Sulle strade della speranza (14)

DIOCESI

Alla vigilia del IV Convegno ecclesiale nazionale, che si aprirà a Verona, dal 16 al 20 ottobre, concludiamo il nostro viaggio tra le iniziative messe in atto dalle 226 diocesi italiane in preparazione all’importante appuntamento.

Un viaggio tv in cinque puntate. Cinque tappe per cercare di rappresentare “sul campo”, nella quotidianità di persone “normali”, i segni – spesso non detti ma intuibili e soprattutto concreti – di una vita segnata dalla speranza evangelica. È la fotografia, in sintesi, della serie di trasmissioni televisive, in cinque puntate (una per ogni ambito della Traccia), ideate e curate dalle redazioni di “Vita Trentina”, radio Studio Sette e dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Trento in vista dell’appuntamento scaligero. Tra i protagonisti – informa il settimanale della diocesi, “Vita Trentina” – ci sono Paolo, imprenditore di Tione, una grossa azienda sulle spalle senza dimenticare casa e parrocchia; i coniugi Serena e Gianni di Riva del Garda e la loro famiglia affidataria; i cittadini di Prè, “aggrappati con orgoglio” alla loro montagna; il meccanico Vincenzo e i volontari del gruppo “Primavera” di Mattarello, accanto ai malati psichici.

Cittadinanza e partecipazione. “La costruzione di un tessuto sociale attento ai bisogni della comunità locale”, a cominciare da famiglia e scuola; “il superamento dei limiti derivanti da una visione culturale legata alle sole esigenze economiche e materialistiche; lo sviluppo di scelte progettuali in una logica di attenzione ai bisogni di inclusione, anche degli extracomunitari”. Sono alcune “esperienze di cittadinanza” segnalate da Oreste Ciampa sul settimanale della diocesi di Napoli, “Nuova Stagione”, in vista del Convegno di Verona.

A mettere in guardia da atteggiamenti rischiosi, come “la nostalgia che porta a guardare e rimanere legati al passato” e la “fuga” quando è indice di “mancanza di pazienza perché il seme possa avere il suo tempo per germogliare” è mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo. Nella relazione conclusiva del recente Convegno pastorale diocesano il presule si è soffermato sul tema del IV Convegno ecclesiale nazionale, facendo notare che “nega la speranza anche una scelta di vita nella quale le virtù sono viste come elementi decorativi e la fede come un contorno che non incide nella struttura del mio essere e del mio vivere”.

“In un clima sociale segnato dal declino delle ideologie e, nello stesso tempo, caratterizzato dalla frammentazione, dalla decostruzione dell’uomo, occorre liberarsi di un cristianesimo di comodo, che non disturba molto né se stessi né gli altri”. Ne è convinto don Carmine Agresta, che sintetizza in questi termini – interpellato dal settimanale della diocesi di Taranto, “Nuovo Dialogo” – il lavoro preparatorio svolto dalla Chiesa pugliese in vista di Verona.

Più spazio ai media. “Solo in una comunità sistematicamente attenta alla comunicazione può trovare spazio e sostegno un progetto educativo rivolto ai media”. È quanto sostiene Onofrio Losito, in un articolo pubblicato da “Luce e Vita”, settimanale della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo. Il Convegno di Verona, in questa prospettiva, secondo l’autore dell’articolo potrebbe essere l’occasione per valorizzare la nuova figura pastorale dell’animatore della comunicazione e della cultura, “che si prenda a cuore quei settori oggi trascurati e poco valorizzati, affinché l’intera comunità, in ogni sua articolazione, sia più capace di comunicare”.

“Madre di un intero popolo”. “Di fronte a una figura come quella di Annalena dovrebbe prevalere prima di tutto il silenzio. Troppo forte è infatti la tentazione di esaltarla, di celebrarla, di farne un santino, e così di rischiare di perdere il suo messaggio autentico, il seme della sua testimonianza”. Così “La Parola”, il settimanale della diocesi di Fiesole, ricorda Annalena Tonelli, una dei 16 testimoni scelti dalle Regioni ecclesiastiche italiane in occasione del Convegno di Verona, uccisa il 5 ottobre del 2003 in Somalia. Quella di Annalena, si legge ancora sul settimanale, è stata “una vita nascosta fatta di povertà e lavoro manuale”. Sono nati così gli ospedali e l’impegno pionieristico per i malati di tubercolosi, le scuole per i sordomuti, le campagne contro le mutilazioni genitali femminili, i programmi di assistenza per i malati mentali. “In una società interamente musulmana lei, donna sola senza nessuna organizzazione alle spalle, diventa madre di un intero popolo”, il commento del settimanale.

(13 ottobre 2006)