Nel solco del Concilio

INTERVISTE

Manifestazioni e proteste, anche clamorose, come quella dei militanti del partito ultranazionalista Bbp, vicino all’organizzazione “lupi grigi” di cui faceva parte l’attentatore di Giovanni Paolo II, Alì Agca, che hanno occupato l’antica cattedrale di Santa Sofia, oggi adibita a museo, tengono alta la tensione in Turchia in vista del prossimo viaggio apostolico di Benedetto XVI (28 novembre – 1 dicembre).

“Continuo a considerare questi fatti episodici e limitati, tali da non mettere in questione la sostanza e il clima della visita che prevediamo si svolga in modo sereno” è stato il commento del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che si è detto non sorpreso delle proteste dei Lupi Grigi poiché “sappiamo che esistono gruppi che sono poco favorevoli alla visita del Papa. Ma sono fatti da non sopravvalutare”. Durante la visita il Papa avrà l’occasione di incontrare il 30 novembre anche la comunità ebraica nella figura del rabbino capo di Istanbul, Isaac Haleva che il SIR ha intervistato.

Ebrei, cristiani e cattolici rappresentano un’esigua minoranza in Turchia, paese che intende far parte dell’Unione europea. A riguardo il tema della libertà religiosa rappresenta ancora un nodo. La visita del Papa potrebbe migliorare qualcosa?

“Sappiamo bene che il nostro Paese, la Turchia, è a grande maggioranza islamica con una piccola minoranza non musulmana, rappresentata da noi ebrei e dai cristiani. Sappiamo anche che la Costituzione turca è laica e non ammette differenze giuridiche e sociali tra gli appartenenti alle diverse religioni. Ciò permette a tutti coloro che vivono nel territorio della Repubblica turca di godere ampiamente della libertà giuridica e sociale come di quella religiosa sia nella libertà di culto e di rispetto dei propri precetti religiosi, sia nel gestire le proprie istituzioni religiose e le proprie scuole. Questo stato di cose è in vigore, senza sosta, dalla nascita della repubblica voluta dal famoso generale Ataturk. E non importa se il partito attualmente al governo è di ispirazione islamica. La Turchia è un Paese di libertà per le minoranze e questa libertà si va progressivamente ampliando”.

In questi giorni, ma anche nelle settimane scorse, nazionalisti turchi e fondamentalisti islamici hanno manifestato vivacemente contro questo viaggio che assume, per tali motivi, ancor più significato e peso…

“Sarà una visita dal grande valore storico poiché avviene in un tempo di contrasti tra la cultura occidentale e quella orientale per non dire tra fede cristiana e islamica. La visita di Benedetto XVI in Turchia ha lo stesso significativo valore di quella di Giovanni Paolo II (1979) e di Giovanni XXIII (il card. Roncalli fu rappresentante pontificio in Turchia per dieci anni, ndr.). Dalla dichiarazione conciliare “Nostra Aetate” del Concilio Vaticano II l’atteggiamento della Santa Sede verso l’Ebraismo e l’Islam è cambiato raggiungendo un realismo che risponde alle esigenze della nostra epoca e del raggiungimento della pace umana. Non dubito che il Papa seguirà il cammino tracciato dal Concilio e seguito dai suoi predecessori”.

Cosa si attende la comunità ebraica turca da questa visita apostolica?

“Spero che questo viaggio sia fruttuoso e che servirà a costruire un ponte di amicizia e fratellanza tra le culture che oggi sono in conflitto, perché non può esistere una pace globale senza che le religioni non stabiliscano la pace tra loro”.

La presenza del papa giunge tre anni dopo gli attacchi terroristici alle sinagoghe di Istanbul.

Il dialogo è l’unico strumento e rimedio per tutti per raggiungere la pace globale tra le culture e le religioni. E’ per questo motivo che dobbiamo continuare a dialogare nonostante le incomprensioni e le differenze che esistono e per elevare la nostra preghiera all’Altissimo. Shalom, pace a tutto il mondo”.

(24 novembre 2006)