UNIONE EUROPEA
L’attività degli sportelli “Europe direct” nei Paesi del Sud Europa
“Ottenere informazioni su tutti gli argomenti attinenti all’Unione Europea”. È lo scopo principale di “Europe direct”, la rete d’informazione realizzata dall’Unione Europea per avvicinare le istituzioni comunitarie ai cittadini. Nei giorni scorsi, i centri d’informazione “Europe direct” situati nei Paesi del Sud Europa – Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Slovenia – si sono riuniti a Bologna per un confronto a un anno dall’avvio dell’iniziativa. “Una delle priorità – ha sottolineato all’apertura dei lavori PIER VIRGILIO DASTOLI , direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea – è creare sinergia tra i diversi centri di Europe direct, il cui feedback sugli orientamenti dell’opinione pubblica è cruciale nell’attuazione delle politiche della Commissione”. In particolare, Dastoli ha messo in evidenza come la rete rientri nella prospettiva di “go-local”, “andare verso la dimensione più periferica per interessare direttamente i cittadini europei”. MOLTEPLICI INTERLOCUTORI. “I nostri interlocutori sono le università, la pubblica amministrazione, le imprese, le associazioni e i singoli cittadini”, spiega MARGARITA DOMÍNGUEZ CORDERO del centro d’informazione di Huelva, in Spagna . Il Paese conta 41 punti “Europe direct”. Molteplici e diversificate le attenzioni nei confronti dell’Europa: “Gli atenei e gli studenti universitari sono interessati ai progetti di scambio all’estero, come l’Erasmus, oltre a libri e pubblicazioni delle istituzioni europee. L’amministrazione pubblica, invece, è particolarmente sensibile al tema dei fondi messi a disposizione dall’Ue, oltre che alla legislazione e all’applicazione del diritto comunitario. Mentre imprese e associazioni vogliono conoscere diritti e possibilità di operare nel contesto europeo”. Per quanto riguarda i singoli cittadini, “si tratta per lo più di giovani che vogliono studiare o lavorare all’estero”. In Catalogna, 4 centri, presenti a Barcellona, Girona, Lleida e Tarragona, sono invece raggruppati all’interno del Patronato catalano per l’Europa, che opera già da un ventennio. “Abbiamo una struttura piramidale che permette un effetto moltiplicatore – sottolinea MARIA TARGA del centro “Europe direct” di Tarragona -: ci rivolgiamo a biblioteche pubbliche, municipi e scuole, fornendo informazioni, aiuto e consulenza sulle tematiche europee. Così studenti e cittadini possono essere informati rivolgendosi alla realtà più a loro vicina”. Cooperare con gli enti locali è anche l’orizzonte d’azione dell’unico centro d’informazione esistente a Malta : “Organizziamo seminari nei singoli municipi – dichiara la responsabile MARYROSE FRANCICA – per far sentire la voce dell’Unione europea, senza limitarci alle informazioni relative alle politiche che hanno un riflesso diretto sul nostro Paese”. PARLARE AI GIOVANI. Tutti i centri di “Europe direct” segnalano come target preferenziale i giovani, specialmente studenti. Alle scuole medie, inferiori e superiori, rivolge l’attenzione l’ufficio di “Europe direct” di Palermo, in Italia , come precisa la responsabile ROSARIA MODICA : “Proponiamo animazioni e didattica ludica, dando particolare attenzione, ogni anno, alla Festa dell’Europa, il 9 maggio”. “Progetto password” è il nome dell’iniziativa, che coinvolge prevalentemente “ragazzi in servizio volontario europeo”. “Nello scorso anno scolastico – ricorda Modica – abbiamo affrontato il tema dell’allargamento, e a questo scopo è stata molto utile la presenza di giovani volontari provenienti proprio dai Paesi dell’Est Europa”. Gli studenti sono al centro delle attività anche in Portogallo , dove “Europe direct” è presente in 12 realtà locali. “Non possiamo contare su grandi numeri – afferma MANUELA SAMPAIO del centro di Setúbal -, ma forniamo informazioni sull’Europa alle scuole e, mediante seminari appositi, agli adulti interessati all’approfondimento delle tematiche europee, soprattutto per quanto riguarda la libera circolazione dei lavoratori”. OBIETTIVO EURO. Originale l’impegno dei 6 centri attivi in Slovenia : il tema all’ordine del giorno nel Paese balcanico “è l’ingresso nell’Euro, e a questo scopo stiamo dedicando energie, anche attraverso una campagna informativa accompagnata da diversa documentazione”, spiega KATARINA KUS del centro di Zasavje. “La popolazione ha paura, con l’arrivo dell’euro, di diventare più povera, temendo un aumento del costo della vita”. Una sensazione dovuta al grande divario “tra la valuta attuale e l’euro: 1 euro vale oltre 200 talleri”. In più, vi è una preoccupazione “dovuta al fatto che in 15 anni il Paese ha già cambiato tre valute”. Su questa priorità “che avvicina in maniera enorme la Slovenia all’Ue – conclude Kus – si concentra oggi lo sforzo di Europe direct”.