Sono ormai oltre 10mila i morti della guerra civile tra l’esercito e le forze irregolari che infuria da diversi anni nel Katanga, regione sudorientale della Repubblica Democratica del Congo. Oltre la metà della popolazione locale, stimata in 300mila persone, cerca rifugio nelle foreste, nelle paludi e nei campi: i più “fortunati” raggiungono i confini con Zambia e Tanzania. Già nel febbraio di quest’anno Unione europea e Nazioni Unite avevano lanciato un piano d’azione umanitaria globale per il Congo, i cui risultati sono giudicati soddisfacenti ed incoraggianti dalle autorità di Bruxelles (il cui contributo netto ammonta a 45 milioni di Euro interamente gestiti da Echo, l’Ufficio umanitario Ue). Tuttavia, al fine di “concedere un aiuto diretto ai più vulnerabili” la Commissione europea ha deciso di stanziare un pacchetto supplementare di 5 milioni di euro destinato alla distribuzione di derrate alimentari e di sementi, alla fornitura di utensili di prima necessità, all’erogazione di cure sanitarie di base “accompagnate da cure specialistiche per le vittime di violenza sessuale”, alla ripresa dell’insegnamento primario ed al reinserimento nei villaggi di provenienza. L’aiuto europeo per il Congo si somma al “fondo per il sostegno al processo elettorale”, dotato di 149 milioni di euro, il più grande programma Ue di sostegno alla democratizzazione in Africa.