FISC: 40 ANNI
“Grazie per il servizio che, con le vostre testate giornalistiche, rendete all’edificazione della «civiltà dell’amore»… Non scoraggiatevi, carissimi, per le difficoltà che incontrate. Proseguite con impegno ad annunciare il Vangelo della verità e della speranza da quei singolari «pulpiti» che sono i vostri settimanali diocesani, restando sempre aperti alle ampie prospettive della Chiesa universale”.
Sono passati quasi due anni dall’Udienza che Giovanni Paolo II concesse ai partecipanti all’assemblea della Federazione italiana dei settimanali cattolici. Due anni nei quali quelle parole hanno fatto compagnia, specie nei momenti in cui le difficoltà si sono fatte sentire con più forza. Il Papa, segnato nel corpo, non rinunciava a richiamare “il contributo quanto mai prezioso anche oggi sul piano sia pastorale che culturale e sociale”, offerto dai giornalisti cattolici.
Un servizio non scontato, per cui Giovanni Paolo II ribadiva anche la condizione per portare frutto: “Abbiate cura che non manchi a voi per primi il necessario alimento spirituale della preghiera e di un’intensa vita sacramentale; preoccupatevi, inoltre, di arricchire la vostra formazione sia etica che culturale…”.
Sono richiami che, nel 40° di fondazione, offrono materiale per un esame di coscienza che, per essere puntuale, deve recuperare quanto lo stesso Papa diceva ricevendo i partecipanti alla settima assemblea nazionale, il 2 dicembre del 1983. In quell’occasione, chiedeva loro “serenità e spiccato orientamento critico” per “una ponderata valutazione” degli avvenimenti; “dedizione quotidiana, allenamento al sacrificio, applicazione attenta e severa”, arrivando a chiamare “opera sacerdotale” la professione del giornalista, per la sua “grandezza”.
Che giornale aveva dunque in testa Giovanni Paolo II? Lo si desume dalle sue stesse parole: “Uno strumento prezioso per alimentare costantemente nel popolo di Dio il «sensus Ecclesiae»”, includendovi sia “il senso della Chiesa particolare” che quello della “Chiesa universale”. Non solo: il Papa avvertiva che non si trattava di fare dei giornali di informazione ecclesiale, ma giornali ecclesiali di informazione generale: “Il settimanale cattolico è destinato ad essere eco attenta e amorosa della realtà, da cui emana e a cui si rivolge”.
Accanto al compito informativo, quello formativo. Già Paolo VI, nel luglio del 1977, rivolgendosi a sua volta ai rappresentanti di “questa nostra stampa, che forse a torto è stata giudicata «minore»”, ricordava come “il settimanale cattolico dovrà tener fede a quella funzione formativa, che propriamente risponde alla sua finalità. Essere maestri di vita…” prima li aveva chiamati “profeti” voci che “aiutano a pensare, servono a destare e ad acuire innate capacità e, soprattutto, tendono a migliorare il comportamento, ad educare mente e cuore, rientrando così in quel processo pedagogico che è tanta parte della missione della Chiesa”.
Voci, diceva Montini, specificando “di una gente viva”, che “segue, percepisce, raccoglie, interpreta le istanze e le vicende della vita vissuta, con un particolare interesse per quella dei semplici e degli umili: di quelli che forse non hanno voce…”. A ben vedere, si potrebbero tracciare – se non una storia della Federazione – almeno i suoi riferimenti di fondo semplicemente riprendendo in mano le parole dei Papi.
In attesa di quelle che sabato 25 dirà Benedetto XVI, la Fisc si ritrova in assemblea straordinaria per quel “rafforzamento dei vincoli federativi” che come auspicava Giovanni Paolo II oltre vent’anni fa “confermi e avvalori la tensione ai comuni ideali e incrementi la vitalità di ciascuno dei vostri, dei nostri settimanali cattolici”. E non era, in fondo, quello che fin dalla costituzione della Fisc si augurava anche Paolo VI, quando salutava positivamente la nuova “figura organizzativa”, affinché “ne sia più concorde la voce, più ricco il contenuto, più moderna la forma, più esteso il benefico influsso”?
Ivan Maffeis
direttore “Vita Trentina” – Trento
(17 novembre 2006)