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Cattiva maestra

Immigrazione: la Svizzera adotta una delle legislazioni più restrittive in Europa

I sondaggi di opinione non si sono sbagliati: il 68% dei votanti della media svizzera (quasi l’80% in Svizzera centrale, assai meno nella Svizzera francese) domenica scorsa ha approvato la nuova legge sugli stranieri e la revisione della legge sul diritto di asilo. Queste leggi erano sostenute dal governo e dalla maggioranza del Parlamento, tra cui il Partito democristiano (Pdc). La Svizzera, a causa dell’adozione di questi nuovi provvedimenti, è stata severamente giudicata dalla stampa, soprattutto all’interno dell’Unione europea. “La Svizzera ha adottato una delle legislazioni più restrittive di tutta Europa, e altri paesi potrebbero seguirne l’esempio”: questo il commento dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Hcr) tenendo conto che le richieste di asilo sono oggi al livello più basso mai raggiunto negli ultimi venti anni in Svizzera. Amnesty International, da parte sua, ha parlato di una “domenica nera per il diritto di asilo in Svizzera”. Con una partecipazione superiore alla media abituale (pari al 48%), gli svizzeri hanno dunque votato all’unanimità la legge sugli stranieri, che impone condizioni più rigorose sull’ingresso degli extracomunitari che dovranno essere esclusivamente lavoratori qualificati, ammessi in Svizzera soltanto se richiesto dalla necessità dell’economia. Per quanto riguarda la legge sul diritto di asilo, che dovrebbe limitare gli abusi e l’ingresso dei “falsi profughi”, essa ha soprattutto una funzione psicologica, per dire alla gente che il governo si sta muovendo. Agli occhi delle associazioni che hanno sostenuto il referendum, a soffrirne non saranno però i falsi profughi, bensì quelli veri! La Federazione delle Chiese protestanti della Svizzera (Feps), la Conferenza episcopale svizzera (Ces) e la Federazione svizzera delle Comunità israelitiche (Fsci), che si erano opposte ai testi proposti dalla maggioranza, ritengono che essi non siano adeguati a regolamentare i problemi che emergono, considerandoli addirittura “contrari alla tradizione umanitaria della Svizzera”. Le Chiese nazionali e la Fsci affermano di voler seguire “con occhio attento e critico” l’applicazione di queste leggi. Esse continueranno ad impegnarsi per il rispetto della dignità umana e ricordano le promesse fatte dai partigiani dell’inasprimento di non attaccare la tradizione umanitaria della Svizzera e di non violare le Convenzioni di Ginevra sui rifugiati. Ma le Chiese e la Fsci temono di subire i colpi della legge, che prevede severe sanzioni per coloro che aiuteranno persone prive di permesso di soggiorno (i sans-papiers), anche se agiscono sulla base di semplici considerazioni etiche e umanitarie.Un po’ di speranza in questa atmosfera: la settimana scorsa, a Misery-Courtion, nel piccolo comune del Cantone di Friburgo la giunta comunale ha accettato all’unanimità di accordare la cittadinanza svizzera a due famiglie del Kosovo.Nello stesso tempo, i cittadini di Misery-Courtion votavano qualche giorno dopo, con una percentuale del 60%, le due leggi raccomandate dal ministro super-nazionalista Christoph Blocher, capo del Dipartimento federale per la giustizia e le Forze dell’ordine…. Così molti cittadini svizzeri, quando votano, vedono lo straniero come una specie di pericolo, quasi una sorta di fantasma. Mentre, quando lo avvicinano nella vita quotidiana, sul luogo di lavoro, a messa, in strada, lo vedono quasi sempre come un collega o un amico, non come una minaccia!