontrollate. Né la Chiesa ha il controllo delle mafie che vivono del sordidi traffici di persone”. Per il vescovo “sarebbe un errore attribuirle anche la responsabilità delle leggi sull’immigrazione” che “lasciano molto a desiderare e hanno la loro parte di responsabilità nei disastri legati ad alcuni movimenti migratori”. E intanto, questa settimana il governo spagnolo ha preso posizione per contrastare l’arrivo di immigrati senza documenti, che dall’inizio dell’anno sono stati più di 20.000 in tutto il Paese, il doppio rispetto al 2005.