I 60 anni dell’Istituto ecumenico di Bossey

“La libertà di Bossey consente alle persone di affrontare in modo aperto e costruttivo alcune delle questioni più dolorose con le quali le Chiese e le comunità si sono confrontate e ciò, ai nostri giorni, è davvero necessario”: il pastore Konrad Raiser, già segretario generale del Cec (Consiglio ecumenico delle Chiese), considera l’Istituto ecumenico di Bossey (Francia), che quest’anno compie 60 anni, “un luogo privilegiato nonostante le divisioni nella Chiesa e nella società” e “un centro internazionale unico nel suo genere per l’insegnamento, la formazione e il dialogo cristiani”. Creato nel 1946 dal primo segretario generale del Cec, il pastore Willem Visser’t Hooft, come “luogo di guarigione in un’Europa dilaniata dalla guerra”, e frequentato all’inizio da numerosi sopravvissuti ai campi di concentramento, da ex militari e da membri dei movimenti di resistenza, l’Istituto ha accolto in questi giorni una quarantina di giovani che rivestono incarichi di responsabilità nelle diverse Chiese. Provenienti da molti Paesi, e in possesso di un diploma di laurea, essi vi seguiranno un corso di formazione intensiva di cinque mesi nel quadro di un ciclo universitario di studi ecumenici. Bossey è infatti un’istituzione accademica riconosciuta, collegata all’Università di Ginevra. Per il pastore Tegwende Kinda, della Chiesa riformata del Burkina-Faso “l’opportunità che qui viene offerta può aiutare ad approfondire la mia cultura teologica e a rafforzare la concezione del dialogo che, in un Paese a maggioranza musulmana dove con troppa facilità si verificano malintesi tra la Chiesa e le altre religioni, è indispensabile”. “A Bossey gli studenti imparano 24 ore al giorno, ma la parte più importante della formazione ecumenica è la vita spirituale” afferma il direttore, padre Ioan Sauca, teologo ortodosso rumeno ed ex allievo dell’Istituto. Oltre all’insegnamento teorico ufficiale, infatti, gli studenti partecipano alla vita di preghiera comune. “Per me – conclude l’anglicana Anna Eltringham, -, qui i pregiudizi possono scomparire ed è possibile scoprire il senso dell’appartenenza al corpo di Cristo nel mondo”.