PORTOGALLO

È sempre “sì” alla vita

Aborto: la Chiesa ribadisce il suo “no” a fronte della proposta di referendum

Il Parlamento portoghese ha approvato giovedì scorso, 19 ottobre, la proposta di referendum sull’aborto. La domanda che sarà formulata ai cittadini, contenuta nell’ipotesi avanzata dal partito socialista, sarà: “Concorda con la depenalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza, se realizzata, per scelta della donna, nelle prime 10 settimane, in un istituto di salute legalmente autorizzato?”. Il presidente della Repubblica deve ora sottoporre tale proposta di referendum al Tribunale costituzionale (Tc), per una valutazione preventiva della sua legittimità e costituzionalità. Quest’ultimo ha a disposizione 25 giorni per emettere il proprio parere, dopo di che Cavaco Silva prenderà una decisione definitiva sull’effettuazione della consultazione, che dovrà svolgersi tra i 40 e i 180 giorni successivi. Nel frattempo, il cardinale-patriarca di Lisbona, JOSE’ POLICARPO, ha voluto ribadire in un comunicato uf­ficiale le sue recenti affermazioni, “non correttamente divulgate dai mezzi di comunicazione e da alcune forze politiche”, “con una chiarezza che non permetta interpretazioni ambigue o fuorvianti”. UN VALORE UNIVERSALE. “Avevo iniziato affermando che la dottrina della Chiesa in materia d’aborto non si è modificata e non cambierà mai; essa ritiene che dal momento del concepimento esista un essere umano, con la propria dignità e con il diritto di vivere ed essere protetto” rammenta il card. Policarpo ribadendo che “la condanna dell’aborto non è una questione religiosa, ma d’etica fondamentale, perché il diritto alla vita è un valore universale, un’esigenza della morale naturale. Non è solamente per il fatto d’essere cattolici che si è contro l’aborto: basta il rispetto della vita umana, e ciò rappresenta, in se stesso, un valore etico universale”. “Con tale affermazione – precisa il patriarca – non ho voluto negare la dimensione religiosa del problema: è evidente che il rispetto della vita è un’esigenza della morale cristiana, dato che esso è stabilito dal 5° comandamento Non uccidere , e violarlo è peccato grave”.ILLUMINARE LE COSCIENZE. Per il cardinale, “tutti i membri della Chiesa e tutti coloro che difendono la vita sono chiamati a partecipare ad un dibattito che illumini le coscienze. Ai laici compete organizzare e animare una campagna in senso metodologicamente concreto; il ruolo dei pastori è di appoggiarli, favorendo la riflessione interiore e individuale mediante la proclamazione della dottrina della Chiesa e annunciando il Vangelo della vita”. “Non ho fatto l’apologia dell’astensionismo – chiarisce il presule – ma ritengo che uno degli obiettivi da raggiungere nel dibattito dovrà essere, perlomeno, quello di instillare il dubbio in tanti che, senza aver approfondito il problema, sono orientati a rispondere favorevolmente alla proposta referendaria”.LE RAGIONI DEL NO. A seguito della decisione parlamentare, anche il Consiglio permanente della Conferenza episcopale portoghese ha emesso una nota ufficiale, nella quale invita i cattolici a votare “no”. “Noi vescovi – si legge nel documento -, non intendiamo fare una campagna di tipo politico, ma non possiamo astenerci dal fornire il nostro contributo volto ad illuminare le coscienze sulla dignità della vita umana, sin dal suo concepimento”. Di qui la decisione di spiegare “le ragioni per votare no e scegliere la vita”. “L’essere umano è del tutto presente sin dall’inizio della vita. Questa è oggi una certezza confermata dalla scienza” rilevano i presuli, pertanto, “l’aborto provocato” è “sempre una violenza eticamente ingiustificata contro l’essere umano”. ABORTO COME DIRITTO CIVILE? Per i vescovi, inoltre, “la legalizzazione non è la risoluzione adeguata a risolvere il dramma dell’aborto clandestino”, “tragedia sociale” da combattere tramite “una pianificazione equilibrata della fecondità, un deciso appoggio alle donne che si trovino in una situazione di difficile maternità, e la dissuasione di tutti coloro che sono coinvolti in questa pratica illegale, frequentemente con meri fini di lucro”. “Non si tratta” inoltre “di una pura depenalizzazione” chiariscono i vescovi, “ma piuttosto di una liberalizzazione legalizzata che crea un diritto civile”. “L’aborto – si legge ancora nella nota – non è un diritto della donna. Nessuno ha il diritto di decidere se un essere umano può vivere o no, nemmeno la madre che lo tiene in grembo”, e non è nemmeno “un problema politico, ma di diritti fondamentali. Il rispetto della vita è il principale fondamento dell’etica; questo principio è profondamente radicato nella nostra cultura. La funzione delle leggi è di promuovere la pratica di tale rispetto. L’approvazione della legge” sottoposta a referendum, “significherebbe la degenerazione della legge stessa. Si tratterebbe di un ulteriore caso in cui ciò che è legale non è morale”.