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Il Vangelo nelle capitali

La missione cittadina a Bruxelles e l’esperienza dell’annuncio in Europa

Il mese di ottobre tradizionalmente è il mese missionario nella Chiesa cattolica. Per “tradizione” si intende la tradizione otto/novecentesca. La “missionarietà” è dunque una immagine lontana. Ma la Chiesa per forza deve essere “missionaria”. “Non possiamo tacere su quello che abbiamo visto” (Atti 4,20) è scritto nella Bibbia.Dal primo momento della storia della Chiesa quella convinzione è stata la forza propellente del Cristianesimo.L’arcivescovo di Vienna, card. Christoph Schönborn, con altri presuli europei, come l’arcivescovo emerito di Parigi, card. Jean-Marie Lustiger, il primate del Belgio, card. Godfried Danneels, il primate ungherese e neo-eletto presidente del “Consiglio delle conferenze episcopali europee” (Ccee), card. Peter Erdö, ha avuto il coraggio di intavolare nuovamente il discorso missionario all’interno della comunità ecclesiale europea. Prossimamente – tra il 28 ottobre ed il 5 novembre – la quarta edizione della “missione cittadina” voluta da quelli presuli europei si terrà a Bruxelles.Non diversamente da altri teatri della “missione cittadina” come Parigi, Vienna e, negli anni scorsi Roma, anche Bruxelles un tempo – non tanto lontano – era una capitale della vita cattolica. Basti pensare al leggendario fondatore della Gioventù operaia cattolica (Joc) card. Joseph Cardijn. Nel frattempo anche a Bruxelles – capitale immaginaria dell’Unione europea – molto dello spessore cattolico di una volta si è volatilizzato. L’Europa felice e nello stesso tempo preoccupata di oggi vive una stagione di smarrimento; manca l’orientamento profondo. Nello stesso tempo assistiamo al fenomeno del “desiderio di Dio” – tanti, giovani e meno giovani, cercano disperatamente una risposta alle loro domande sul senso ultimo della loro vita. La “Buona Novella” del Vangelo potrebbe essere una risposta. Ma è necessario che la chiesa esca dalla sagrestia, dall’ambiente protetto della comunità dei credenti, per confrontarsi liberamente con le domande della gente, aprendo le proprie porte ed uscendo nei luoghi dove si svolge la vita diurna della gente. Proprio questo è il fine ultimo della “missione cittadina”.E’ necessario adattarsi alla necessità del “primo annuncio” a tanti che non hanno sentito mai niente della meravigliosa vicinanza di Dio che si è fatto uomo in Gesù Cristo. E non bisogna avere paura di nessuno. Anche gli immigrati dai Paesi oggi islamicizzati hanno il diritto di sentire la “Buona Novella”. Pochi giorni fa l’esperto tedesco Peter Antes a Vienna ha dichiarato che il 58% degli immigrati da paesi “islamici” in Germania sono completamente “secolarizzati”. Succede di tanto in tanto che cristiani battezzati ma allontanati dalla fede scoprono nell’Islam una risposta alle loro domande interiori. Per forza deve essere possibile anche per persone di origine islamica ma ormai allontanate da quelle fonti di scoprire nel Vangelo la loro scelta. Succede tante volte. L’Europa cristiana dovrebbe essere fiera di quei neofiti ed aiutarli.