BIOETICA
Incoraggianti prospettive nel campo della medicina rigenerativa e un numero di applicazioni terapeutiche già sufficientemente rilevante (sono più di 70 al momento) per dire che siamo sulla buona strada nell’utilizzo delle staminali adulte in medicina: questa la sintesi dei lavori del congresso internazionale sul tema “Cellule staminali: quale futuro terapeutico”, svolta dal presidente della Pontificia Accademia per la vita, mons. Elio Sgreccia davanti al Papa, sabato 16 settembre, durante l’udienza generale agli oltre 250 scienziati di ogni parte del mondo convenuti a Roma su invito della stessa Pontificia Accademia e della Federazione internazionale associazioni medici cattolici (Fiamc). Sgreccia ha parlato della “provvidenziale presenza” nel corpo umano “di queste cellule speciali, primordiali, in grado di moltiplicarsi e di differenziarsi in diversi tipi di tessuti”.
Di fronte alle posizioni di quanti ritengono che il futuro stia nell’utilizzo delle staminali “embrionali” (con la conseguente necessità di produrre embrioni da sacrificare allo scopo), gli scienziati intervenuti hanno unanimemente sottolineato la validità del percorso di ricerca e applicazione sulle “adulte”. Tra gli esperimenti a conferma di questo orientamento, quelli dei giapponesi K.Takahashi e S.Yamanaka che hanno dimostrato come l’utilizzo delle “adulte” dia più rapidamente e stabilmente i risultati attesi da decenni con l’utilizzo, finora senza successo, delle “embrionali”. Sulla stessa linea si è posto, il 18 settembre, anche il card. Camillo Ruini che, nella sua prolusione al Consiglio permanente della Cei, ha deplorato come “moralmente inaccettabile” la decisione Ue di finanziare le ricerche sulle staminali embrionali. Proponiamo alcuni spunti del congresso.
Ricerca “due volte ricca di umanità”. Un deciso sostegno e incoraggiamento alla ricerca sulle cellule staminali “adulte” e, invece, una chiara condanna a quelle pratiche che si basano “sulla diretta soppressione dell’essere umano”: è la posizione espressa da Benedetto XVI nel discorso che ha pronunciato durante l’udienza generale. “Quando la scienza si applica al sollievo della sofferenza e quando, su questo cammino, scopre nuove risorse, essa si dimostra due volte ricca di umanità”, ha detto, aggiungendo che “le prospettive aperte da questo nuovo capitolo della ricerca sono in se stesse affascinanti, perché lasciano intravedere la possibilità di curare malattie che comportano la degenerazione dei tessuti, con i conseguenti rischi di invalidità e di morte per chi ne è affetto”.
Il Papa ha poi precisato a proposito dell’atteggiamento della Chiesa circa la ricerca sulle staminali embrionali: “Se resistenza c’è stata – e c’è tuttora – essa era ed è nei confronti di quelle forme di ricerca che prevedono la programmata soppressione di esseri umani già esistenti, anche se non ancora nati. In tali casi la ricerca, a prescindere dai risultati di utilità terapeutica, non si pone veramente a servizio dell’umanità”.
Dove vanno i finanziamenti? “Dai contributi offerti al congresso da parte di alcuni tra i più qualificati ricercatori mondiali emerge chiaramente un dato: non si discute che il futuro della ricerca e delle applicazioni terapeutiche è rivolto su scala internazionale all’utilizzo delle staminali adulte”: lo ha dichiarato Gian Luigi Gigli, presidente uscente della Fiamc. “A questo punto è legittimo chiedersi come mai gran parte dei finanziamenti da parte dei principali Paesi e della stessa Unione europea siano invece diretti alla ricerca sulle cellule staminali embrionali”, ha aggiunto. Secondo Gigli, “occorre prendere atto che al momento non esistono cure con l’utilizzo di staminali embrionali per quanto riguarda malattie quali l’Alzheimer o il morbo di Parkinson”.
Lo ha escluso apertamente anche lo scienziato australiano Peter Silburn, mentre l’americano David Hess ha riferito sulle cure di alcune malattie neurologiche introducendo staminali adulte via endovena. Claude Huriet, presidente dell’Istituto Curie e vice-presidente del Comitato internazionale di bioetica dell’Unesco, ha parlato degli enormi interessi economici in gioco attorno alle staminali. Tra l’altro ha illustrato la realtà delle 134 banche private e delle 54 pubbliche che conservano staminali da cordone ombelicale per un totale di 740mila unità. Cifre da capogiro per gli stanziamenti pubblici: 30 milioni di euro dell’Ue, 265 milioni di dollari negli Usa e 150 milioni della sola California per le “embrionali”, dopo la “bocciatura” dei fondi a livello federale.
Medicina rigenerativa. “Una delle applicazioni più promettenti delle cellule staminali, che all’Università Cattolica di Roma stiamo studiando da tempo, riguarda la medicina rigenerativa nella vita prenatale”: lo ha detto Salvatore Mancuso, del Policlinico Gemelli, che con il collega Giuseppe Noia ha presentato una relazione sul tema. “Se i nostri studi andranno a buon fine – ha aggiunto – entro un tempo ragionevole di 7-10 anni è prevedibile che entreranno nei protocolli terapeutici tecniche di utilizzo di cellule staminali in grado di curare malattie genetiche quali la talassemia. Abbiamo motivi per essere ragionevolmente ottimisti in questa direzione”. Altre due direzioni della ricerca riguardano le terapie ormonali in menopausa e l’uso di staminali adulte per curare i tumori dell’ovaio.
(18 settembre 2006)