VISITA “AD LIMINA”
Limina apostolorum sono, secondo un tradizionale linguaggio ecclesiastico, le “memorie degli apostoli” ossia i luoghi sacri di Roma, dove sono custoditi e venerati i sepolcri degli apostoli Pietro e Paolo, i Padri Santi per i quali Roma è il centro dell’unità cattolica e sede della Cattedra di Pietro, nella quale tutti i fedeli e, con loro, i vescovi – sia come singoli, sia stretti tra loro da vincoli collegiali – trovano il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità della fede e della comunione.
La visita a queste memorie apostoliche (in latino chiamata visitatio liminum , oppure ad limina apostolorum ) è testimoniata sin dal II secolo in forma costante sicché nel IV secolo il pellegrinaggio a Roma è ritenuta la principale forma di pellegrinaggio nell’Occidente, parallelo e convergente, nella sua idea religiosa, con quello verso Gerusalemme, nell’Oriente, che custodiva il sepolcro del Signore.
Ciò continua ancora oggi, come tutti hanno avuto modo di costatare specialmente durante il Grande Giubileo del 2000. Nel caso dei vescovi, poi, a questa visita si riconosce, in particolari circostanze, un significato tutto speciale sicché essa è intesa come una manifestazione e insieme un mezzo di comunione tra i vescovi e la Cattedra di Pietro . È questa la sintetica descrizione che della visita ad limina ha dato Giovanni Paolo II nella Pastores Gregis . Il n. 57 di questa esortazione apostolica (firmata il 16 ottobre 2003) è interamente dedicato ad essa e riprende, riassumendoli, i documenti precedenti, in particolare la costituzione apostolica Pastor Bonus del 1988. Ad esso s’ispira pure il Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi pubblicato nel 2004 dalla Congregazione per i vescovi.
Giovanni Paolo II, nell’ Angelus del 9 settembre 1979, spiegava così il senso della visita ad limina: “Attraverso la loro visita alla Sede degli apostoli [i vescovi] esprimono il legame con Pietro, che unisce la Chiesa su tutta la terra. Venendo a Roma ogni cinque anni, portano qui, in un certo senso, tutte le Chiese, cioè le diocesi che, tramite il loro ministero episcopale e nello stesso tempo tramite l’unione con la Sede di Pietro, si mantengono nella comunità cattolica della Chiesa universale. Insieme alla loro visita alla Sede apostolica i vescovi portano a Roma anche le notizie sulla vita delle Chiese di cui sono i pastori, sul progresso dell’opera di evangelizzazione, sulle gioie e le difficoltà degli uomini e dei popoli tra i quali essi compiono la loro missione”.
Più in concreto, i classici momenti della visita ad limina sono: a) l’ omaggio alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo . Questo primo momento è indicativo del fatto che non si tratta di una visita protocollare, o di un fatto amministrativo ma di un vero “pellegrinaggio” col quale ci si riferisce a quell’unica fede, che fu testimoniata dal martirio di Pietro e di Paolo; b) l’incontro col Successore di Pietro . Anche qui si va oltre il semplice scambio d’informazioni per significare l’affermazione e il consolidamento della collegialità episcopale. Il dovere della collaborazione di tutti i vescovi con il Successore di Pietro è fondato sulla loro comunione cum Petro et sub Petro . L’esortazione Pastores gregis afferma esplicitamente che proprio a motivo di ciò la visita ad limina è diretta al bene della Chiesa intera e quindi di ogni Chiesa particolare; c) un ultimo aspetto della visita è l’incontro coi responsabili dei dicasteri della Curia romana perché i vescovi abbiano accesso diretto alle loro rispettive competenze e siano così introdotti ai molteplici aspetti della comune sollecitudine pastorale.
I vescovi italiani si sono preparati da tempo a vivere, sia personalmente sia collettivamente radunati in distinte “Regioni ecclesiastiche”, questo incontro col Papa. È pur vero che, avendo nel vescovo di Roma il loro “Primate”, (e pure per ragioni geografiche) essi hanno più degli altri la possibilità d’incontrarlo, non solo personalmente ma anche congiunti nella Conferenza episcopale nazionale. Questo è già accaduto più volte anche con Benedetto XVI; più recentemente a Verona, nello scorso mese di ottobre. Ciò, però, non muta il valore teologico, spirituale e pastorale di questo evento.
I vescovi hanno, perciò, messo a punto e inviato apposite e dettagliate relazioni sullo stato delle diocesi. Queste, come hanno già permesso di fare il “punto della situazione”, così saranno principale punto di riferimento per lo scambio di pareri in vista dell’incremento dell’azione ecclesiale. A questo la segreteria della Cei ha dato un importante contributo col fornire ai vescovi delle schede utili a rilevare la situazione sociale e religiosa del Paese. Allo scopo, inoltre, di meglio mostrare la dimensione teologica e spirituale del momento, la stessa segreteria generale della Cei ha pure disposto un apposito “Sussidio” per le celebrazioni liturgiche, utile anche per altri pellegrinaggi nella città di Roma.
Perché, da ultimo, si comprendesse ancora di più il valore ecclesiale della visita ad limina è incoraggiata la partecipazione, almeno in rappresentanza, sia al pellegrinaggio, sia alle celebrazioni liturgiche di sacerdoti e fedeli delle Chiese particolari di volta in volta interessate. Anche così la visita ad limina apparirà quale momento espressivo non soltanto della comunione dei Vescovi intorno al Vescovo di Roma e fra loro, ma pure della consonanza delle Chiese con la Chiesa di Roma la quale, secondo una notissima e ripetuta frase di S.Ignazio d’Antiochia, presiede alla comunione universale della carità.
Marcello Semeraro
vescovo di Albano
(17 novembre 2006)