TURCHIA
In attesa di Benedetto XVI: conferme, speranza e qualche preoccupazione
Si terrà regolarmente la visita ufficiale di Benedetto XVI in Turchia (28 novembre – 1 dicembre). La conferma è arrivata al termine della assemblea della Conferenza episcopale turca che si è svolta il 18 settembre a Istanbul, presente anche mons. Piero Marini, capo dell’ufficio per le celebrazioni liturgiche papali. A dichiararlo al Sir è il portavoce dei vescovi turchi, mons. Georges Marovitch. A seguito delle proteste scoppiate nel mondo musulmano, Turchia compresa, per il discorso del Papa all’università di Regensburg il 12 settembre, sembrava che la visita del Pontefice fosse a rischio, ma si è registrata una schiarita. VISITA CONFERMATA. “La visita si farà regolarmente” dichiara il portavoce che aggiunge che “si protrarrà fino al 1 dicembre, giorno in cui il Papa, presso la cattedrale di Santo Spirito ad Istanbul, incontrerà le comunità cattoliche locali appartenenti ai vari riti. Assisterà alla funzione anche Bartolomeo I, patriarca ecumenico con il quale il 30 novembre, dopo una celebrazione ecumenica, firmerà una dichiarazione congiunta. L’incontro con mons. Marini era, infatti, per mettere a punto le liturgie. Non si è parlato di eventuali incontri con rappresentanti o leader islamici”. “Nel corso dell’assemblea – afferma mons. Marovitch – il nunzio apostolico, mons. Antonio Lucibello, ha letto la dichiarazione del Segretario di Stato, card. Bertone in cui vengono spiegate le vere intenzioni del Pontefice. Comunque, il clima non è particolarmente acceso e non registriamo, almeno fino ad ora, nessun atto intimidatorio o violento nei confronti della Chiesa. L’unica azione emblematica di protesta è accaduta ad Ankara dove esponenti di un associazione islamica hanno deposto una corona nera davanti la Nunziatura apostolica, anche se lentamente il clima si sta svelenendo e questo lascia ben sperare per una visita serena e sicura. Quanto è accaduto – conclude – non farà altro che rafforzare l’intenzione di Benedetto di andare avanti sulla strada del dialogo tra le religioni”. Nei giorni immediatamente successivi alla lezione di Regensburg, per non alimentare ulteriori polemiche, la Chiesa cattolica in Turchia aveva preferito non commentare le proteste islamiche. Anche il premier turco Tayyip Erdogan si era unito alle proteste chiedendo anche le “scuse del Papa”, ma il vicepremier Abdullah Gul aveva confermato l'”invito al papa”. Il nunzio apostolico in Turchia, mons. Lucibello si era richiamato alla dichiarazione del direttore della sala Stampa, padre Federico Lombardi, evitando di rispondere alla dichiarazione del capo del dipartimento Affari religiosi turco e Gran Muftì, Ali Bayakoglu, definendo “speculazioni” le voci su un annullamento del viaggio papale. Il presidente della Conferenza episcopale turca, mons. Ruggero Franceschini, ha, da parte sua, invitato i fedeli islamici a “rileggere con attenzione il discorso del Papa nel quale è chiaramente espresso ogni rifiuto delle motivazioni religiose della violenza. Un tema che rafforza le posizioni di un Islam moderato quale è quello turco. Quella del Papa sarà una visita nella verità”. IL COMMENTO DEL PATRIARCATO. “In un momento in cui l’umanità deve fare fronte a pericoli, è essenziale non offendere l’altro ed evitare le situazioni che potrebbero ferire le credenze dell’altro”. In queste brevi parole tutta la “tristezza” del patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeos I, per le tensioni tra la religione musulmana e quella cristiana” nate dopo le affermazioni di Benedetto XVI all’università di Regensburg. Secondo quanto previsto nel programma della visita il patriarca celebrerà la festa di S.Andrea, il 30 novembre, insieme al Pontefice. UNO SCRITTORE PREOCCUPATO. Intanto, sta scalando le vendite in Turchia un romanzo giallo, scritto da YUCEL KAYA, che si intitola “Attentato al Papa – Chi ucciderà Benedetto XVI a Istanbul?”, che racconta dell’omicidio di papa Ratzinger, ambientato proprio durante i giorni della sua visita in Turchia. Una storia immaginaria che arriva a poco più di due mesi dalla visita in Turchia di Benedetto XVI. Precedenti come l’assassinio di don Andrea Santoro e l’aggressione ad alcuni religiosi hanno spinto mons. Marovitch a chiedere informazioni sul romanzo allo stesso autore che ha risposto con una lettera. “Essendo uno scrittore che da tanto tempo cerca di capire ed interpretare ciò che sta succedendo nel mondo ed essendo preoccupato per il fatto che certi cambiamenti avvenuti negli anni scorsi nel Vaticano possano causare avvenimenti indesiderati durante la visita del Papa in Turchia – ha affermato Kaya – ho scritto il libro”. Naturalmente lo scrittore dice a mons. Marovitch di essere sicuro che il suo racconto rimarrà solo immaginario.