Quotidiani nazionali del 21/10

RASSEGNA STAMPA

Fanno riferimento al fallimento dell’unità dei cattolici in politica i servizi sul convegno ecclesiale di Verona dei quotidiani italiani del 21 ottobre. Così REPUBBLICA (“Ruini: fallita l’unità politica dei cattolici”), LA STAMPA (“Ruini: fallito il piano di unire i politici cattolici sui valori”), IL MESSAGGERO (“Unità politica sui valori, obiettivo mancato”), LIBERO (“Cattolici uniti in politica. Ruini: un sogno fallito”).

Il CORRIERE DELLA SERA dedica all’argomento l’occhiello, mentre il titolo è “Ruini e i rapporti con l’Islam: sì la dialogo ma senza rinunce”. “Ruini: con l’Islam dialogo senza compromessi” è anche il richiamo in prima pagina de LA STAMPA; “Allarme di Ruini sul risveglio dell’Islam” la scelta de IL GIORNALE. Riferimento “soft” di EUROPA alla questione politica: “Ruini ribadisce: la Chiesa non fa politica”

La successione alla presidenza della Cei tiene banco negli articoli e, se il MANIFESTO parla de “L’addio del crociato”, secondo l’UNITÀ il convegno “si chiude con un discorso programmatico”, da cui “La novità della Cei: Ruini succede a Ruini”; analoga l’interpretazione de IL FOGLIO, che titola “Il bilancio di Ruini non è un testamento ma un nuovo programma”. Anche AVVENIRE apre su Ruini, riprendendo però un’interpretazione missionaria dell’intervento (“Ruini: ‘Andare alla gente. Entrare nella loro vita’”). “Tentare di far dire al Papa ciò che non ha detto non solo sa alquanto di puerile furbizia clericale, ma allontana da quella serietà dell’impegno morale e civile all’insegna della verità che dovrebbe unire tutti, credenti e non credenti”. Lo scrive Ernesto Galli della Loggia sul CORRIERE DELLA SERA, riprendendo le differenti interpretazioni date al discorso del Papa. L’editorialista individua “due anime” nella Chiesa, tra le quali Benedetto XVI avrebbe scelto “con le cose che ha detto come con quelle che non ha detto, riconfermando quella linea che troppo disinvoltamente in passato era stata attribuita alla volontà caparbia del solo card. Ruini”. Sull’intervento conclusivo del presidente della Cei si concentra, sempre sul CORRIERE, l’articolo di Gian Guido Vecchi, secondo il quale Ruini ha delineato “la strategia per il suo successore”. Pure Marco Tosatti parla, su LA STAMPA, di “discorso di fine mandato”: Ruini, sostiene, “ha tracciato un bilancio della Chiesa e del Paese come se dovesse consegnare l’uno e l’altra nelle mani di un successore ancora non identificato, ma la cui ombra già si staglia all’orizzonte”. Mentre Maria Lombardi del MESSAGGERO vede “una Chiesa più dinamica e anche positiva” delineata da Ruini “nel suo ‘testamento'”. “Commiato (…) dalla presidenza della Cei” è l’interpretazione che Rio Paladoro dà dell’intervento sul RIFORMISTA. Ancora, “da Verona arriva un segnale preciso: il successore di Ruini dovrebbe essere un ‘ruiniano’ o in linea con l’attuale presidenza Cei” per Caterina Maniaci di LIBERO. Al contrario, Roberto Monteforte sottolinea, sulle colonne dell’UNITÀ, che “quello che pare chiaro dalla ‘blindatissima’ e per qualcuno ‘inutile’ assise di Verona è che, almeno per ora, il ‘dopo Ruini’ si chiama ancora Ruini”. Interlocutorio Andrea Tornielli de IL GIORNALE: se questo è, “a detta di molti, l’ultimo grande discorso del presidente uscente della Cei”, alcuni prossimi avvenimenti, come la visita ‘ad limina’ dei vescovi italiani in Vaticano, fanno pensare che il porporato “dovrebbe rimanere in carica fino a maggio dell’anno prossimo”. Sempre sul MESSAGGERO, Bruno Forte considera il discorso di Benedetto XVI “una vera e propria ‘enciclica’ per la Chiesa italiana”, che indica la “meta ardua e possibile” di una Chiesa che vuol essere “alleata della persona umana”, “capace di offrire un modello concreto di comunione e di corresponsabilità davanti a Dio e al servizio dei più poveri e dei più deboli”. Una Chiesa, dunque, “a cui l’intera società italiana potrà guardare con amicizia, riconoscendovi l’interlocutrice desiderosa di dialogo e di collaborazione al servizio del bene di tutti” e “non un centro di potere o una roccaforte della conservazione”. È Ruini il “vincitore morale” secondo Marco Politi di REPUBBLICA, per cui “l’ala riformista, guidata dal card. Tettamanzi, che liquida i ‘teocon’ e propugna un’apertura al mondo senza profezie di sventura, ha avuto visibilità, ma non arriverà alla guida della Cei”. Il porporato avverte “l’urgenza di una formazione e di una dimensione missionaria dei fedeli, che abbia un ruolo di maggior rilievo rispetto a oggi” per Mimmo de Cillis del MANIFESTO, mentre su EUROPA Paola Binetti vede nell'”invito rivolto ai cristiani impegnati in politica”, il senso di “una nuova forma di collaborazione tra Chiesa e mondo politico”. Su AVVENIRE, invece, Lucetta Scaraffia spiega cosa fanno i cattolici italiani “sui quali Benedetto XVI fa tanto conto”. Sono “decine e decine di migliaia di persone coraggiose e generose” impegnate in “un gigantesco lavoro di ‘riparazione’ delle ferite che la società moderna e, più in generale, la vita, provoca nella società e negli esseri umani”. Infine, Francesco Ognibene evidenzia come “a Verona si sono raccolti i primi esiti tangibili del progetto culturale” e “da Verona quel progetto riparte per una seconda tappa ancora più necessaria, ma insieme più consapevolmente vissuta della prima”. Il cammino non sarà “confortevole”, “ma il clima che si è respirato nell’aula dell’assemblea – conclude Ognibene – dice di un mondo cattolico che a forza di misurarsi con sfide di crescente impegno si sta facendo le spalle più robuste”.

(21 ottobre 2006)