ALBANIA
Solidarietà, gemellaggi ed Europa
“L’Albania guarda all’Europa e, benché paese a maggioranza musulmana, considera importante e significativa la presenza della Chiesa cattolica di cui apprezza la testimonianza mostrata sotto il comunismo e la carità rivolta a tutti nei recenti anni delle guerre etniche”: lo dice mons. GORG FRENDO , vescovo ausiliare di Tirana, che ha fatto al Sir una panoramica della situazione del Paese dopo i lavori della Conferenza episcopale albanese, che si sono occupati soprattutto della revisione delle commissioni pastorali. GLI AIUTI DELLE ALTRE CHIESE EUROPEE SORELLE . “L’Albania desidera aprirsi all’Europa e la Chiesa contribuisce a questo cammino, grazie ai contatti tra le diocesi di varie nazioni e tra i gruppi e le associazioni, che vengono nella nostra nazione per conoscere la popolazione e la cultura albanese”: è il pensiero di mons. Gorg Frendo, vescovo ausiliare di Tirana, dove collabora con il vescovo titolare mons. Rrok Mirdita, che è stato nominato nel maggio 2006 presidente della Conferenza episcopale albanese. “I contatti con le Chiese diocesane di altri Paesi sono molto positivi: ad esempio, venerdì 10 e sabato 11 novembre è stato in Albania il card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, in occasione dei festeggiamenti per il decimo anniversario della costituzione della diocesi di Rreshen. La Chiesa bolognese ha donato alla comunità di Rreshen la cattedrale come ‘segno’ del congresso eucaristico nazionale del 1997, così che essa è stata dedicata a ‘Gesù Cristo unico Salvatore del mondo’. In questo modo si è stabilito un rapporto di amicizia e collaborazione e sabato 11 il card. Caffarra ha reso visibile questa amicizia celebrando la messa con il vescovo locale mons. Cristoforo Palmieri. Anche nella diocesi di Tirana registriamo – prosegue mons. Frendo – questo tipo di contatti con la presenza da qualche tempo di un prete fidei-donum italiano oltre che di altri missionari e volontari”. PRESENZE DI GIOVANI E VOLONTARI . “Le comunità cristiane ma anche la società civile apprezzano molto la presenza di gruppi di volontari delle Caritas, di giovani, scout o membri di associazioni laicali di vari paesi europei, che vengono in Albania per periodi di lavoro o di collaborazione pastorale e di animazione giovanile”, aggiunge mons. Frendo. “Si tratta di esperienze positive che aprono nuove prospettive di amicizia e contatto tra comunità cristiane e non”. Mons. Frendo sottolinea che anche il dialogo interreligioso in Albania mostra elementi di crescita: “I rapporti con i musulmani, la maggioranza della popolazione, sono buoni, a conferma di quanto disse Giovanni Paolo II nell’aprile 1993 quando venne nel nostro Paese, cioè che l’Albania rappresenta un esempio anche per altri Paesi di come sia possibile la coesistenza pacifica tra fedeli di diverse religioni”. PER UNA POLITICA “PIÙ EUROPEA”. Sul versante politico, “l’Albania sta diventando più stabile. La lotta contro la corruzione è stata presa seriamente dal governo in carica. Si sta lavorando per aprire la nazione alla presenza di aziende straniere che possano portare lavoro e sviluppo e per il potenziamento delle infrastrutture: basti pensare agli sforzi per potenziare la rete elettrica”. Sta diminuendo anche il fenomeno dell’emigrazione, “specie quella clandestina che viene tenuta sotto controllo maggiormente dalle autorità, tramite l’adozione di misure molto rigide per scoraggiarla. Ad esempio, sembra che ci siano sistemi in grado di scoraggiare la maggior parte degli scafisti dal proseguire nei loro viaggi verso le coste dei Paesi vicini”. Resta aperto tutto il processo che dovrebbe condurre anche l’Albania, così come altri Paesi dell’Europa dell’Est, ad aderire all’Unione europea. “Sarebbe un traguardo positivo – dice il vescovo – anche se probabilmente ci vorranno ancora anni prima che possa essere raggiunto”. SENZA SOSTEGNI, FUTURO NON FACILE. La Chiesa albanese conta su sei diocesi, alcune centinaia di preti e religiosi e altrettante religiose, oltre a un discreto numero di catechisti e collaboratori parrocchiali. “Siamo un po’ preoccupati sia per l’aspetto pastorale, con le vocazioni che non bastano, in prospettiva, a sostenere il carico pastorale futuro; sia anche per la necessità di aiuti finanziari che le nostre chiese evidenziano. Tra l’altro, entro pochi anni verranno meno gli aiuti finora concessi da Propaganda Fide. Le risorse verranno dirette a realtà ancora più bisognose della nostra e quindi ci troveremo di fronte a problemi organizzativi e finanziari, dovendo mandare avanti chiese, centri pastorali, centri educativi e socio-sanitari: bisogna tenere conto che la Chiesa albanese è povera e non ha beni e quindi potrebbe avere difficoltà a mandare avanti in futuro diverse delle sue opere, a meno che non intervengano dei sostegni. E’ certo che comunque avremo bisogno ancora per un po’ di tempo della presenza di missionari e missionarie provenienti da Paesi vicini”.