Il dono atteso

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Si preannuncia una settimana di grande importanza per la Chiesa italiana: da lunedì a venerdì prossimi, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici si incontreranno a Verona per il 4° Convegno ecclesiale nazionale, che ha per tema “Testimoni di Cristo, speranza del mondo”. Un tema non sopra le nuvole, dedicato a belle teorie, ma rispondente a un’esigenza sentita da tutti coloro che pensano e vivono in profondità la nostra storia, nella quale la speranza non sembra essere molto di casa. Lo stile di vita consumistico e spesso da spreco rischia di portare nella convivenza civile la sindrome dello struzzo: nascondere la testa, rinunciare a pensare per non vedere la realtà.

La scena culturale italiana appare oggi dominata da secolarismo esasperato, unito a un relativismo che potrebbe sfociare nella negazione nichilistica di ogni valore e di ogni verità. La vita sociale è segnata da ansie o addirittura da paure fondate su dati veri o, spesso, presunti, relativi alla convivenza tra ricchi e poveri, italiani e immigrati; la comprensibile paura del terrorismo si trasforma per molti in rifiuto, se non in odio, del nuovo, del diverso. La politica, fondata sulla contrapposizione tra le coalizioni, crea rapporti di tensione tra le persone e i gruppi, a volte con riflessi negativi anche dentro le comunità cristiana.

In questa situazione, da cristiani e da italiani, ci aspettiamo dal Convegno di Verona non tanto che si parli di speranza, quanto che si doni speranza, si seminino nelle Chiese locali i germi di un impegno che faccia crescere forza generatrice di novità, capace di vincere i catastrofismi e di fare rinascere, nella società e nella Chiesa stessa, quella capacità di dialogo indispensabile per superare odi e tensioni.
Perché questo sia possibile è necessario che dal Convegno di Verona emerga quella scossa creatrice che sappia dare nuovo vigore anzitutto al laicato cattolico.

“Esiste ancora il laicato?”, si domanda in una sua recente pubblicazione Paola Bignardi. L’interrogativo è legittimo; spesso infatti si ha l’impressione del ritorno di un certo clericalismo attivo e passivo: laici che rimettono ben volentieri il loro ruolo nelle mani dei pastori e pastori che assumono di conseguenza o per iniziativa propria anche i doveri dei laici.

Va riconosciuto che, solo in una ripresa di vivacità, di autocoscienza e di profezia del laicato cattolico, il Convegno ecclesiale potrà promuovere segni e testimonianze di speranza per l’Italia e per il mondo. E non sarebbe solo la comunità ecclesiale a trarne vantaggio, bensì anche la società italiana, bisognosa oggi più che mai di uomini nuovi che sappiano ridare vigore alla convivenza, in particolar modo alla vita politica, troppo segnata, in questi nostri tempi, da interessi di parte e da incapacità di confronto e di sintesi. È per questo motivo che l’appuntamento di Verona sarà tanto più coerente con il suo tema, e quindi tanto più credibile e comprensibile, quanto più saprà essere dono a tutti attraverso i volti, le parole, i gesti di ogni giorni, in ogni luogo.

Vincenzo Rini
direttore “Vita Cattolica” (Cremona)

(13 ottobre 2006)