SARDEGNA
Garante dell’infanzia e dell’adolescenza: la situazione in Regione
La Sardegna presenta due lati differenti del rapporto Istituzioni-minori. Da un lato, una grande quantità di comunità, gruppi di assistenza, volontari che si occupano dei minori a rischio e non, sopperendo a carenze delle amministrazioni e/o avendo con esse rapporti più o meno diretti. Dall’altro una Regione complessa, con gravi carenze nella gestione delle attività riferite ai minori, laddove i centri di assistenza sociale sono oberati di lavoro, i due Tribunali dei minori (Cagliari e Sassari, di fresca istituzione) stentano ad espletare i carichi a cui sono sottoposti, e svolgono funzioni al limite, anche per la situazione di grave disagio giovanile che caratterizza oggi l’Isola, specie nella prospettiva del passaggio dall’età scolare al mondo del lavoro, che non c’è. Come non c’è il Garante per i minori: una proposta di legge per l'”Istituzione del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza”, n. 130 del 13 aprile 2005, giace immobile, senza neanche essere passata in Commissione. L’unica norma comparabile è la legge regionale 6 settembre 1983, n. 25 “Norme per l’assistenza familiare e per la tutela psico-affettiva dei minori nei presidi sanitari pubblici e privati convenzionati.”, ma è limitata a dette sfere di competenza.Rischi di sovrapposizione. Don Ettore Cannavera, cappellano del carcere minorile di Quartucciu (Cagliari) e responsabile della comunità di reinserimento “La collina”, considera fondamentale il ruolo del Tribunale dei minori come cardine per il rapporto tra istituzioni e mondo dei minori: “In Sardegna si è parlato di un Garante per i minori reclusi nel carcere minorile. Bisogna chiedersi se, parlando di Garante dei minori, non si rischi una sovrapposizione di compiti. Il Tribunale dei minori ha già l’ottica della tutela dei diritti dei minori, ma in Sardegna noi parliamo solo di tutela dei minori da parte giudiziaria.I Comuni dovrebbero avere tutti un servizio attento alle necessità dei minori. Prenda un minorenne straniero, che termina una pena: viene preso in tutela dal servizio sociale, che provvede a lui”. E’ importante, per don Cannavera, “anche che venga attuata la Carta di Treviso per i minori: non si possono dare informazioni su minori, e ancora di più su minori che hanno compiuto reati. L’informazione deve stare attenta a non dare elementi identificativi sui minori, soprattutto in una realtà come quella sarda, fatta di piccoli comuni dove tutti si conoscono”. Mediazione necessaria. Per Antonella Brusa, vice presidente della cooperativa sociale “Il sogno” di Sassari, legata alla famiglia Salesiana, con due case d’accoglienza, il Garante dovrebbe mettere in relazione “le istituzioni con le famiglie, facendo da mediatore. Le difficoltà dei minori sardi chiedono un maggior contatto con le famiglie, che noi favoriamo, ma serve più velocità dei servizi, più risposte, immediatezza di azione. Noi vorremmo norme che permettessero maggiore autonomia dei ragazzi, favorendone la crescita e l’inserimento in società”.La realtà sarda “vede una presenza dei minori a rischio molto elevata e le risposte sociali non sono adeguate. Anche se non sempre la risposta come la nostra è la più giusta, dovrebbe riattivarsi l’inserimento in famiglia, come tipo di affidamento, ma in Sardegna è un discorso molto lento da gestire”. I costi sociali delle comunità di assistenza sono molto alti. “Purtroppo aggiunge – si perde di vista sempre più l’aspetto familiare, ciò che vive il ragazzo: che deve avere un punto di riferimento fisso e non sempre è possibile il reinserimento nella famiglia d’origine, o perché inadeguata o perché proprio non è possibile”.Esigenze mutate. Suor Anna Cogoni, del Centro di Accoglienza San Giuseppe delle suore Vincenziane di Cagliari, pone l’attenzione sulla gravità delle situazioni che incontra: “Ci sono delle situazioni gravi dove i genitori non sono responsabili. Famiglie in gravi difficoltà, storie di abusi. E i figli hanno bisogno di tutela. Davanti al disagio profondo siamo noi che dobbiamo prendere l’iniziativa e le istituzioni spesso latitano o non sanno come interagire”. E’ auspicabile, per la religiosa, che anche in Sardegna si istituisca il Garante, che “si pone in una posizione di mediazione tra noi e la scuola, la famiglia, le istituzioni”. “Abbiamo bisogno aggiunge – di una figura che si faccia carico delle nostre istanze, a sostegno continuo dei minori, proprio perché noi dobbiamo lavorare con gli assistenti sociali, e spesso finiamo per non entrare nel giusto rapporto di collaborazione: il servizio sociale del Tribunale dei minori ha lunghi tempi burocratici, che possono anche non contemplare le nostre necessità e difficoltà, che sono le stesse dei minori”. E’ grave, poi, che “in Sardegna la legislazione regionale in materia sia ferma al 1983. Sono cambiate le problematiche di cui ci dobbiamo fare carico, sociali ed economiche, a partire dalla Chiesa. Le leggi devono essere aggiornate, ci sarebbe da mettersi insieme, ma non c’è un coordinamento vero e proprio, e anche tra noi ognuno, purtroppo, cura spesso solo il suo orticello”.a cura di Massimo Lavena(10 novembre 2006)