COMECE
Cittadini europei: tema dell’ultimo numero di “Europe infos”
“In assenza dell’entrata in vigore del Trattato costituzionale, è vitale avvalersi efficacemente del Programma de La Haye e della sua prima valutazione per assicurare ai cittadini dell’Unione europea una protezione e una sicurezza effettivi”. E’ l’opinione di JOANNA LOPATOWSKA-RYNKOWSKA, esperta in diritti umani , che sul numero di settembre di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa), traccia un bilancio dell’ancora parziale messa in opera del “Programma a lungo termine sul rafforzamento della libertà, della sicurezza e della giustizia nell’Unione europea” elaborato dal Consiglio europeo nel novembre 2004 e più noto come “Programma de La Haye”. IL TERZO PILASTRO. “Lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia è senza dubbio una delle politiche comunitarie che si sviluppano più rapidamente; nondimeno, man mano che aumenta la complessità dell’Unione europea, aumentano anche le sfide cui essa deve rispondere”. In particolare quella di “maggiore protezione e sicurezza” da parte dei cittadini. Lotta al crimine organizzato e al terrorismo, collaborazione alla gestione dei flussi migratori, cooperazione giudiziaria sul piano civile e penale: questo il principale impegno cui intende rispondere ufficialmente l’Ue con il Programma de La Haye. “Quest’anno, dopo una prima valutazione della sua messa in opera, la Commissione europea ha lanciato una discussione sulle modalità di promozione dell’agenda politica e di miglioramento del funzionamento di questo spazio”. Quattro le comunicazioni presentate ai cittadini, sulla base delle quali sono state elaborate alcune proposte d’azione da realizzarsi entro il 2009 negli ambiti sopra citati. Tra questi, per Lopatowska, in particolare rimane critica “la cooperazione giudiziaria in materia penale, ciò che comunemente si chiama il terzo pilastro”. Ciò perché “la messa in opera di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia a livello nazionale è insoddisfacente” e “pertanto non esiste alcuno strumento che consenta di mantenere l’efficienza del programma”. Ulteriore motivo, la complessità e la lentezza dei negoziati al Consiglio: “poiché in questo ambito è richiesta l’unanimità, gli accordi conclusi sono di frequente edulcorati”. SICUREZZA E DIFESA. La Finlandia, che ha assunto la presidenza Ue lo scorso 1° luglio presentando un’agenda politica contrassegnata da grande continuità con la presidenza austriaca, “si è dovuta brutalmente confrontare, fin dai primi giorni del mandato, con la grave crisi internazionale” del Libano, osserva JOHANNA TOUZEL , addetta stampa Comece. Un evento che, a giudizio del ministro finlandese per gli Affari esteri Erkki Tuomioja ha costituito “un test per la capacità di reazione dell’Ue”. Di fronte alla “tradizionale neutralità di Irlanda e Finlandia” e al “legame transatlantico privilegiato rappresentato dal Regno Unito” è difficile, a giudizio di Touzel, “trovare una posizione comune”, tuttavia appare positiva l’idea “del Consiglio europeo del giugno scorso di adottare, senza attendere la ratifica del Trattato costituzionale, alcune riforme istituzionali previste nello stesso trattato al fine di rendere l’Ue più efficiente a breve termine nella Pesd (politica europea di sicurezza e difesa, ndr)”. LA CHIESA IGNORATA? L a Commissione europea ha appena lanciato un Libro Verde sulla trasparenza, nel quale “spiega come intende standardizzare una maggiore vigilanza, apertura e interazione tra le istituzioni Ue e gli attori esterni indipendenti” rileva CLARE COFFEY. Il Libro Verde, e la consultazione aperta a tutti che lo ha accompagnato e si è conclusa lo scorso 31 agosto, precisa Coffey, poggiano su tre ambiti: “la necessità di stabilire un quadro più strutturato che regoli le attività dei gruppi di interesse; la ricerca di un feed-back sulle norme minime della Commissione in materia di consultazione; l’obbligo di divulgare le informazioni relative ai beneficiari di fondi comunitari che siano oggetto di gestione condivisa”. Per Coffey si tratta di “mettere in piedi un sistema facoltativo di registrazione dei lobbisti che desiderano essere consultati sulle iniziative dell’Unione”. Ad essi “si potrebbe dire” che appartiene in un certo senso la Chiesa, tramite la Comece e Caritas Europa. Ma, osserva sempre Coffey, “in realtà queste due organizzazioni non corrispondono alla definizione di lobbisti data dalla Commissione” e, “d’altra parte, il Libro Verde non tratta direttamente le Chiese e le comunità di fede, rendendo ambiguo il modo con cui la Commissione percepisce questi attori e il loro ruolo”. “Gli sforzi di trasparenza della Commissione sono encomiabili – conclude Coffey – ma l’ignoranza del Libro Verde circa le attività delle organizzazioni legate alle Chiese in materia di politiche dell’Ue deve essere rilevata”.