ECUMENISMO

Una giornata per Sibiu

Romania: ingresso nell’Ue e assemblea delle Chiese cristiane d’Europa

“L’unità tra i cristiani va promossa in ogni modo: con la preghiera, con il dialogo, con la cooperazione a partire dai temi della giustizia e della pace”. Così mons. JOHN A. RADANO , capoufficio del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, ha introdotto la “giornata di spiritualità ecumenica romena”, promossa lunedì 6 novembre, presso la sede della Pontificia università urbaniana, dall’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede, assieme al Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani e con l’alto patrocinio della Congregazione per le Chiese orientali. “Cercare l’unità dei cristiani – ha aggiunto mons. Rodano – significa rispondere alla preghiera di Cristo: ‘Che tutti siano uno'”. TRA SIBIU E UE. “Tre sono i grandi nemici dell’ecumenismo: il sospetto, l’apatia e l’impazienza”. Li ha indicati DIANA BUBENEK TURCONI , incaricato d’affari dell’ambasciata di Romania presso la Santa Sede, riprendendo un’espressione dell’arcivescovo di Westminster, card. Murphy-O’Connor. La ricetta per fugare questi rischi sta nel “conoscersi meglio”, “vivere l’ecumenismo nei piccoli gesti quotidiani” e “non lasciarsi scoraggiare se i risultati sperati non vengono raggiunti in tempi brevi”. La Romania nel 2007 vivrà due grandi momenti: l’assemblea ecumenica di Sibiu e l’ingresso nell’Unione europea. Sono occasioni “che mostrano un’apertura”: “Già nel ’99 – ha precisato Bubenek Turconi – la Romania fu il primo Paese a maggioranza ortodossa ad aprire le porte al Papa, mentre ora ospiterà oltre 3.000 delegati per l’assemblea ecumenica, segno di un modo aperto d’intendere il dialogo”. L’entrata nell’Ue, invece, “è attesa da tutta la popolazione come una necessità e un sollievo, soprattutto a livello economico”, ha sottolineato padre MIHAI FRATILA , rettore del Collegio pio romeno di Roma. “Per quanto riguarda, invece, l’integrazione dei valori – ha aggiunto -, essa avverrà in un secondo momento ed è auspicabile che sia un’integrazione reciproca tra la Romania e il resto dell’Unione”. ECUMENISMO SPIRITUALE. Per il prete ortodosso CONSTANTIN BALAUCA “la società europea ha bisogno di una Chiesa che possa dare risposta alle sue inquietudini, e solo una Chiesa cattolica, cioè universale, è in grado di indicare chiaramente il cammino del Vangelo: finché il problema della divisione non sarà superato, il cristiano non potrà darsi anima e corpo nella santificazione degli uomini”. Il sacerdote ha messo in evidenza come “la chiesa ortodossa romena abbia preso attivamente parte a questo dialogo per ricucire una ferita millenaria e voglia dare un contributo nella consapevolezza che ciò che l’uomo ha distrutto nel passato, cioè l’unità dei cristiani, oggi, con l’aiuto dello Spirito, si può ricomporre”. È tuttavia necessario che “l’ecumenismo scenda dai pulpiti per entrare nella vita di tutti i fedeli: fra teologia e vita – ha concluso – vi deve essere reciprocità”. Una riflessione condivisa da un altro sacerdote ortodosso presente alla giornata, GABRIEL IONITA , che ha ribadito l’importanza della preghiera nel cammino ecumenico, “indispensabile all’uomo come lo è l’acqua per i pesci”. “L’ecumenismo spirituale, la preghiera e la santificazione della vita – ha affermato – costituiscono il cuore del movimento ecumenico, così come ha ricordato anche papa Benedetto XVI a Colonia nell’agosto 2005”. L’IMPEGNO DEL PAPA. “Lavorare senza risparmio di energia per l’unificazione di tutti i seguaci di Cristo” è stato l’impegno d’inizio pontificato di Benedetto XVI, ha ricordato mons. ANTON LUCACI , direttore della sezione romena della Radio Vaticana. Un impegno assunto in linea con il suo predecessore, Giovanni Paolo II, che mise in campo “gesti concreti”. Si tratta, ha precisato Lucaci, di un impegno con uno scopo ben preciso, poche “non possiamo comunicare con il Signore se non comunichiamo tra di noi”: per questo è necessario partire assumendo “la grande lezione del perdono”. “La vera comunicazione avviene con l’ascolto”, ha rimarcato padre Fratila, e “la carità è la vita stessa del cristiano e la linea guida per il cammino ecumenico”, ha aggiunto, richiamando la prima enciclica di papa Benedetto XVI, “Deus caritas est”. Un documento che “ricorda il primato della testimonianza del cristiano” e “vuol suscitare un rinnovato dinamismo d’impegno nella risposta umana all’insegnamento divino”. “Benedetto XVI – ha concluso – nella sua prima enciclica traccia il cammino di ogni cristiano, che deve cercare di amare il prossimo con l’amore di Dio, e di vedere non con i propri occhi, ma con lo sguardo di Dio”.