SVIZZERA
Domenica 24 settembre referendum sugli “stranieri”
Domenica prossima, 24 settembre, i cittadini svizzeri saranno chiamati a pronunciarsi tramite referendum su due leggi formalmente disgiunte, ma che trattano lo stesso argomento: la presenza degli stranieri nel Paese. Sui provvedimenti (uno sull’asilo e uno sugli stranieri) la Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale elvetica, Caritas svizzera a Migratio hanno ripetutamente espresso parere negativo, definendoli “non rispettosi del principio intangibile della dignità umana”. Posizione riaffermata dai vescovi anche nei giorni scorsi, a conclusione della loro 273ª assemblea ordinaria. Sul tema abbiamo chiesto una riflessione a JACQUES BERSET , direttore dell’agenzia di stampa cattolica svizzera Apic. Gli ambienti cristiani diverranno una minoranza. Il 24 settembre 2006, il popolo svizzero è chiamato a pronunciarsi sulla nuova Legge sugli Stranieri (la Loi sur les Etrangers o Letr) e la nona revisione della Legge sul Diritto d’Asilo (la Loi sur l’Asile o Lasi). Queste due leggi rappresentano “strumenti importanti per la lotta contro gli abusi commessi dai falsi profughi, dagli approfittatori, o anche dai criminali”, affermano coloro che sono a favore del giro di vite sulla legislazione, e in particolare il loro capofila, il consigliere federale Christoph Blocher. Quest’ultimo è a capo del Dipartimento Federale della Giustizia e delle Forze dell’Ordine oltre che mentore del partito di destra Udc (Unione democratica di centro). Questi progetti sono stati approvati l’anno scorso dalla maggioranza del Parlamento svizzero e si avvalgono del sostegno dei partiti di destra e di centro, con notevoli eccezioni, soprattutto nella Svizzera romanda. Anche la maggioranza del Partito Democristiano Pdc è favorevole a queste leggi. Il vicepresidente del partito, il senatore svittese Bruno Frick, ritiene che anche i cittadini che si sentono cristiani possono votare i due progetti senza sporcarsi la coscienza. Non la pensano allo stesso modo i vescovi svizzeri! Queste due leggi sono state oggetto di un referendum proposto da ambienti di sinistra, sostenuti dalle principali Chiese e comunità religiose, come la comunità ebraica, che ha provato sulla propria pelle le conseguenze di una chiusura delle frontiere svizzere nel corso della seconda guerra mondiale. La coalizione delle Ong per una Svizzera umanitaria ricorda che, se queste leggi verranno approvate, esse avranno l’effetto perverso di aumentare il numero di clandestini e di criminalizzare coloro che, in nome della propria coscienza, verranno loro in aiuto. Anche per quanto riguarda la nuova Legge sugli Stranieri (Letr), le organizzazioni umanitarie che accolgono un clandestino per la notte potranno ormai essere pesantemente punite per il loro atto di solidarietà. La pena può arrivare a cinque anni di reclusione e una multa massima di 500.000 franchi se l’autore agisce nell’ambito di un gruppo o di un’associazione. A fine agosto, è in un luogo altamente simbolico – il ristorante “Franco-Suisse” situato a cavallo della frontiera, nella cittadina di La Cure, nel Giura valdese, da dove molti profughi ebrei sono giunti in Svizzera durante la guerra – che mons. Bernard Genoud è venuto a dire no alle leggi federali sull’asilo politico e sugli stranieri, in virtù della dignità assoluta della persona umana. Il vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo ha inoltre confermato la posizione della Conferenza episcopale svizzera (Ces), respingendo leggi “che feriscono il nostro Stato di diritto”. “Con i vescovi svizzeri, incoraggiamo vivamente il popolo svizzero a votare due volte no, sottolineando che in Cristo, in qualità di cristiani, non esistono stranieri!”, ha affermato mons. Genoud, ricordando quindi che, durante la seconda guerra mondiale, alcuni cattolici o vescovi svizzeri mancarono di fare tutto quanto era in loro potere per accogliere i profughi, ricordando che la Svizzera aveva rifiutato a quell’epoca di dare asilo a una filosofa di origine ebraica, Edith Stein, giustiziata in una camera a gas ad Auschwitz. “Questa straordinaria carmelitana fu dichiarata santa alcuni anni fa”. “Ma abbiamo visto compiere anche atti eroici”, ha dichiarato, ricordando l’atteggiamento del cardinale Journet, una voce molto ascoltata che valse alla Svizzera le rimostranze di Adolf Hitler. Sottolineando che, pur se esiste la neutralità svizzera, “non abbiamo diritto, in nessun caso, alla neutralità del cuore!”. Nonostante l’ampia mobilitazione che supera le frontiere ideologiche – ambienti di sinistra, “dissidenti” di destra, Ong, chiese, associazioni cristiane, artisti, etc. – i sondaggi di opinione sono chiari: le due leggi volute dalla maggioranza parlamentare ed esacerbate da Blocher saranno accolte dal popolo svizzero il 24 settembre. Occorrerà dunque essere sempre più attenti che non si ripetano gli errori di un passato non così remoto.