Con una comunicazione congiunta inviata il 9 novembre, il presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), card. Karl Lehmann e il presidente del Consiglio della Chiesa evangelica tedesca (Ekd) hanno rivolto un appello ai ministri degli Interni e ai senatori degli Interni dei Länder, chiamati a decidere tra il 16 e il 17 novembre sulla regolamentazione del diritto di permanenza per i quasi 200.000 stranieri in Germania senza uno status particolare che ne legittimi la presenza. Molti di questi sono rifugiati provenienti dall’Afghanistan, dalla Palestina o dal Kosovo e vivono ormai da anni in Germania. Le loro richieste di asilo sono state respinte ma per emergenze a livello personale o umanitario il rimpatrio nei Paesi di provenienza è impossibile. Queste persone possono rimanere in Germania come persone tollerate in virtù di permessi di durata circoscritta a pochi mesi. Nella comunicazione i due capi delle Chiese tedesche esprimono soddisfazione per la probabilità di raggiungere un accordo su un diritto di permanenza per coloro che vivono in questo stato da molti anni, pur sottolineando che “alcune proposte palesano ancora problemi gravi da un punto di vista umanitario”. Essi ammoniscono i responsabili a tener conto “non solo dei legittimi interessi di Stato e società, ma anche delle situazioni esistenziali delle persone coinvolte. La disciplina sul diritto di permanenza deve portare vantaggio alle persone che non sono responsabili del fatto di non poter lasciare la Germania”. Pertanto, le Chiese sostengono espressamente le proposte che prevedono l’assegnazione di un permesso di soggiorno con un accesso illimitato al mercato del lavoro “in prova”, considerando anche soluzioni eccezionali in caso di persone disabili, malate e traumatizzate. Secondo Lehmann e Huber, i criteri di esclusione “devono rispondere al principio della proporzionalità”; essi condannano pertanto le ipotesi di escludere a priori dal diritto di permanenza i cittadini di taluni Stati – quali l’Iraq – per timore del terrorismo: “Per combattere il terrorismo”, obiettano, “il diritto tedesco offre altri e più idonei strumenti rispetto ad un sospetto indifferenziato di interi gruppi di persone”. In particolare, le Chiese guardano con preoccupazione ai progetti di privare intere famiglie del permesso di soggiorno permanente a causa di mancanze da parte di un genitori: “In questo caso occorre considerare come prioritario il bene dei bambini”.