Luci ed ombre nell’analisi che emerge dal “Rapporto intermedio sui progressi compiuti nella realizzazione degli obiettivi fissati ai sensi del protocollo di Kyoto”, pubblicato settimana scorsa dalla Commissione europea. Secondo il documento, infatti, i quindici Stati membri che si sono impegnati nel periodo 2008-2012 a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra dell’8% rispetto al 1990 potrebbero raggiungere l’obiettivo (tra l’altro già nel 2010) a patto di una corretta e completa applicazione delle misure previste. Per sette Paesi (Austria, Belgio, Danimarca, Irlanda, Italia, Portogallo, Spagna), tuttavia, l’Esecutivo prevede fin da ora il “superamento del livello autorizzato” malgrado la sostanziale riduzione delle emissioni nel corso dell’ultimo biennio. Per l’Ue a Venticinque non vi sono “obiettivi collettivi” di riduzione delle quote di gas nocivi. Presentando il Rapporto – che invita le Autorità nazionali competenti ad “adottare piani più ambiziosi di allocazione per il sistema di scambio delle quote di emissioni” – il Commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas ha lanciato un appello ai “ritardatari” per “intensificare senza indugio gli sforzi per raggiungere gli obiettivi”.