UMBRIA

Fare da “ponte”

Istituito il Garante per i detenuti

Il Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato, il 10 ottobre, la legge istitutiva del garante dei detenuti con i sedici voti del centro-sinistra a favore, contrari i dieci dell’opposizione. Sono servite ben cinque sedute prima di varare il provvedimento, sul quale si sono aspramente scontrati – per settimane – maggioranza e centro destra. Quest’ultimo ha bollato il garante dei detenuti come una figura “inutile e costosa”. La Giunta regionale si è di fatto “autoemendata” rispetto alla proposta di legge originaria modificando le modalità di l’elezione del garante a maggioranza qualificata di due terzi (20 consiglieri su 30), riducendo del 40 per cento i fondi previsti e attenuando l’incarico del garante, che durerà 5 anni senza rinnovo.Il garante è scelto tra personalità con comprovata competenza nel campo delle scienze giuridiche, scienze sociali e dei diritti umani e con esperienza in ambito penitenziario. Il garante per esperienze acquisite nella tutela dei diritti deve offrire garanzie di probità, indipendenza, obiettività, competenza e capacità nell’esercizio delle proprie funzioni. Il garante opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione. Tra le funzioni del garante, assumere iniziative volte ad assicurare che ai detenuti siano erogate le prestazioni inerenti al diritto alla salute, al miglioramento della qualità della vita, all’istruzione e alla formazione professionale e ogni altra prestazione finalizzata al recupero, alla reintegrazione sociale e all’inserimento nel mondo del lavoro.Persona autorevole. La questione, adesso, è chi sarà il garante. Dall’autorevolezza della persona dipenderà tutto, accanto alla sua conoscenza del mondo carcerario. Pena non riuscire a fare “da ponte” fra i detenuti, l’amministrazione penitenziaria, il mondo politico e l’opinione pubblica, fallendo la sua missione come già accade altrove, specie al Nord Italia. “Non ovunque – afferma la responsabile del settore area carcere dell’associazione San Martino-Caritas di Terni, Nadia Agostini – la figura del garante dei detenuti è servita. Alcuni garanti sono ‘fermi’. Tuttavia, se serve istituire il garante regionale per ottenere presto il garante nazionale dei detenuti, che avrà un peso di certo più forte rispetto a quelli regionali, allora ben venga. E poi, speriamo che in Umbria l’ufficio del garante sia uno di quelli che funzionano”.Attraverso la Conferenza regionale “Volontariato e giustizia”, l’associazione San Martino ha lottato insieme all’Arci per sensibilizzare la politica sulla figura del garante dei detenuti.  “Noi volontari – afferma Agostini, – nel carcere ci muoviamo sempre ‘in punta di piedi” e, spesso, le nostre segnalazioni sui diritti a rischio dei prigionieri non vengono ascoltate dall’amministrazione penitenziaria. Spero proprio che il nuovo garante servirà a far giungere meglio la voce di chi, come noi, vive ogni settimana il complesso mondo del carcere, nonché le speranze in una nuova vita di chi è dentro”.Punti problematici. L’osservatorio giuridico legislativo della Conferenza episcopale umbra (Oglu) nel commentare il provvedimento ha sottolineato alcuni punti problematici. Anzitutto, osserva l’Oglu, il garante necessiterà, per essere eletto, della maggioranza qualificata, dei due terzi, il che, di fatto, potrebbe creare non poche difficoltà nella designazione concreta del soggetto. Seconda osservazione, sulla bocciatura dell’emendamento che prevedeva di scegliere il garante tra i consiglieri regionali, che avrebbe facilitato l’ingresso nelle carceri e il risparmio della spesa. Il ‘garante dei detenuti’, infatti, rimane privo di effettivi poteri di controllo non avendo, per legge, la possibilità di entrare liberamente nelle carceri.”L’attribuzione di tale potere dovrebbe necessariamente passare attraverso la modifica dell’art. 67 dell’ordinamento penitenziario il quale elenca le figure alle quali è consentito l’ingresso senza ‘autorizzazione del potere di visita’, mentre i consiglieri regionali, sono soggetti, abilitati, ex lege, al libero acceso nelle strutture carcerarie”. Il terzo punto critico viene individuato nella non chiara posizione del garante nei confronti del magistrato di sorveglianza (organo giurisdizionale che ha il compito di vigilare sull’esecuzione della pena agendo secondo un sistema di regole giuridicamente predeterminato). La costituzione, di un organo regionale potrebbe, se non opportunamente coordinato, assumere un ruolo valutativo dei poteri e dell’operato di quest’ultimo.a cura di Maria Rita Valli(10 ottobre 2006)