Esperienza che continua

DOPO VERONA

“Se questi comportamenti li mettiamo in atto quando si organizza per gli altri, perché non possiamo viverli abitualmente quando mettiamo mano ai problemi di casa nostra? Proviamoci”: con uno sguardo al futuro, pieno di “speranza”, il vescovo di Verona, mons. Flavio Roberto Carraro, dopo aver ringraziato i veronesi per la disponibilità e l’accoglienza dimostrata durante i giorni del IV Convegno ecclesiale, li invita a fare tesoro dell’esperienza vissuta a livello nazionale anche nella Chiesa locale. Intanto dalle diocesi italiane arrivano i primi bilanci e suggerimenti su come proseguire l’impegno pastorale sul territorio, cercando di rispondere alle esigenti sollecitazioni del Papa e del card. Ruini. Ma anche per portare nelle comunità locali il “respiro della speranza” che si è sentito durante l’incontro scaligero.

“Il lavoro vero comincia ora”. È quanto si legge nel contributo elaborato dalla diocesi di Venezia: “Inizia ora un lavoro per tutti noi, nel contesto odierno che mette in crisi la visione stessa di uomo, e nel quale tutti i cristiani sono chiamati a riconoscere i segni dell’opera dello Spirito e a divenire testimoni credibili di speranza”. Per la diocesi di Venezia, “a Verona si è lavorato sui temi e questioni della vita vera degli uomini e delle donne di oggi. Durante le cinque giornate c’è stata un’attenzione particolare a lasciare il giusto spazio al confronto ed è stato evidente lo sforzo per valorizzare i carismi e le competenze di tutti, accogliendo soprattutto il contributo di noi, laici, in piena collaborazione con i nostri vescovi, i presbiteri, i diaconi, le religiose e i religiosi. Questo stile di comunione e l’approccio antropologico nell’affrontare i temi sono elementi fecondi che, speriamo anche a Venezia, nella nostra realtà locale, potranno portare ricchi frutti nella testimonianza”.

Nel “mercato” della vita. “Il Convegno di Verona ci ha proprio fatto sperimentare che è bello essere cristiani e ci ha ricordato che questa esperienza di speranza non possiamo tenerla per noi stessi, ma dobbiamo testimoniarla a tutti, nella vita di ogni giorno, nel mercato della vita”, osserva mons. Giuseppe Guerrini, vescovo di Saluzzo. “È stata una bella esperienza” perché “è bello incontrarsi, sostenuti dalla stessa fede”. “È stato bello essere confermati nella speranza dal successore di Pietro che ci ha invitati a trovare nella forza mite che viene dall’unione con Cristo la capacità di rendere ragione della speranza”. E questo, sottolinea il presule, “dobbiamo farlo a tutto campo, sul piano del pensiero e dell’azione, dei comportamenti personali e della testimonianza pubblica”. Dobbiamo “rendere visibile il grande sì della fede”.

Le tre impressioni. Sono tre le impressioni “che sopravvivono in me, mentre si sta compiendo un’opera di decantazione” e “discernimento” afferma il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Giuseppe Zenti. Innanzitutto il “senso di liberazione da pesi opprimenti di autoreferenzialità”. “L’attenzione al mondo, così caotico e travagliato – spiega il presule – disincaglia la navigazione della Chiesa dal ripiegamento su di sé” perché essa “non ha come destinazione quella di essere al riparo, su un’isola felice. È per il mondo” bisognoso di salvezza. “Nel Convegno ha vinto la speranza – aggiunge mons. Zenti -. E il cristiano, cittadino della terra e cittadino del cielo, è chiamato ad essere in famiglia e nella società civile, come negli ambiti delle sue occupazioni feriali, testimone e profeta di futuro di speranza”.

A Verona si è sperimentata, inoltre, “una sovrana libertà espressiva. Da parte di tutti. Specialmente da parte dei laici che hanno dimostrato maturo senso di responsabilità nei confronti della Chiesa e nei confronti della società civile”. Per mons. Oscar Cantoni, vescovo di Crema , il Convegno di Verona è stato “una presa di coscienza comunitaria delle grandi e vivaci potenzialità che i cristiani posseggono per incidere positivamente a servizio del mondo attuale, luogo della loro naturale testimonianza”. “In un tempo in cui nell’ambiente umano sembrano essere venuti meno i valori di riferimento e non è facile dirsi le ragioni del vivere – prosegue – i cristiani, animati dalla speranza, possono e debbono dire al mondo i motivi fondamentali che danno senso e valore alla vita”.

Per continuare. Oggi, 27 ottobre, la seconda giornata del convegno pastorale della diocesi di Fabriano-Matelica sarà dedicata al “racconto dell’esperienza vissuta a Verona: dopo la presentazione delle “linee-guida” della Chiesa in Italia, il programma prevede un intervento di don Giuliano Nava sul cammino della Chiesa in Italia, attraverso i Convegni decennali, poi la testimonianza e il dialogo con i delegati diocesani a Verona, quindi le proposte del vescovo e le conclusioni.

(27 ottobre 2006)