EMILIA ROMAGNA

Esclusione ingiustificata

Ignorato l’impegno delle scuole non statali e dei centri di formazione professionale contro l’abbandono scolastico

Cinque milioni di euro per contrastare l’abbandono scolastico e il disagio e favorire l’integrazione degli studenti immigrati. Il provvedimento, ora in corso di approvazione da parte della Giunta regionale dell’Emilia Romagna, è stato annunciato dall’assessore alla scuola all’apertura dell’anno scolastico. In Regione, il fenomeno della dispersione scolastica nella fascia d’età più critica, tra i 14 e i 17 anni, riguarda il 6% dei ragazzi, a fronte di una media nazionale che supera il 20%.È invece in crescita il numero dei bocciati e dei promossi con debiti formativi: oltre il 30% nelle scuole superiori, con punte del 50% negli istituti professionali. Il provvedimento, rivolto solo alla scuola pubblica “perché lì si registrano i casi di abbandono scolastico, mentre nelle scuole private sono quasi pari a zero”, ha dichiarato l’assessore Paola Manzini, destina 4 milioni di euro al finanziamento di progetti realizzati dalle scuole per contrastare l’abbandono e aiutare i ragazzi con maggiori difficoltà; l’importo restante verrà utilizzato per la formazione dei docenti, con particolare attenzione alle tematiche dell’integrazione, ai problemi derivanti dalla presenza multietnica nelle classi e all’educazione degli adulti, soprattutto stranieri che devono imparare la lingua italiana.Provvedimento culturale. “Provvedimenti di questo tipo sono sempre da guardare con interesse, se non altro per il meccanismo positivo che innescano”, afferma Andrea Porcarelli, presidente sezionale uscente dell’Uciim (Unione cattolica italiana insegnanti medi) di Bologna. Tuttavia due, secondo Porcarelli, sono i limiti dell’intervento. “Se questo provvedimento segue una logica sistemica per avere un impatto culturale, è contraddittorio proporlo in modo selettivo, escludendo le scuole non statali. Queste non hanno dispersione anche grazie a buone pratiche che perseguono e che sarebbe interessante mettere in circolazione”.Il secondo problema è proprio “il rischio di una deriva assistenzialistica, mentre sarebbe opportuna un’evoluzione a livello culturale di un sistema capace di coinvolgere non solo i temi del supporto scolastico, ma l’educazione alla convivenza civile”. Educare allo studio, aggiunge il presidente dell’Uciim, “può essere frutto di un supporto tecnico-didattico, ad esempio dando ripetizioni di matematica a chi fa fatica a capirla. Oppure si può agire sull’educazione alla convivenza, motivando il giovane e rendendolo consapevole del proprio ruolo nella società, cosicché sia portato a non prendere in considerazione la possibilità dell’abbandono”.Chiarire lo scopo. Fabrizio Foschi, presidente regionale e neo presidente nazionale dell’associazione d’insegnanti Diesse, osserva come “il provvedimento citi categorie molto diverse fra loro, quali l’abbandono, il disagio e l’integrazione”. “In fase di approvazione – sollecita Foschi – occorre precisare quale sia lo scopo principale”. Ciò che fin da ora è chiaro, aggiunge il presidente di Diesse, “è che il modello integrato scuola-formazione professionale, scelto in Emilia Romagna per contrastare la legge Moratti, non ha dato i risultati sperati: è vero che la percentuale di abbandono è inferiore alla media nazionale, ma ci sono tassi di dispersione nella scuola secondaria, e nello specifico negli istituti professionali, che motivano un allarme. Da una parte si è favorita la permanenza negli istituti, ma dall’altra si continua abbondantemente a bocciare e a dare debiti formativi”.Tra scuole e formazione professionale. Il provvedimento è rivolto solo alle scuole, anche se al contrasto dell’abbandono contribuiscono in maniera non indifferente i centri di formazione professionale. “Serve più integrazione fra istruzione e formazione professionale: più che di abbandono scolastico, bisognerebbe occuparsi globalmente di abbandono formativo”, sottolinea Porcarelli. Alla formazione professionale fanno capo “diverse situazioni che altrimenti sarebbero a rischio dispersione: ragazzi che fanno fatica con gli apprendimenti teorici, ma hanno abilità pratiche qui imparano un mestiere”, spiega Antonino Frusone, tutor per adolescenti nella formazione professionale alla Fondazione Opera Madonna del lavoro di Bologna.Tre i motivi cardine che portano un giovane a lasciare gli studi: “La difficoltà di apprendimento, un rapporto conflittuale con la scuola e situazioni familiari disgregate che determinano difficoltà emotivo-affettive”. Fra le iniziative contro l’abbandono, Frusone segnala il “tutor dell’obbligo formativo”, istituito dalla Provincia di Bologna: operatori “che vanno a cercare una per una le persone che si perdono nel passaggio tra medie e superiori”. “In Emilia Romagna dopo la terza media un giovane fa fatica ad entrare in una situazione lavorativa e a mantenerla. Non ha quelle competenze pratiche necessarie in un mercato dove gli standard sono molto alti”. Per questo, conclude, vale la pena “dare sempre un’altra possibilità a chi è in questa fascia d’età oltremodo critica”.a cura di Francesco Rossi(29 settembre 2006)