PIEMONTE
Garante dell’infanzia e dell’adolescenza: la situazione in Regione
In Piemonte il Garante per l’infanzia e l’adolescenza non c’è. In compenso, ci sono due leggi, una consulta, un osservatorio e un piano annuale degli interventi. Insomma, in Piemonte le attività sui minori possono contare su una galassia di strumenti differenti, frutto di un processo iniziato nel 1989 (con la legge regionale 55) attraverso l’istituzione del “Consiglio regionale sui problemi dei minori”, proseguito nel 1991 con la Consulta giovanile e nel 1995, quando la legge regionale n. 16 (“Coordinamento e sostegno delle attività a favore dei giovani”) ha portato all’adozione della “Carta per la partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale”, approvata il 7 novembre 1990 dalla Sottocommissione della Gioventù del Consiglio d’Europa. Dal 2001, invece, è attivo l’Osservatorio regionale sull’infanzia e l’adolescenza, istituito presso l’assessorato regionale per le Politiche sociali.Attori in rete. “No-b, entra in scena il no-bullismo” è il titolo della rassegna teatrale che tra maggio e giugno ha presentato in diversi teatri di tutto il Piemonte una decina di spettacoli tematici, tutti dedicati al fenomeno del bullismo. Promossa dalla Regione Piemonte con l’obiettivo di sensibilizzare l’universo scuola su questo problema, è solo l’ultima iniziativa in ordine di tempo promossa dal Consiglio regionale sui problemi dei minori nei suoi 17 anni di vita: il progetto ha visto coinvolti 10mila ragazzi e ragazze delle scuole elementari e medie inferiori del Piemonte, con 38 rappresentazioni in 21 città.Ma è solo la punta dell’iceberg; dal 1989 a oggi sono molteplici le iniziative portate avanti grazie ai diversi strumenti adottati in Piemonte sul tema minori: nel 2005, ad esempio, si era organizzata una rassegna teatrale dedicata al tema dell’affido, negli anni precedenti erano stati indetti bandi per progetti portati avanti dagli enti locali, e anche grazie a queste iniziative intorno al Consiglio, che si riunisce almeno due volte l’anno, si è ormai costruita una rete di attori che vede coinvolti servizi sociali, autorità giudiziarie, province e, naturalmente, il mondo del volontariato.Si potrebbe fare di più. “Gli strumenti ci sono, ma sono di valenza settoriale”, richiama Luigi Lombardi, presidente del Forum regionale delle associazioni familiari. “In pratica prosegue si affronta il problema dei minori in una logica restrittiva, senza porre nel giusto risalto i contesti relazionali in cui questa fascia d’età si ritrova, a partire dalla famiglia. D’altronde lo stesso discorso si potrebbe ripetere anche per gli anziani, o per altre fasce deboli”. Per don Filippo Raimondi, fino a poco tempo fa coordinatore della Consulta regionale di pastorale giovanile, “l’insieme di questi strumenti rappresenta senza dubbio ricchezza, anche se in parte è ancora inutilizzata.Se l’obiettivo è quello di una politica concordata sui minori, la Regione dovrebbe prima discutere gli interventi con le realtà presenti sul territorio”; una prassi, quest’ultima, ancora poco diffusa: “Per l’applicazione della legge regionale sugli oratori prosegue don Raimondi siamo sempre stati regolarmente consultati, ma in molti altri casi questo dialogo è mancato. In realtà non sempre le parrocchie sono considerate un soggetto capace di una propria rilevanza culturale nell’educazione dei minori”. “È importante non dimenticare chi sono i veri destinatari di queste leggi e organi regionali – aggiunge Paolo Reineri, responsabile dell’Azione cattolica dei ragazzi di Torino -, e l’attenzione deve rimanere centrata prima di tutto sui bambini e sui ragazzi. L’auspicio è che siano loro a occuparsi in prima persona della propria Regione: non meritano di essere solo utenti dei servizi che associazioni e istituzioni offrono loro, ma devono trovare spazio per essere ascoltati sul serio”.SCHEDAQuasi quindici piemontesi su cento non hanno ancora compiuto i 18 anni d’età: il dato emerge dall’ultima elaborazione della Banca dati demografica evolutiva della Regione Piemonte, che al primo gennaio 2005 ha contato 613.377 minori in regione, di cui 298.428 femmine e 314.949 maschi, con un peso percentuale del 14,5% sulla popolazione piemontese (pari 4.213.294 abitanti). Gli adolescenti, con età compresa tra i 14 e i 17 anni, sono 136.913, mentre se si guarda alla fascia corrispondente alla scuola media inferiore (11-13) si arriva a quota 102.844; i bambini dai 6 ai 10 anni risultano essere 168.585, mentre gli under6 sono 205.035. Notevole il peso degli immigrati: a fine 2004 ne sono stati censiti 43.954, ci cui 22.686 maschi e 21.268 femmine. Dall’Osservatorio regionale per l’infanzia e l’adolescenza arrivano invece le cifre (relative al solo anno 2001) riguardanti i minori seguiti dai servizi sociali: in totale sono stati 924, di cui 677 in case famiglia e 247 in altri presidi; a inizio anno risultavano presenti nelle strutture 960 minori, nel corso del 2001 ne sono stati inseriti 798 e dimessi 835.a cura di Marco Ferrando(10 novembre 2006)