“VISITA AD LIMINA”
Cominciano il 20 novembre, le visite “ad limina apostolorum” dei vescovi italiani. Si tratta di una tradizione antichissima – regolata nei secoli da appositi documenti – che vede i vescovi di tutto il mondo recarsi ogni cinque anni in Vaticano per fare il punto sulla fede e sulla religiosità nel proprio Paese. Le visite servono, altresì, al Papa per avere informazioni sulle singole diocesi, sui problemi, le iniziative, le difficoltà e l’evangelizzazione. Nei prossimi mesi, dunque, i vescovi delle 16 Regioni ecclesiastiche italiane saranno impegnati, in base alla suddivisione del territorio ecclesiastico, nel loro “pellegrinaggio” presso la Santa Sede. Primi ad essere ricevuti i vescovi dell’Abruzzo-Molise, dal 20 al 25 novembre. Ma quali le ragioni delle visite “ad limina apostolorum”? E quale il loro sviluppo storico.
Da Pietro e Paolo ad oggi. La ragione delle visite “ad limina apostolorum” si trova nella lettera di San Paolo ai Galati, quando l’apostolo racconta della sua permanenza presso Pietro per 15 giorni, durante i quali fecero il punto sulla diffusione della fede. Quello può essere considerato il primo incontro di aiuto reciproco e di confronto su tematiche particolari.
Circa il termine “visite ad limina apostolorum”: nei primi secoli della storia della Chiesa, le tombe degli apostoli Pietro e Paolo vennero definite, nel linguaggio canonico, “limina apostolorum”; per questo, si chiamarono visite “ad limina” i pellegrinaggi che avevano come meta quelle stesse tombe e, più precisamente, le visite che i vescovi dovevano fare a Roma a determinati intervalli, secondo l’obbligo imposto nel 743 da Papa San Zaccaria.
Inserito nel Decreto di Graziano, tale obbligo venne riconfermato successivamente da Sisto V con la costituzione Romanus Pontifex del 20 dicembre 1585, che diede a tali visite cadenza triennale, e da Benedetto XIV con la costituzione Quod sancta del 23 novembre 1740. Con il decreto della Congregazione concistoriale A remotissima del 31 dicembre 1909 (can.IV, 2), recepito nel vecchio Codice di diritto canonico (can.341), le visite “ad limina apostolorum”, a cui sono tenuti non solo i vescovi diocesani, ma anche rutti i soggetti ad essi equiparati (ovvero prelati e abati territoriali, amministratori e vicari apostolici, nonché i prelati di una circoscrizione ecclesiastica personale per il rito o altri motivi, come gli Ordinari militari o castrensi), furono portate a cadenza quinquennale o decennale per gli Ordinari delle sedi extraeuropee, facoltà quest’ultima non più contemplata dal vigente Codice (can.400).
Tutto ciò che concerne le visite “ad limina” e la loro cadenza quinquennale è stato ulteriormente riordinato dalla Congregazione per i vescovi con il decreto Ad Romanam Ecclesiam del 29 giugno 1975, in base al quale le zone per i quinquenni sono state ridistribuite.
Nel Codice di diritto canonico del 1983 le visite “ad limina apostolorum” sono prescritte da due canoni: 399 e 400. Dopo la Costituzione Pastor Bonus del 1988, le visite consistono, diversamente da quanto prevede il can. 400 §1, in tre momenti principali: “Il pellegrinaggio ai sepolcri dei principi degli Apostoli, l’incontro con il Sommo Pontefice e i colloqui presso i dicasteri della Curia romana”. Sempre nel 1988, con la pubblicazione del Direttorio per la visita “ad limina” , è stato istituito in seno alla Congregazione dei vescovi l’Ufficio di coordinamento delle visite “ad limina”.
Nel 2003, Giovanni Paolo II ha dato una sintetica descrizione della visita ad limina nella Pastores Gregis . Il n. 57 di questa esortazione apostolica è interamente dedicato a essa e riprende, riassumendoli, i documenti precedenti, in particolare la costituzione apostolica Pastor Bonus del 1988. Ad esso s’ispira pure il Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi pubblicato nel 2004 dalla Congregazione per i Vescovi.
Il senso delle visite. Le visite “ad limina” – viene spiegato nel Direttorio della Congregazione dei vescovi, pubblicato nel 1988 – non sono un “semplice atto giuridico-amministrativo consistente nell’assolvimento di un obbligo rituale, protocollare e giuridico”. Esse portano un “arricchimento di esperienze” al ministero del Papa e al suo “servizio di illuminare i gravi problemi della Chiesa e del mondo”, diversi a seconda dei “luoghi, dei tempi e delle culture”.
Giovanni Paolo II, parlando all’assemblea straordinaria dei vescovi italiani il 26 febbraio 1986, disse di “annettere grande importanza” alle visite “ad limina”: “Esse costituiscono un’occasione privilegiata di comunione pastorale: il dialogo pastorale con ciascuno di voi mi consente di partecipare alle ansie e alle speranze che si vivono nelle Chiese da voi guidate in atteggiamento di ascolto per i suggerimenti dello Spirito”.
Concetti ribaditi da Benedetto XVI, nell’intervista concessa in lingua tedesca, il 5 agosto 2006, a tre testate televisive tedesche e alla Radio Vaticana, in preparazione al viaggio apostolico in Germania: “Le visite ad limina , che ci sono sempre state, vengono ora valorizzate molto di più, per parlare veramente con tutte le istanze della Santa Sede e anche con me. Io parlo personalmente con ogni singolo vescovo. […] In questi incontri, in cui appunto centro e periferia si incontrano in uno scambio franco, cresce il corretto rapporto reciproco in una tensione equilibrata”.
(17 novembre 2006)