ALLARGAMENTO

A rischio di stress?

Due segnali importanti ma anche molti interrogativi

Stress da allargamento. Non usa esattamente queste parole il presidente della Commissione, JOSÉ MANUEL BARROSO , ma lascia intendere che l’Unione europea potrebbe non reggere altri ampliamenti dei propri confini finché non vi sarà una revisione complessiva degli obiettivi, delle politiche e delle istituzioni comunitarie. LE PORTE PER ORA SI CHIUDONO. La scorsa settimana sono arrivati due segnali importanti. L’Esecutivo ha confermato la data di ingresso di Romania e Bulgaria al 1° gennaio 2007; il Parlamento di Strasburgo ha invece votato a grande maggioranza un documento che conferma molteplici punti interrogativi sul percorso di avvicinamento della Turchia all’Unione. In tale occasione Barroso ha ricordato che la “capacità di assorbimento” della Comunità deve essere attentamente valutata prima di altri via libera dopo quelli di Bucarest e Sofia: come a dire che per Ankara, ma anche per la Croazia o gli altri Paesi balcanici per ora non c’è posto nella “casa comune”. DUE PAESI SOTTO OSSERVAZIONE. Per la verità le perplessità rimangono consistenti anche rispetto a Romania e Bulgaria. Contestualmente alla fissazione della data del matrimonio con l’Ue, la Commissione ha infatti reso noto un “pacchetto di rigorose misure di accompagnamento da adottare nei pochi settori dove occorreranno ulteriori interventi”. Settori tutt’altro che trascurabili: a Sofia si contesta un sistema politico-giudiziario poco efficace e corrotto; un’obiezione che è in parte mossa alla Romania, che peraltro non assicura ancora una adeguata protezione delle libertà essenziali e dei diritti delle minoranze (Rom). Commentando la decisione della propria “squadra”, Barroso ha affermato: “mi congratulo con i cittadini e con i dirigenti della Bulgaria e della Romania per questa svolta fondamentale”. L’adesione “di questi due Paesi secondo il calendario stabilito, insieme alle misure di accompagnamento da noi proposte, permetterà di completare il quinto allargamento dell’Unione, allargamento che ha consolidato la pace e incrementato la prosperità in Europa”. GIUSTIZIA E RIGORE. Tra i capitoli aperti, emergono anche la lotta alla criminalità organizzata, la riforma della pubblica amministrazione e la capacità dei due Stati di far proprio il diritto comunitario. Per non parlare dei mille dubbi suscitati in campo economico, nella tutela della salute pubblica e rispetto alla futura gestione dei fondi Ue, che da gennaio arriveranno copiosi per favorire le agricolture nazionali e la realizzazione di infrastrutture. Secondo il commissario per l’allargamento, OLLI REHN , “la nostra impostazione è giusta e rigorosa. È giusta, perché abbiamo preso atto dei progressi compiuti e riconosciamo i giusti meriti a chi di dovere. È rigorosa, perché abbiamo predisposto i meccanismi necessari per sostenere la Bulgaria e la Romania sulla via delle riforme, nell’interesse di questi Paesi e dell’intera Unione europea”. A QUOTA MEZZO MILIARDO. L’adesione di Bulgaria e Romania dal prossimo gennaio deve ancora essere ratificata in 4 Stati membri (Belgio, Danimarca, Germania e Francia), i quali hanno però assicurato che provvederanno in tempo utile. Bucarest e Sofia porteranno nella Comunità 30 milioni di cittadini, facendo crescere la popolazione totale dei 27 a quasi mezzo miliardo di persone. Un commento articolato a proposito dell’ingresso delle due nazioni nell’Ue è giunto da RENÉ VAN DER LINDEN , presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale cui già aderiscono Romania Bulgaria. “Nonostante la nostra esperienza dimostri che i Paesi membri o candidati Ue facciano generalmente rapidi progressi in materia di democrazia e diritti umani – nota Van der Linden -, la loro appartenenza all’Ue non li esime dagli impegni nei confronti del Consiglio d’Europa”, che continuerà a vigilare “sull’attuazione delle riforme e il rispetto delle libertà fondamentali”. ANKARA PIÙ LONTANA. La sessione plenaria del Parlamento Ue, svoltasi dal 26 al 29 settembre, ha dal canto suo ribadito i tanti nodi da sciogliere sulla futura adesione della Turchia. L’Assemblea di Strasburgo ha adottato la relazione del deputato olandese CAMIEL EURLINGS , che critica in maniera decisa “il rallentamento delle riforme” nella penisola anatolica. Particolare preoccupazione è destata dalle “restrizioni alla libertà di culto e di espressione” e dalla “negazione dei diritti delle donne”. Nel corso del dibattito in aula sono piovute annotazioni in svariate materie, fra cui l’economia e l’amministrazione dello Stato. La relazione stesa da Eurlings segnala, però, una nota positiva, laddove afferma che “i deputati si augurano che il viaggio del Papa in Turchia previsto per novembre contribuisca al dialogo interreligioso e tra le culture”.