“Molto più difficile delle persecuzioni del cristianesimo sarà quando esso perderà il suo fascino, diventando un mero rito, e tanti cristiani lasceranno la fede per dei rituali privi di vita” scrive padre Augustyn Pelanowski in un saggio dedicato al pericolo di “oscuramento della fede” pubblicato nel numero 47/2006 del settimanale cattolico polacco GOSC NIEDZIELNY . Il settimanale PRZEWODNIK KATOLICKI sottolinea che la visita di Benedetto XVI in Turchia sarà un viaggio “in un Paese profondamente islamico dove le persecuzioni dei cristiani sono tuttora all’ordine del giorno” ricordando il caso recente dell’uccisione di un prete cattolico da parte di un ragazzo non ancora maggiorenne. Il quotidiano GAZETA WYBORCZA (22/11) ha pubblicato i risultati del sondaggio che dimostrano un radicale cambiamento d’opinione riguardante l’aborto nella società polacca negli ultimi 10-12 anni. Ormai quasi due terzi di polacchi sono contrari all’aborto se la donna intende ricorrere a tale soluzione solo per paura del futuro. L’autore dell’articolo sottolinea tuttavia che “ un gruppo altrettanto numeroso ammette la liceità dell’aborto se la donna si trova in pericolo di vita e oltre la metà di intervistati non è contraria all’aborto se la gravidanza è l’effetto dello stupro (casi previsti dalla legge introdotta in Polonia nel 1993)”. Secondo l’autore dell’analisi, “la società polacca non sembra tuttavia propensa ad appoggiare il divieto assoluto dell’aborto come potrebbe succedere nel caso dell’introduzione nella costituzione polacca del principio della difesa della vita dal momento del concepimento alla morte naturale”. Il giornale scrive inoltre che “ l’atteggiamento antiabortista differenzia la Polonia da altri Paesi europei. Solo il 21% dei polacchi si aspetta che Benedetto XVI possa estendere anche ad altre situazioni particolari l’ammissibilità dell’aborto, mentre lo attende il 67% dei tedeschi”. In Germania si discute sulle cause dell’ennesimo eccidio a scuola, perpetrato da un diciottenne appassionato di videogiochi violenti, che si è poi tolto la vita. Diverse le posizioni della stampa. Scrive Stephan Hebel sulla Frankfurter Rundschau (22/11): “ Le cause di questi eccessi non possono essere vietate. Non è certamente sbagliato, ripensare ad un controllo migliore, anche statale, dei media che inneggiano alla violenza. Ma è sbagliato se ciò venga evidentemente utilizzato come surrogato di una discussione seria“. Su Die Welt , Matthias Kamann commenta: “ Per quanto certe richieste di leggi severe possano essere precipitose, è inaccettabile che l’attentatore in Emsdetten abbia potuto manifestare in Internet i propri piani di violenza senza che nessuno abbia voluto intervenire… è inammissibile che l’apologia della violenza, normalmente vietata, debba essere considerata inoffensiva in videogiochi controllati unicamente dall’industria che li produce“. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung , Jürgen Kaube afferma:” La discussione sulla violenza nei media e su come i ceti bassi e i giovani vengano rovinati dal loro consumo, mostra spesso un’enorme ipocrisia, poiché ovviamente sia gli accademici, sia gli impiegati dell’industria della consapevolezza, si servono essi stessi di una parte di quelle cose. Ma in quel caso si tratta di arte. Organizziamo simposi curati su de Sade, ma se capita che qualcuno utilizzi frammenti di de Sade come metro per i propri rapporti con gli altri, saremmo ovviamente furiosi. Non è dunque possibile, che la capacità di distinguere le situazioni non venga appresa da tutti i bambini? La smussatura estetica del male, la rinomanza di cui gode l’odio, sempre che venga manifestato in modo stilisticamente adeguato, rende insensibile il vicino mondo giovanile ad un comportamento irritato. Lo si vede ovunque, si argomenta, milioni di persone fanno lo stesso, quindi non deve preoccupare, così come l’utilizzo attivo dei media. E si è già dimenticato che non si tratta di adulti, e neanche di saggisti, che non prendono comunque sul serio niente, ma di giovani, di bambini“. L’assassinio, il 21 novembre a Beirut, del ministro dell’Industria Pierre Gemayel, leader del partito cristiano maronita, monopolizza le prime pagine dei quotidiani francesi. “ Il Libano in ostaggio” è il titolo dell’editoriale del quotidiano LE MONDE (23/11). “L’omicidio di Gemayel – si legge nel testo – è stato commesso quando il processo di creazione da parte dell’Onu di un tribunale speciale per il Libano è quasi giunto al traguardo dopo il via libera della comunità internazionale, martedì 21 novembre “. Per l’autore dell’editoriale, “ in questa prospettiva, l’assassinio potrebbe mirare a dissuadere la maggioranza di governo libanese dal condurre a termine questo processo”. Infatti, al di là dei presunti assassini del precedente Primo ministro Rafic Hariri, “ il tribunale speciale potrebbe giudicare anche gli autori degli altri tredici atti terroristici commessi negli ultimi due anni nel Paese dei cedri”. Mentre sono forti “ i sospetti su alcuni alti responsabili siriani”, i libanesi “trattengono il respiro e sono convinti, non senza ragione, di essere nuovamente ostaggi di una partita il cui esito sfugge loro”.