Il caso delle foto dei soldati tedeschi in Afghanistan ha suscitato opposte valutazioni dai diversi quotidiani tedeschi. Così commenta la Frankfurter Allgemeine Zeitung (26/10): “ Lo sconcerto sulle foto è così grande anche perché esse sono incompatibili con l’immagine che i tedeschi e i loro politici hanno (vogliono avere) dell’esercito. La disponibilità limitata ad inviare truppe all’estero dipendeva dal presupposto implicito che i soldati tedeschi rimanessero cittadini esemplari in uniforme anche nelle aree di crisi del mondo, il cui esempio contagiasse anche gli altri combattenti. Ma la guerra e il confronto costante con la morte, la violenza e l’orrore hanno avuto effetto anche sui soldati. Ciò non può scusare perversità come quelle ora emerse. Ma non è una novità che al fronte le cose vadano diversamente rispetto quanto avviene in caserma o durante la formazione. Anche questo dovrà considerare il governo e il Bundestag, quando invieranno l’esercito per una cosiddetta missione di pace“. Sulla Süddeutsche Zeitung si legge: “ Se queste fotografie sconvolgono il mondo… il mondo è preparato a questo genere di foto… si sa che prima o poi ci saranno. Perché in Afghanistan, nonostante tutte le assicurazioni di tenore opposto, viene combattuta una guerra: e ogni guerra porta con sé orrori innumerevoli e smisurati“. […] “È comprensibile che i politici si arrabbino per gli abusi di soldati tedeschi. Devono fare il possibile per impedire simili accadimenti. Ma il vero e proprio confronto con le missioni all’estero dell’esercito non è ancora cominciato: perché la Germania voleva aiutare. Ma siamo incappati in una guerra“. “Rinforzare il ruolo dei Parlamenti in Europa” è il titolo dell’analisi politica di Patrick Martin-Genier, docente all’Università Jaen-Moulin di Lione, pubblicata sul quotidiano cattolico francese LA CROIX (25/10). Prendendo lo spunto dal “dibattito sulla creazione di una VI Repubblica in Francia, rilanciato” nei giorni scorsi, l’autore afferma “l’urgenza di rivalorizzare il ruolo del Parlamento” nei Paesi Ue “restituendo ad esso i mezzi per lavorare e per esercitare il proprio controllo sull’esecutivo”. Secondo lo studioso, “nei Paesi che circondano la Francia l’esecutivo concentra nelle proprie mani il massimo dei poteri”. “I poteri del primo ministro britannico – osserva – non hanno nulla da invidiare a quelli del presidente della repubblica francese”; in Gran Bretagna “l’esecutivo esercita pienamente la propria autorità con mano di ferro”. In Germania “la maggioranza assoluta conferisce al cancelliere un potere analogo” e “l’opposizione parlamentare non dispone di alcun margine di manovra”. Per “ rafforzare il ruolo dei Parlamenti attraverso i quali si gioca la rappresentatività della popolazione” sottolinea Martin-Genier, sarebbe auspicabile “ creare un autentico regime presidenziale sopprimendo il ruolo del primo ministro”, oppure “adottare il sistema proporzionale, facendo spazio a coalizioni più ampie e rappresentative della società”. I violenti scontri di piazza che hanno contrassegnato in Ungheria il 50° anniversario della rivolta del 23 ottobre1956 sono al centro dell’editoriale del quotidiano francese LE MONDE (25/10). Conseguenze dell’esasperazione per le misure adottate dall’esecutivo per rimettere in ordine i conti pubblici, ed in particolare per la scoperta che “il primo ministro Ferenc Gyurcsany aveva deliberatamente tenuto nascosto ai cittadini i sacrifici che li attendevano”, i disordini hanno “nutrito il conflitto in corso tra la sinistra al potere e la destra” rivelando “un’Ungheria fragile e lacerata, mentre l’Unione europea sperava di fare di questo polo di stabilità, che quest’anno aveva evitato l’alternanza politica frequente nell’Europa centrale”, un “ modello di rinnovamento democratico”. Bambino di quattro anni ai tempi della rivolta del’56, il primate ungherese e presidente del Ccee Peter Erdö, intervistato dal quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (26/10), afferma che “ nei confronti delle popolazioni sfruttate per 40 anni” dal regime comunista “vi è un debito pubblico in senso mortale. Un debito che non tutti gli occidentali vedono”. Di qui la richiesta di “ misericordia ” da parte dell’Ue. “ Non bisogna ragionare – ammonisce il presule – come se tutto fosse come in Occidente. Come può partecipare al libero mercato chi ha perso ogni mezzo di produzione oggi dovrebbe sostenere il confronto con i grandi gruppi internazionali? Sono questioni da affrontare con misericordia improntata alla solidarietà vicendevole”. “Non ci può essere vittoria in Iraq. L’unica possibilità è tra un’uscita onorevole e una fuga precipitosa”. Della necessità di “un ritiro negoziato” di Stati Uniti e Gran Bretagna dall’Iraq parla Patrick Seale sul quotidiano britannico THE GUARDIAN ( 24/10), anche se, precisa, “pochi politici a Washington e Londra sono già preparati ad accettare questa deprimente conclusione” e vi è “ancora chi crede che si possa ottenere qualche forma di vittoria”. “I fatti, invece, non perdonano” osserva Seale, convinto che “Usa e Regno Unito dovrebbero annunciare rapidamente la data del ritiro militare dall’Iraq” coinvolgendo “gli Stati vicini come Arabia Saudita, Giordania, Siria e Kuwait nella ricerca di un assestamento del Paese”.