Svizzera: no alle nuove leggi sugli stranieri

In vista del referendum che il prossimo 24 settembre sottoporrà in Svizzera a consultazione popolare due leggi formalmente disgiunte, ma che trattano lo stesso argomento – la presenza degli stranieri nel Paese – la Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale elvetica, Caritas svizzera e Migratio ribadiscono la propria contrarietà ai provvedimenti attraverso una pubblicazione dal titolo “No alla revisione delle leggi sull’asilo e sugli stranieri. Uno sguardo differente”. Posizione riaffermata dai vescovi anche nei giorni scorsi, a conclusione della loro 273ª assemblea ordinaria. “Le due leggi (una sull’asilo e una sugli stranieri, ndr ) coltivano l’illusione di poter controllare l’immigrazione e di lottare contro gli abusi in materia di asilo politico”, osservano i firmatari del documento, ma “le misure coercitive che in esse figurano” superano “la misura del buon senso e costituiscono una preoccupante perdita di spirito umanitario”. In particolare, si legge nel testo, “la legge sull’asilo svilisce la tradizione umanitaria della Svizzera e viola la Convenzione di Ginevra”. Per la Chiesa e le suddette organizzazioni, il provvedimento “condurrà i richiedenti asilo respinti nell’illegalità, prevedendo per loro soltanto un minimo aiuto d’emergenza e farà aumentare il numero dei sans papier”. Quanto alla legge sugli stranieri, essa, ammette il documento, “prevede certamente alcuni miglioramenti, come la deroga alle condizioni di soggiorno per le vittime della tratta di esseri umani, ma si tratta di modesti cambiamenti”. Tra gli aspetti negativi: il non prevedere più “l’accesso al mercato svizzero del lavoro per gli immigrati provenienti da Paesi al di fuori dell’Ue e dell’Aesl (Associazione europea di libero scambio) fondata nel 1960 di cui oggi fanno parte Norvegia, Lichtenstein, Islanda e Svizzera); il tenere conto soltanto del bisogno di manodopera altamente qualificata; misure più restrittive per i ricongiungimenti familiari”. Due leggi definite “inaccettabili perché non rispettano il principio intangibile della dignità umana” e di fronte alle quali si auspica “un quadro giuridico che rispetti tale dignità, che tenga conto della realtà dell’attuale mondo globalizzato, che rispetti gli obblighi internazionali della Svizzera”. Info: commande@juspax.ch