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Attori e spettatori

Europei di fronte all’Islam alla vigilia del Papa in Turchia

L’Islam costituisce una delle preoccupazioni di molti occidentali, credenti o meno, non tanto per il relativo successo del suo messaggio spirituale, sono pochi i battezzati che lo abbracciano, quanto per il dinamismo di conquista e per la sacralizzazione della violenza, che alcuni giustificano con il Corano, e per il progetto globale di società di cui è portatore e che comporta certe applicazioni che non lasciano tranquilli. Molti si chiedono se l’Islam, soprattutto per l’immigrazione ed una natalità superiore alla media, non stia invadendo poco a poco l’Europa per trasformarla in “terra d’Islam”, poiché ovunque si stabilisca, l’Islam si considera in terra musulmana.Un tempo “incontravamo dei musulmani, adesso incontriamo l’Islam”. Questa frase illustra bene il problema. Con le prime grandi ondate migratorie di magrebini, africani e turchi, fin dagli anni ’50, la pastorale sociale della Chiesa aveva a che fare con lavoratori che venivano da celibi, per un periodo limitato, e che non facevano molto caso, o non ne facevano affatto, alla loro religione. In seguito si è assistito allo stabilirsi in tutta Europa di una religione, oggi la seconda per numero, con proprie tradizioni, dottrina (poligamia, ramadan, velo) e rivendicazioni. É necessario prenderne atto ed entrare in dialogo con i credenti dell’Islam. Gli Europei non hanno bisogno di trascorrere anni in Medio Oriente o in Asia, per incontrare l’Islam, perché si trova già a casa loro. E se i musulmani si stabiliscono in Europa, è per rimanervi, anche se la situazione nel loro Paese d’origine migliora. Al contrario, i nostri emigrati nei Paesi arabi rientrano dopo aver accumulato un congruo capitale. Vale la pena notare che i cristiani orientali all’estero sono molto più numerosi di quelli rimasti in Oriente. Paradossalmente, per autodifesa e ricerca d’identità, l’emigrazione musulmana, portatrice di sua propria cultura, è allergica all’integrazione e può portare all’eccesso fondamentalista. Ma l’emigrato non è un criminale, è solo alla ricerca di una vita migliore. Giova notare che la vera rivendicazione dei movimenti islamisti è l’affermazione del carattere religioso dello Stato e l’applicazione della Sharia. Al di fuori di ciò, non hanno nessun progetto politico, economico o sociale, perciò tanti Governi musulmani non condividono l’opzione islamista. Tuttavia ce ne sono alcuni che con il loro modo di governare sono terra fertile per il fondamentalismo. Dinanzi a questa situazione i cittadini europei mostrano due atteggiamenti: quelli che subiscono la politica nei confronti dell’Islam, elaborata secondo gli interessi e le ideologie del momento, spettatori che osservano e si lamentano, oppure attori che influenzano tali prese di posizione, si pongono domande e fanno previsioni. Per i cittadini cristiani il dialogo non è un’opzione facoltativa, è un’esigenza della fede. Il dialogo interreligioso sarà tanto più fruttuoso, quanto più i cattolici saranno coscienti della loro identità che passa per il senso di appartenenza al proprio Paese, la fedeltà alla pratica religiosa, l’annuncio della fede, quando se ne presenta l’occasione. Il dialogo interreligioso non è solo ricerca di punti comuni, per costruire la pace, ma anche occasione per recuperare dimensioni comuni nelle rispettive comunità: la preghiera, il digiuno, l’adorazione di Dio, la solidarietà. Non abbiamo bisogno di falsi discorsi, che nascondono interessi politici angusti, da qualunque parte vengano. Il basso profilo dei fedeli e dei politici cristiani non serve a nessuno. Tutti sono invitati ad estirpare il fanatismo, mediante l’educazione, l’amicizia, l’accoglienza e la conoscenza reciproca. La paura genera aggressività.