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Un esempio per l’Europa

“La Chiesa deve respirare con due polmoni!”. La nota espressione di Giovanni Paolo II diventa sempre più attuale nella Russia contemporanea; un Paese in transizione, un Paese con un contesto economico, politico e sociale estremamente complesso, un Paese che comprende diverse nazioni e confessioni religiose. Una realtà che ha un impatto particolare sullo sviluppo dell’ecumenismo in Russia. La ripresa del dialogo teologico nell’incontro in corso a Belgrado, fino al 25 settembre, tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa (vedi pag. 19) darà un nuovo impulso ai rapporti tra le due confessioni cristiane. Riponiamo le nostre speranze nella riunione della commissione e ci aspettiamo che i suoi lavori diano buoni frutti. “Per grazia di Dio, riprendiamo a discutere sui problemi che chiedono di essere risolti nel nostro cammino verso l’unità” ha detto recentemente, nel proprio appello ai credenti, l’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, a capo dell’arcidiocesi cattolica Madre di Dio a Mosca. Il presule ha ricordato che Benedetto XVI aveva espresso ottimismo su questa imminente riunione, descrivendola come “una nuova fase nel dialogo” e sottolineando che la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa “nel difendere i valori morali di fronte alle sfide del secolarismo, del relativismo morale e di un liberalismo sempre più minaccioso, dovrebbero confermare il loro desiderio di unità nella pratica”.Di fronte alla complessità delle questioni, è ingenuo pensare che la ripresa del dialogo sia semplice e possa risolvere tutti i problemi nei nostri rapporti. Tuttavia, siamo convinti che una ripresa del dibattito teologico possa rappresentare una testimonianza forte di come i problemi del mondo frammentato di oggi possano essere risolti proprio tramite il dialogo. L’arcivescovo Kondrusiewicz ha invitato tutti a pregare durante la riunione della commissione per un lavoro proficuo ed un ulteriore sviluppo dei rapporti cattolico-ortodossi.La commissione congiunta fu creata negli anni ’80 con il compito di risolvere i problemi teologici. La sua attività venne interrotta quando essa non riuscì, durante la riunione a Baltimora (Usa) nel 2000, a risolvere il cosiddetto “problema degli Uniati”. Quattro anni fa, il Papa di Roma ed il patriarca Bartolomeo firmarono una dichiarazione di intenti congiunta per una ripresa del dialogo interrotto. La discussione a Belgrado verterà sul primato del Papa e i cattolici greci, su ciò che manca, sulla preghiera e la testimonianza comune.È motivo di gioia vedere che molti incontri ecumenici includono e, direi, culminano nella preghiera. “La Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani, che si celebra nel mese di gennaio, o intorno a Pentecoste in alcuni Paesi, è diventata una tradizione diffusa e consolidata”, ha scritto il Servo di Dio Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Ut unum sint”. A volte sembra che queste parole non siano comprese da alcuni cristiani in Russia. I tentativi da parte della comunità cattolica a Mosca di introdurre come tradizione positiva la preghiera comune durante la settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani sono sempre falliti. I rappresentanti della Chiesa ortodossa hanno ripetutamente sottolineato che non era loro possibile pregare insieme a non-ortodossi. Se non siamo in grado di pregare insieme, possiamo tuttavia agire insieme. La Russia di oggi offre tante occasioni di collaborazione, di attività comuni nell’annuncio del Vangelo, nelle opere di carità, nei mass media. Siamo chiamati a rafforzare i valori cristiani, così che la nostra attività ecumenica in Russia possa rappresentare un esempio per l’Europa ed il mondo intero.