Circa 800 rom cattolici ungheresi hanno preso parte nei giorni scorsi all’incontro intitolato “La preghiera della nostra vita” organizzato dall’Ufficio per i migranti della Conferenza episcopale ungherese, tenutosi all’Università Santo Stefano di Gödöllo, nell’Ungheria centrale. L’incontro è stato aperto da una liturgia presieduta da mons. Szilárd Keresztes, vescovo greco-cattolico di Hajdúdorog e da mons. Antal Majnek, vescovo di Munkács (Munkacevo, Ucraina) che hanno parlato dei temi centrali dell’incontro, la preghiera e la vita. Mons. Keresztes, rievocando alcune esperienze personali legate a funerali in famiglie zingare, ha sottolineato che “l’atmosfera lì sperimentata, il pianto e il lamento sono segni del dolore, autentiche manifestazioni dell’amore. Infatti, la nostra vita è autentica soltanto se sappiamo che è destinata a morire. Le famiglie rom sanno che la morte non è che un trasferimento, la continuazione della vita dell’uomo nella vita eterna. Gli zingari credono alla vita anche nella morte!”. Mons. Majnek ha invece parlato della preghiera come un dialogo in cui “l’importante è l’altro”: “L’amore comincia quando l’altro mi piace, lo ascolto, accetto le sue parole e lo seguo “. Durante l’incontro, caratterizzato da musiche e danze, i bambini sono stati coinvolti in attività di artigianato e giochi.