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Occhi puntati sull’Arena. Non poteva che essere l’antico anfiteatro romano, lunedì 16 ottobre, la cornice destinata ad accogliere i delegati al quarto Convegno della Chiesa italiana. Prenderanno il via nel tempio della musica, infatti, le cinque giornate di Verona, in cui la comunità cristiana farà il punto sul proprio compito di comunicare il Vangelo in questo mondo in vorticoso cambiamento. La metafora è facile: nel capoluogo veneto la Chiesa italiana accorda i propri strumenti e armonizza le voci perché all’uomo di oggi non manchi la nota della speranza cristiana.
Toccherà ai 2.700 delegati scrivere lo spartito della testimonianza. La maggior parte di loro proviene dalle diocesi e dalle parrocchie di tutta la penisola: da quel tessuto di quotidiana dedizione che già costituisce un grande segno di speranza per la Chiesa e per il Paese. Ognuno porta con sé le attese e le esperienze delle comunità sparse da Nord a Sud, talvolta magari appesantite da qualche fatica e stanchezza, certo non prive della ricerca di vie sempre più efficaci per portare parole di Vangelo nei luoghi in cui si pensa, si cresce, si ama, si soffre, si costruisce il futuro. La prospettiva – ricorda il messaggio della presidenza della Cei diffuso nei giorni scorsi – è quella di una Chiesa “che incroci i cammini reali, quotidiani dell’uomo”.
Il Convegno, spiegano i vescovi, “lo facciamo per noi, per essere più autentici nella nostra fede”. Ma non sarà un parlarsi addosso: “Lo facciamo anche per la società intera”, aggiungono. “Sappiamo, infatti, che la speranza di cui siamo portatori non ci appartiene: appartiene a tutti gli uomini. Come a tutti gli uomini appartiene l’amore di Dio che ci è donato”.
Le relazioni introduttive – affidate al teologo Franco Giulio Brambilla; all’ex presidente dell’Azione Cattolica, Paola Bignardi; al rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi; al sindacalista Savino Pezzotta – disegneranno il fondale dell’opera. Saranno poi i gruppi di lavoro, per tre mezze giornate, a girare il microfono dalla parte dei delegati, secondo gli ambiti che hanno visto concentrarsi le riflessioni nella fase preparatoria: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la tradizione, la cittadinanza.
Mescolati tra i rappresentanti delle diverse realtà ecclesiali, ci saranno diverse presenze significative, tra cui le voci del mondo missionario e delle comunità cattoliche straniere. Insieme a 500 giornalisti e operatori della comunicazione: l’incontro di Verona non è principalmente un evento mediatico, ma non si può sottovalutare il contributo di questi mezzi, specie in un Convegno che si tiene in piena era di internet e delle autostrade digitali. Sarà il primo, tra l’altro, ad aprire le sue porte tramite il web e le parabole.
Visto l’obiettivo, non meraviglia notare, scorrendo il programma, il grande spazio dedicato alla preghiera e all’ascolto. Ogni giornata si aprirà con la proclamazione della Parola di Dio e prolungati momenti spirituali, affidati a preti e religiosi della diocesi veronese. Mercoledì 18 ottobre, poi, la preghiera sarà ecumenica, a testimonianza della priorità che riveste il cammino verso l’unità dei credenti in Cristo. Chi condivide la stessa speranza accesa dal Risorto, non può che annunciarla insieme.
Il saluto del presidente dei rabbini italiani, Giuseppe Laras, e di un rappresentante della comunità islamica ricorderanno inoltre la sfida del dialogo interreligioso, balzata con prepotenza in cima all’agenda ecclesiale. Non mancherà l’incontro con il mondo della cultura, tramite mostre d’arte sacra, concerti, eventi proposti dalla Chiesa locale. Il confronto con alcuni esponenti della cultura europea, che chiuderà la giornata di mercoledì 18, proietterà i delegati in un areopago senza confini, mentre i giovani delle Gmg veglieranno ogni sera in Cattedrale.
Giovedì 19 ottobre arriverà a Verona Benedetto XVI. L’incontro del Papa con i convegnisti riveste un’importanza particolare per discernere le vie che aprano il cuore degli uomini alla speranza. Il Pontefice dell’enciclica “Deus caritas est” già ci insegna che l’amore “è la luce che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire”.
(13 ottobre 2006)