MEDIA
Il ruolo delle 2000 tv cattoliche nel mondo
La televisione “raggiunge innumerevoli persone, culture e nazioni”, e può essere “un’occasione per difendere la dignità di ogni persona, per promuovere pace, solidarietà e comunione all’interno della famiglia umana”. Lo ha detto il cardinale TARCISIO BERTONE , segretario di Stato vaticano, in un messaggio inviato a nome di Benedetto XVI al Congresso mondiale delle tv cattoliche, svoltosi a Madrid dal 10 al 12 ottobre intitolato “Il rapido sviluppo” e organizzato dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, dall’arcidiocesi di Madrid e dalla Fondazione Garcia-Morente. Oltre 300 i partecipanti, in rappresentanza di circa 2000 tv o realtà cattoliche che operano in quest’ambito. PER UNA CHIESA PROTAGONISTA. “Non basta limitarsi a diffondere i nostri contenuti cattolici; è necessaria, innanzitutto, una vita personale e collettiva in accordo con il Vangelo”. È il richiamo del presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, mons. JOHN PATRICK FOLEY , contenuto nel saluto al Congresso mondiale delle televisioni cattoliche. Sottolineando che “i mutamenti tecnologici nell’industria mediatica richiedono” di essere coscienti “del protagonismo della comunicazione nel mondo attuale e della necessaria convergenza dei media classici con quelli legati alle nuove tecnologie”, mons. Foley si è detto “sempre più convinto che la Chiesa debba essere coinvolta” in questo universo “ad ogni livello”. Anche il card. ANTONIO MARIA ROUCO VARELA , ha sottolineato che “tramite la tv l’annuncio evangelico può raggiungere persone non raggiungibili attraverso altri mezzi di comunicazione”. Pertanto, ha affermato l’arcivescovo, “è tempo di intraprendere il cammino di un assestamento istituzionale delle tv cattoliche nelle diverse regioni geografiche e culturali dove è presente la Chiesa”. LA TV DEL PAPA. Il “momento di maggiore diffusione” delle immagini del Centro Televisivo Vaticano in tutto il mondo si è registrato nel periodo del passaggio tra due pontificati, dalla morte di Giovanni Paolo II all’elezione di Benedetto XVI al soglio pontificio. A ricordarlo è stato padre FEDERICO LOMBARDI , direttore del Centro Televisivo Vaticano, della Radio Vaticana e della sala stampa della Santa Sede. Tracciando un profilo del Centro Televisivo Vaticano (Ctv), dal 1983 (anno in cui è nato) ad oggi, p.Lombardi ha sottolineato come compito del Ctv sia quello di “prestare i propri servizi a tutte le istituzioni televisive, senza distinzione alcuna, dalle grandi agenzie televisive fino alle televisioni sia nazionali sia private di qualunque parte del mondo”, in modo da fornire, attraverso le immagini tv, “la più ampia diffusione delle informazioni relative alla Chiesa cattolica e alle attività del Papa”. Nel periodo di passaggio tra i due ultimi pontificati, ha aggiunto Lombardi, “le immagini diffuse dal Ctv sono arrivate in tutti gli angoli del pianeta, con un servizio che ha ottenuto un ampio riconoscimento dal mondo televisivo internazionale”. Un occhio di riguardo, naturalmente, il Ctv lo riserva alle tv cattoliche, con le quali la collaborazione “è cresciuta negli ultimi anni”. LA VOCE (E IL VOLTO) DELL’AFRICA. “Riconoscere il ritardo del continente africano in ambito televisivo e tecnologico non significa ritirarsi. Servono, al contrario, resistenza, perspicacia, competenze professionali, leggi locali e internazionali, connessione con il satellite e ricerca di fondi per lanciare catene e programmi televisivi cattolici anche in Africa”: lo ha affermato il cardinale BERNARD AGRÉ , arcivescovo di Abidjan (Costa d’Avorio), parlando della presenza della Chiesa africana nelle tv statali e nelle catene televisive internazionali. Nelle tv pubbliche, ha detto il card.Agré, “la partecipazione effettiva dei cattolici ai programmi televisivi costituisce, senza dubbio, un fatto visibile”. Molti sono infatti i presentatori, produttori e tecnici cattolici che vi lavorano. Con le tv internazionali la relazione è più complessa: spesso sono interessati alla Chiesa africana “per semplice curiosità turistica, se non per folklore”, ha fatto notare il card.Agré, e “gli interessi possono essere divergenti”. “E’ auspicabile – ha affermato – che queste équipe di professionisti accettino di lavorare con i professionisti africani. Il cardinale ivoriano riconosce la scarsa esistenza delle tv private cattoliche: solo quattro progetti diocesani in Tanzania, Zambia e due in Congo, più alcune agenzie di produzione. Il card.Agré ha concluso auspicando, tra l’altro, la costituzione di “una nuova generazione di produttori africani”, la connessione satellitare ancora non praticabile anche a causa dei costi elevati, l’aiuto reciproco tra realtà televisive cattoliche di diversi Paesi del mondo.