EMILIA ROMAGNA
Garante dell’infanzia e dell’adolescenza: la situazione in Regione
“La Regione, nel rispetto delle competenze degli enti locali, istituisce il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, al fine di assicurare la piena attuazione di tutti i diritti riconosciuti ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze presenti sul territorio regionale”. Così recita la legge regionale 9/2005: una norma tuttavia a cui a tutt’oggi non si è dato compimento, dato che in Emilia Romagna la figura del Garante è presente solo sulla carta.Difensore civico per i più piccoli. “Il Garante è una figura simile al difensore civico, rivolta però ai minori”. Così Margherita Govi, funzionaria del servizio politiche familiari, infanzia e adolescenza della Regione Emilia Romagna, al cui interno opera l’Osservatorio infanzia e adolescenza, definisce il Garante dell’infanzia e dell’adolescenza. Secondo Govi “il Garante, oltre ad avere una funzione di rappresentanza degli interessi dei più piccoli, riveste un ruolo importante nella promozione di una cultura amica dei bambini, segnalando i casi e le situazioni ambientali e sociali di diritti negati e sostenendo attività di supporto e formazione”. Un compito che oggi, tuttavia, non è assente, “perché non si può dire che, non essendoci questa figura, manchi la tutela dei diritti dei bambini”; piuttosto egli “può dare organicità a segnalazioni che oggi hanno una molteplicità di interlocutori, tra società civile e istituzioni, e favorire l’integrazione tra esse”.Offerte formative da mettere in rete. Interpretazione non condivisa da Giulio Carpi, presidente di Creativ, realtà che comprende cooperative e organizzazioni di volontariato impegnate nella formazione di educatori e nella gestione di progetti educativi per l’infanzia. “Il Garante che noi auspichiamo non dev’essere una figura burocratica come quella del difensore civico, ma qualcosa di più, capace di promuovere una cultura dell’infanzia, di vigilare non solo sul rispetto dei diritti dei minori, ma sul loro sviluppo”. Carpi lo paragona al ruolo paterno “che non solo si preoccupa di tutelare i figli, ma favorisce la loro crescita”. Per far ciò, è importante “il rapporto con le agenzie educative presenti sul territorio, permettendo l’ottimizzazione dei loro servizi grazie ad un’attività di rete”. Proprio la ricchezza di offerte formative fa sì che “in Emilia Romagna sottolinea Carpi la figura del Garante sia strategica; occorre dunque un impulso perché si arrivi al più presto alla sua nomina”. Partire dalle famiglie. Plaude a una “legge ottima, che investe vari campi importanti”, Ermes Rigon, presidente del Forum delle famiglie dell’Emilia Romagna. Egli richiama tuttavia la necessità di “dare un sostegno culturale alle famiglie della regione, affinché possano essere protagoniste in prima persona dell’opera formativa”. Il provvedimento, che, dopo essere stato approvato a fine legislatura “oggi, se non si tiene alta l’attenzione, rischia di cadere nel dimenticatoio”, “ha il pregio di far in modo che i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza possano aver voce nelle sedi istituzionali”, ma manca “della considerazione che la realtà minorile è naturalmente inserita in un contesto sociale che è la famiglia”, come dimostra anche l’elevata percentuale di minori assistiti dai servizi sociali per problematiche interne alle loro famiglie d’origine. Infine, precisa Rigon, “la legge dà un compito fondamentale al Garante: quello di vigilare sull’operato dei mezzi di comunicazione, segnalando le eventuali trasgressioni”.Un ruolo chiave anche per quanto riguarda l’educazione dei minori, come dimostra la cronaca recente, dove un ragazzo extracomunitario è stato accusato di violenza da una ragazzina che, dopo poco, ha confessato di essersi inventata tutto.”Questo dimostra come sia facile etichettare l’altro conclude Rigon e come anche i bambini vengano coinvolti in questa spirale, nella quale i mezzi di comunicazione sono spesso i primi responsabili, creando una mentalità superficiale e allarmistica”.SCHEDANel 2003 (ultimo dato disponibile), i minori assistiti dai servizi sociali in regione sono stati 45.561, pari al 7,79% della popolazione residente con meno di 18 anni. Circa 3 su 4 (75,32%) vengono seguiti esclusivamente per problematiche familiari, mentre l’11,84% accusa un disagio relazionale o scolastico; vengono poi, con percentuali molto minori, portatori di handicap fisici o psichici (4,98%) o con gravi patologie (0,67%), ragazzi con problemi di tossicodipendenza (0,13%) o coinvolti in procedure penali (1,73%), ragazze madri (0,34%), minori in stato di adottabilità (1,49%), abusati (0,78%) e, infine, stranieri non accompagnati o irregolari (2,71%). La condizione familiare registra soprattutto una precarietà economico-abitativa (50,69%), seguita da situazioni di grave conflittualità (13,79%) e problematiche socio-educative e relazionali (15,99%). (Fonte: Osservatorio infanzia e adolescenza e Regione Emilia Romagna, Crescere in Emilia Romagna. Primo rapporto sui servizi e sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza).a cura di Francesco Rossi(10 novembre 2006)