RUSSIA
La Chiesa cattolica e i vuoti provocati dal marxismo-leninismo
“Il futuro della Russia e della sua rigenerazione spirituale dipende dalle condizioni della Chiesa; dobbiamo trarre vantaggio dall’attuale momento storico” nel quale, dopo il crollo del “vecchio sistema marxista-leninista” non è “ancora stato costruito alcun nuovo sistema”. “Un vuoto” che, per mons. TADEUSZ KONDRUSIEWICZ , arcivescovo dell’arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca, “la Chiesa è obbligata a riempire”. L’arcivescovo è intervenuto alla prima sessione della Plenaria Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) 2006, in corso a San Pietroburgo (Russia) fino all’8 ottobre, durante la quale i presidenti delle 34 Conferenze episcopali d’Europa membri Ccee procederanno all’elezione della nuova presidenza per il quinquennio 2006-2011.UN NUOVO GOLGOTA. Nel suo intervento, dopo aver tracciato un excursus storico della Chiesa cattolica in Russia, mons. Kondrusiewicz si è soffermato sulla situazione della religione e della Chiesa nel Paese. “Prima della rivoluzione bolscevica del 1917 – ha spiegato – le parrocchie cattoliche erano 250; i fedeli circa 800mila, assistiti da 300 sacerdoti”. Durante il regime “il sangue dei martiri ha di nuovo bagnato il suolo russo e il paese è diventato il Golgota del 20° secolo. Tranne due chiese, una a Mosca e una a Leningrado, le strutture ecclesiastiche furono chiuse o trasformate in fabbriche o uffici”. Per il presule “circa 200mila preti ortodossi vennero giustiziati e 300mila internati; diverse centinaia -anche se i dati sono incompleti – i sacerdoti cattolici perseguitati o uccisi. Non esistono dati ufficiali sulle vittime del regime – ha precisato mons. Kondrusiewicz -; alcune fonti parlano di 50 milioni, altre addirittura di 70”.LA CHIESA CATTOLICA OGGI. Dopo la caduta del comunismo, la Russia ha potuto nuovamente godere della libertà religiosa. Nel 1991 sono state create due amministrazioni apostoliche a Mosca e Novosibirsk; altre due nel 1999 a Saratov e Irkutsk. “Strutture ecclesiastiche temporanee che – ha rammentato il presule – nel 2002 sono state erette a diocesi”. Oggi il Paese conta oltre 144 milioni di abitanti, di cui l’81,5% di etnia russa. In grande maggioranza ortodossi: circa 600mila i cattolici, anche “se alcuni dati parlano dell’1% della popolazione, ossia di 1.400mila fedeli”. L’arcivescovo di Mosca ha quindi reso noto che la Chiesa cattolica si esprime anche tramite otto case editrici che, in totale, hanno pubblicato oltre 600 titoli religiosi; due emittenti radiofoniche e il settimanale “La Luce del Vangelo”. Tra le principali istituzioni culturali, il Seminario maggiore di San Pietroburgo, e l’Istituto di filosofia, teologia e storia “San Tommaso” a Mosca. Le maggiori difficoltà, prosegue il presule, sono “la mancanza di chiese (il 25% delle parrocchie ne è priva) e la scarsità di preti, suore e catechisti”. Mons. Kondrusiewicz si è quindi soffermato sul dialogo tra Chiesa ortodossa russa e Chiesa cattolica: “delegati del Vaticano e del Patriarcato di Mosca si incontrano regolarmente” e “dal 2004 esiste una Commissione mista cattolico-ortodossa”. “Guardiamo con speranza al futuro – ha commentato – e riteniamo che” le due Chiese “saranno in grado di offrire una testimonianza comune e di rispondere alle sfide della modernità” .UNO SFORZO COMUNE. Per l’arcivescovo di Mosca “la vita religiosa in Russia conosce ancora diversi problemi; uno dei principali è la catechesi e l’educazione religiosa dei fedeli, vitali non solo per i fanciulli, ma anche per gli adulti che in passato non hanno mai avuto la possibilità di formarsi nella fede”. Purtroppo “mancano catechisti e insegnanti di religione preparati”. Il livello di religiosità è, pertanto, ancora basso: “circa il 5% dei fedeli, in alcune aree l’8-10%, frequenta regolarmente la messa domenicale, ancorché non manchino parrocchie con una percentuale del 25% di praticanti”. Il presule ha quindi denunciato “un tasso di divorzi del 50%, che per i matrimoni più giovani sale addirittura all’80%” e un “altissimo numero di aborti: ufficialmente 3,5-4 milioni, ufficiosamente 7 milioni”, ma anche “la preoccupante criminalità, soprattutto giovanile”. Indicatori sociali, ha spiegato, delle “sfavorevoli condizioni morali e religiose della nazione”. Di qui l’auspicio di “un grande sforzo insieme alla Chiesa ortodossa russa” al fine di “ravvivare la spiritualità nel Paese” cosicché “agli occhi di tutti e di fronte a Dio” la nazione sia “la Santa Russia che rende gloria, ancorché con diversi riti, all’unico Dio e ne venera la stessa Madre”.