COMECE

Una nuova pagina

76 giovani da 25 Paesi europei alla VII International Summer School

Si chiude oggi la “International Summer School” di Seggau, iniziativa promossa dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) con l’Università Karl Franzen di Graz e la diocesi di Graz-Seckau nel castello di Seggau, nel cuore della Stiria. Dopo le esperienze degli anni passati, rivolte ai collaboratori delle conferenze episcopali nazionali, si tratta della prima edizione della Summer School aperta ai soli studenti: in 160 hanno manifestato il proprio interesse da tutta Europa e tra loro ne sono stati selezionati 76, provenienti da 25 Paesi europei (dall’Albania all’Armenia, dalla Turchia all’Ucraina, fino a tutti gli Stati dell’Ex Jugoslavia). “Identità europea: politica, società, religione” è stato il tema scelto per quest’anno; nel 2007, sempre a Seggau, la Summer School si terrà dal 30 giugno al 14 luglio. Info: http://www.uni-graz.at/en/bibwww_soe_seggau.htm . DALL’ATLANTICO ALLA RUSSIA. Il pensiero comune è: “l’Europa va dall’Atlantico fino ai confini con l’Asia”, e l’Unione europea prima o poi dovrà prendere atto che la mappa è questa. Dopo dieci giorni trascorsi a discutere di identità europea, problemi sociali ed economici, risvolti artistici e religiosi, ai 24 diversi passaporti nelle tasche dei 76 studenti non pensa più nessuno. E può capitare di trovare seduti attorno a uno stesso tavolo per la cena due serbi e un croato, una ragazza di Banja Luka insieme a un macedone e una kossovara a dirsi che ” le persone possono capirsi facilmente, al di là delle culture a cui appartengono”. UN’IDENTITÀ, PIÙ IDENTITÀ. Proprio di qui è partito il percorso della Summer School, che si è aperta con una serie di lezioni tenute da Thomas Meyer, professore di politologia all’Università di Dortmund e autore, nel 2004, del saggio ‘L’identità d’Europa’. “L’identità europea, intesa come identità dell’Unione europea – ha esordito – deve essere costruita e compresa come un concetto politico e non come un elemento culturale o un’eredità che deve essere solo scoperta e riformulata sulla base delle tradizioni storiche del continente”. Anche perché, ha continuato Meyer, “non c’è alcuna legittimazione per l’idea che l’Europa richieda un’identità culturale condivisa da tutti i cittadini europei”. Due concetti forti, che hanno scandito le lezioni e i seminari organizzati nel castello di Seggau e quasi invitato gli studenti a cercare tra loro le tracce di una sola identità. Con esiti differenti: per Jelena Doslov, bosniaca, “l’Europa è ancora divisa tra idee e valori diversi”, ma per Tatiana Shiaykher, ucraina, “la mia identità è una parte dell’identità europea. La maggior parte di noi siamo studenti europei, e io anche: ma io sono anche ucraina e credo che la voce del mio Paese debba essere ascoltata”. “Ho scoperto che apparteniamo tutti a una grande comunità europea, condividiamo una ‘identità politica e culturale”, aggiunge Claudiu Macsim, rumeno.IL PROGETTO EUROPEO. Ma che cos’è l’integrazione europea? Dinanzi alla domanda tutti non esitano a rispondere che si tratta di un ‘progetto’ (“la scelta migliore”, sottolinea Wolfgang Schöffmann, austriaco), nessuno pensa che sia né un sogno né tanto meno un’utopia. Tuttavia lo sguardo resta disincantato e la presenza di molti studenti provenienti dall’Est europeo aiuta a far sentire la voce di chi si trova ancora alle porte dell’Unione: “Il problema più grande dell’Ue è che ha creato una nuova divisione, dove alcuni Paesi sono più europei di altri”, fa notare Dorian Iano, dall’Albania. “Una cultura comune è la meta del processo di integrazione europea – osserva il rumeno Dragos -, il primo passo è invece la libertà di movimento”, che però spesso è destinata a rimanere sulla carta: “Vorrei capire perché devo pagare – si chiede sempre Jelena – ogni volta che ho bisogno di un visto per entrare nell’Ue, e perché devo restare in coda per ore di fronte alle ambasciate quando ne faccio richiesta. Perché così umiliata?”.UNA COMUNITÀ CHE SI ASCOLTA E RISPETTA. Un’idea, su tutte, sembra condivisa: sono le procedure, la burocrazia a frenare l’integrazione europea. Molto più delle persone: “L’Ue deve funzionare meglio e più velocemente”, fa notare Iuliana Conovici, rumena. E se è vero che in Europa “ci sono ancora troppe persone che non vogliono compromettere le proprie ambizioni culturali e religiose in nome della cooperazione”, come sottolinea Denis Dilion, dalla Moldova, “il primo passo per costruire un’identità europea è l’apertura mentale, la capacità di ascoltare gli altri”, ricorda Maria-Magdalena Manea, dalla Romania; “l’identità europea – le fa eco Leila Mucic, bosniaca – è un problema delicato, ed è normale che ci siano diverse opinioni al riguardo. Ma il rispetto per le altre culture e religioni, il rispetto per le differenze, che comunque saranno sempre una parte dell’Europa, può essere il primo passo per vivere insieme”.Scommettendo sul futuro: “È finalmente il tempo – chiosa Anna Leontenko, estone – di riconciliare i vecchi conflitti e iniziare con una nuova pagina. Guardando sempre avanti, all’Europa unita”.