LOMBARDIA

Con quali risorse?

La nuova legge sul mercato del lavoro

Il mercato del lavoro lombardo riparte dalle politiche attive. È questo il “cuore” della nuova legge “Il mercato del lavoro in Regione Lombardia”, approvata dal Consiglio lo scorso 19 settembre, che mette in campo nuovi strumenti per favorire il collocamento delle fasce deboli: i giovani, le donne, i disoccupati oltre i 45 anni e i disabili. Tra le novità della nuova normativa, c’è anche l’introduzione del sistema di scelta paritario tra operatori pubblici e privati. In sostanza, i cittadini lombardi potranno decidere autonomamente se, nella ricerca del posto di lavoro, affidarsi ai Centri per l’impiego attivi in tutte le Province (circa 70), oppure rivolgersi alle agenzie di intermediazione private (oltre 900).Luci e ombre. “L’apertura ai privati – commenta Pierantonio Varesi, docente di Diritto del lavoro all’Università Cattolica – è un fatto positivo che l’Europa ci chiede da tempo. Rafforzare il privato, però, non deve significare indebolire il pubblico, altrimenti il mercato del lavoro finisce in mano alle multinazionali dell’interinale. E questo non è un bene, soprattutto per le fasce più deboli che questa legge dice, invece, di voler tutelare”. Un secondo aspetto positivo individuato da Varesi è il ripristino dell’Osservatorio sul mercato del lavoro regionale. Creato a cavallo degli anni ’70 e ’80, l’Osservatorio, il primo del genere in Italia, era stato poi chiuso dalla Regione che, invece, adesso ha deciso di riattivarlo.”È uno strumento fondamentale per conoscere le dinamiche del mercato e, di conseguenza, poter intervenire con tempestività ed efficacia”, sottolinea il docente della Cattolica. Che, invece, è molto scettico sulla parte della legge che riguarda le risorse a disposizione per questi nuovi servizi. “Sul punto – fa notare Varesi – la legge dice che i soldi devono arrivare dallo Stato centrale e dall’Unione europea e che, soltanto in un secondo momento, la Regione deciderà quanto prevedere a bilancio. Questo, a mio parere, è un problema non secondario, perché, se è vero che la nuova normativa mette al centro la persona e le politiche attive del lavoro, è altrettanto vero che, senza risorse e, soprattutto, senza soggetti in grado di attuare queste politiche, si corre il rischio che resti lettera morta. E, da questo punto di vista, noi siamo in forte ritardo rispetto al resto dei Paesi dell’Ue, penso alla Francia, dove questi strumenti si utilizzano da vent’anni”.Per chi cerca lavoro. Sull’importanza di rafforzare le politiche attive, con particolare riguardo alla formazione continua dei lavoratori, concorda anche don Raffaello Ciccone, responsabile dell’Ufficio della Pastorale del lavoro della diocesi di Milano, che sottolinea quella parte della nuova normativa che prevede maggiori tutele per i cosiddetti “parasubordinati”, meccanismi di emersione del lavoro nero e un aumento della sicurezza nelle aziende. “Ci sembra – dice don Ciccone – che questa operazione offra maggiori possibilità a chi è alla ricerca di un’occupazione. Tuttavia, anche in Lombardia le difficoltà con le quali i lavoratori devono fare i conti tutti i giorni, avrebbero avuto bisogno di nuovi ammortizzatori sociali, che non sono previsti e che, invece, potrebbero riuscire a coprire il periodo che intercorre tra la perdita di un lavoro e la ricerca di un altro”.Il ruolo delle province. Lo spirito della legge, osserva in proposito don Ciccone, va però in questa direzione anche se, nota ancora il sacerdote, non sono previste risorse sufficienti per accompagnare questa fase difficile della vita dei lavoratori. “Anche da queste attenzioni – ribadisce don Ciccone – si riconosce l’attenzione delle istituzioni verso uno dei diritti fondamentali della persona, che è appunto il diritto a un lavoro come parte integrante di un progetto di vita complessivo”. Da ultimo, don Ciccone sottolinea con soddisfazione come la Regione abbia rivalutato il ruolo delle Province, alle quali fanno capo i Centri per l’impiego e, in particolare, le funzioni amministrative relative al riconoscimento dello stato di disoccupazione, la gestione delle liste di mobilità e il collocamento delle persone disabili.SchedaLa legge regionale sul mercato del lavoro interessa oltre 8 milioni di cittadini lombardi (dato 2005 di Unioncamere). A tanto, infatti, ammonta la popolazione attiva, che è pari al 16,2% del totale nazionale. Gli occupati sono 4 milioni e 194mila, mentre le persone in cerca di lavoro sono 178.700. Il tasso di attività, calcolato sulla popolazione in età da lavoro (15-64 anni) è pari al 68,3% (58,3% quello femminile), rispetto a un dato nazionale del 62,4%. Il tasso di disoccupazione è al 4,1% (5,4% quello femminile e 13% quello della fascia di popolazione tra i 15 e i 24 anni), più basso di quello nazionale, fermo al 7,7%.a cura di Paolo Ferrario(23 settembre 2006)