FEDE E CULTURA
Cristianesimo e futuro dell’Europa in un incontro a Bruxelles
“Il bene comune riguarda ogni persona e può permettersi di chiedere dei sacrifici: tutto ruota intorno al principio di responsabilità”. Così mons. ADRIANUS VAN LUYN, vescovo di Rotterdam e presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), intervenuto nei giorni scorsi a Bruxelles ad una tavola rotonda su “La fede cristiana e il futuro dell’Europa”. Promosso dall’Ufficio cattolico di informazione e iniziative per l’Europa (Ocipe) e da Espaces, spiritualità, culture e società in Europa, con la collaborazione della Comece, l’incontro si è svolto presso l’auditorium della rappresentanza del Land di Baviera. il desiderio delle origini. “All’origine dell’Unione europea vi era un desiderio di pace, riconciliazione, solidarietà e dialogo; valori che si trovano anche nella Bibbia” ha rammentato mons. JOZEF DE KESEL, vescovo ausiliare di Bruxelles e moderatore della tavola rotonda, sottolineando il contributo dei cristiani alla costruzione dell’Europa. “Anche la politica bavarese – ha aggiunto il padrone di casa ALOÏS GLÜCK, presidente della Camera del Land di Baviera, – si interroga sull’identità dell’Europa e si chiede: quali valori trasmettiamo?”. “Questa Europa ha bisogno di un’identità – ha detto – ma si incontrano forti opposizioni quando si parla di religione”. Citando due recenti pubblicazioni sulla situazione della Chiesa cattolica tedesca, Gluck ha tuttavia rimarcato che “è in aumento la possibilità di parlare della Chiesa”. SUSSIDIARIETÁ E SOLIDARIETÁ . Descrivendo l’attività della Comece, mons. Van Luyn ha evidenziato, innanzitutto, che essa segue il processo e le politiche dell’Unione europea misurandoli “con il metro del magistero sociale della Chiesa” sostenuto da “due importanti pilastri: la dignità dell’uomo e il bene comune”. Secondo il presidente Comece, “la dignità della persona umana non si può mettere in discussione: si tratta di un principio universale che ha cittadinanza mondiale” e riguarda” senza eccezioni ogni uomo”. Quanto al bene comune, “riguarda tutti e si può permettere di chiedere sacrifici: esso ruota intorno al principio di responsabilità”. Su questi due principi pilastro, rimarca mons. Van Luyn, si possono posare due capitelli: “la sussidiarietà e la solidarietà”. Nel primo caso, spiega, si tratta di “un diritto e di un dovere di partecipazione, nel secondo di un’attitudine a moderare i propri interessi personali”. LE RISPOSTE DELLA CHIESA. Per l’olandese MARIA MARTENS, parlamentare europea, “la politica non è più abituata a trattare con la religione”, eppure “i politici non possono negare che la fede sia importante per molte persone. Un’inchiesta dimostra che il 70% della popolazione ha un’esperienza religiosa” e “le comunità religiose, offrendo spesso prima della politica risposte ai problemi della società, danno alla vita di quest’ultima un contributo innegabile”. Martens auspica “collaborazione tra Chiesa e Stato per la società” poiché, rimarca in linea con il pensiero di mons. Van Luyn, “la democrazia richiede un orientamento verso il bene comune, la giustizia e la dignità umana”, temi sui quali la Chiesa è chiamata ad impegnarsi, così come “sul dialogo interreligioso”, al fine di “dare un cuore e un’anima all’Unione europea”. SCONFITTA LA “CECITÁ RELIGIOSA”. “Nonostante si riscontrino alcune somiglianze tra il programma del Partito popolare europeo e l’insegnamento sociale della Chiesa, nell’Unione europea l’etica cristiana viene avversata” ha osservato THOMAS JANSEN, già collaboratore di diversi presidenti della Commissione europea per le questioni dei rapporti con le religioni. Soffermandosi sull’influenza dei valori cristiani sul processo di creazione dell’Ue, “la pace tra gli Stati – ha annotato Jansen – era necessaria per il loro sviluppo dopo la seconda guerra mondiale. Vi si ritrovavano egualmente ideali come la giustizia, la solidarietà e la libertà. Nonostante ciò la religione non è stata del tutto accettata nell’Unione europea” ancorché, a suo giudizio, “la cecità religiosa a partire dagli anni ’90 è stata più o meno sconfitta” e “in questi ultimi anni cristiani di diversi Paesi europei si sono spesso uniti per intraprendere azioni comuni”. Nel dibattito con il pubblico sono emerse questioni come il discorso del Papa a Ratisbona, il declino sociale e il profitto economico del continente, il ruolo dei nuovi Paesi membri, l’Ue di fronte all’immigrazione. Un appello ai cristiani “a non avere timore dell’Europa” è stato lanciato, a conclusione dell’incontro, dal vescovo De Kesel. “Insieme – ha affermato – possiamo lottare per un’Europa migliore, più giusta e fraterna”.