Quotidiani e periodici europei

La visita del Papa in Baviera è stata seguita con grande attenzione dai media europei, in particolare tedeschi. Su Die Welt (13/09), Paul Badde nota in Benedetto XVI lo “ sforzo per una riscoperta comune del profilo cristiano che egli suggerisce nella Chiesa dedicata a Maria nei Vespri con i cristiani evangelici ed ortodossi, così come innanzi ai rappresentanti della scienza in una ultima lezione nella cattedra della sua ex università, in cui chiede un'”autocritica della ragione moderna”, in una necessaria “estensione del nostro concetto e del nostro uso della ragione“. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung , si osserva: “ Anche chi non lo vuole riconoscere come scienziato importante in quanto in qualità di non credente mette in dubbio tutta la teologia, non può non riconoscere in Benedetto il capo giuridico e spirituale di un miliardo di cattolici in tutte le parti della terra. Nessun altro tedesco può vantare qualcosa di comparabile. Pertanto, nessuno può essere così distante dalla Chiesa o addirittura così anticlericale da non rendersi conto in questi giorni di vedere un uomo che entrerà nei libri di storia tedesca, finché questo Paese apparterrà all’Occidente cristiano” […] “ Benedetto non è un nostalgico delle vacanze nel Paese natio. Egli sembra piuttosto essere venuto per fare la ramanzina alla Chiesa del suo paese, all’associazione regionale più ricca della Chiesa universale a lui soggetta, con autorità suprema“. Dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung (14/9), il capo della comunità islamica in Germania, Aiman Mazyek, non riscontra nelle parole di Benedetto XVI, nel suo discorso all’università di Ratisbona, nessun attacco all’Islam. Secondo Mazyek “il papa non ha voluto riferirsi a una tradizione violenta e bellicosa dell’Islam. Se si considerano le sanguinose campagne di cristianizzazione forzata del Sudamerica, le Crociate nel mondo islamico, il comportamento della Chiesa e l’uso che ne fece il regime hitleriano, sorge qualche preoccupazione nel vedere eventualmente la Chiesa alzare l’indice contro le attività estremiste di altre comunità religiose” , ha detto l’esponente islamico. Nell’Islam, ha aggiunto Mazyek, “vi sono purtroppo alcuni gruppi che, camuffati da istituzioni, intendono sfruttare l’Islam ai propri fini e con la loro ideologia estremista, danneggiandolo. Questo non lo dobbiamo consentire”, ha concluso Aiman Mazyek. Il quotidiano cattolico francese La Croix (13/9) titola: “Benedetto XVI riafferma con forza il legame tra fede e ragione” ed affida a Jean-Marie Guénois un commento: “davanti ai professori dell’università di Ratisbona – scrive il notista – Benedetto XVI ha dato tutta la misura del suo pensiero sul tema, confermando la sua volontà di lavorare direttamente alla riconciliazione tra fede e ragione. A suo modo. Sollecita in maniera inedita i due campi e propone un patto. Agli scientifici chiede di andare al fondo della domanda ‘perché?’ e di avanzare sull’enigma dell’intelligenza che organizza la materia, ai cristiani chiede di ammettere senza riserve i tratti migliori del contributo della ragione moderna e del suo ethos. Questa etica – l’obbedienza alla verità – è lo spirito del cristianesimo”. Anche Le Monde (14/9) si sofferma sulla denuncia del Papa delle “malattie mortali della religione e della ragione” ed aggiunge: “in Baviera Benedetto XVI condanna la guerra santa islamica”. “Mai fino ad oggi un papa dell’epoca moderna ha citato sure del Corano e parlato di jihad. Giovanni Paolo II – scrive Henry Tinq ricercava il dialogo con l’Islam, Benedetto XVI il confronto intellettuale” mettendo sotto accusa l’integralismo, “patologia della religione e le distruzioni dell’immagine di Dio provocate dall’odio e dal fanatismo” . Per il Pontefice “oggi è importante dire, con chiarezza, in quale Dio crediamo e professare con convinzione il volto umano della religione”. “La teologia della musica suggerisce un’icona di chiesa” scrive Pierangelo Sequeri sul giornale dei vescovi italiani, Avvenire (14/9) . La figura di Chiesa come “organo ben accordato” proposta nel viaggio in Baviera viene definita dal quotidiano cattolico “un’altra sapiente rilettura di Benedetto XVI”. “Non c’è niente di puramente ornamentale nella bellezza corale e orchestrale delle liturgie di festa. Quando sono musicali come devono, succede qualcosa di profondo alla Chiesa. E la Chiesa fa succedere qualcosa di insostituibile per tutti. Mediante la musica, l’aula del tempio e l’assemblea dei credenti diventano strumento musicale della conoscenza e della riconoscenza di Dio per l’intera creazione. L’organismo corale dell’intera liturgia, che condensa l’immagine della Chiesa intorno alle armoniche della Parola di Dio e del Corpo del Signore, fa sentire come suona realmente una civiltà di fratelli liberi e uguali”.