UNGHERIA
“Chi vive secondo la volontà e il piacere di Dio, è beato! La beatitudine è la realizzazione della volontà di Dio” scriveva suor Sára Salkaházi della Società delle Suore Sociali 70 anni fa, il 30 agosto 1936, nel suo diario. E’ diventata beata domenica 17 settembre 2006, proprio nel giorno in cui 78 anni fa suor Sára mosse i primi passi sulla strada della sua vocazione. La cerimonia della beatificazione è stata presieduta, in rappresentanza di Benedetto XVI, dal card. Péter Erdo, Primate d’Ungheria, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente della Conferenza episcopale ungherese. Alla fine della liturgia József Schweitzer, già rabbino capo d’Ungheria, ha fatto un elogio della nuova beata, martire per salvare la vita di ebrei perseguitati. Sára Salkaházi (il nome originario è Sarolta Klotild Schalkház) nasce nel territorio dell’odierna Slovacchia, a Kassa (oggi Kosice), l’11 maggio 1899. Ottiene il diploma di maestra elementare, lavora come operaia e commessa. Più tardi diventerà giornalista e scrittrice. Nel 1929 entra nella Società delle Suore Sociali, fondata in Ungheria nel 1923 da Margit Slachta. Professa i voti solenni nel 1940. Organizza il lavoro caritativo, la catechesi, tiene conferenze, fonda associazioni per ragazze, redige la rivista “La donna cattolica”. La sua attività si estende ai territori dell’attuale Ungheria, Slovacchia, Ucraina e Romania. “Contro l’ideologia fascista lotta con le sue capacità di scrittrice – riferisce l’agenzia cattolica Magyar Kurír -. Durante la seconda guerra mondiale, la Società delle Suore Sociali accoglie nelle sue case i perseguitati, salvando circa mille persone, di queste circa cento devono la propria vita a Suor Sára. Consapevole del pericolo incombente, il 14 settembre 1943 chiede ai suoi superiori il permesso di poter offrire il sacrificio della sua vita. La sua offerta si compie il 27 dicembre 1944: Suor Sára nascondeva dei perseguitati nel collegio di operaie nella casa al n. 3 di Via Bokréta, a Budapest. Dopo una denuncia suor Sára viene portata via dai fascisti e fucilata con la catechista Vilma Bernovits e altri perseguitati”.