EDUCAZIONE
Il successo degli istituti cattolici inglesi: elevati standard di qualità e rispetto per la persona
Scuole cattoliche, aperte ad alunni di razze e religioni diverse, accoglienti verso le parti più povere della società, forti dell’appoggio di genitori e parrocchia che collaborano per farle funzionare al meglio. Questi i risultati di uno studio condotto tra il 2003 e il 2005 in oltre 5500 scuole elementari, 500 delle quali erano cattoliche e 1112 scuole secondarie, 106 delle quali cattoliche.Responsabile dell’inchiesta che si intitola “Quality and performance: a survey of education in catholic schools” è il “Catholic Education Service”, l’agenzia della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles che si occupa di educazione e ha analizzato dati forniti da “Ofsted”, l’ispettorato del Ministero dell’educazione del Regno Unito. Per una analisi della situazione delle scuole cattoliche in Inghilterra e Galles abbiamo intervistato LAURA McCANN rappresentante del “Catholic Education Service” di Londra. Da dove è nata l’idea di questo studio e qual è il suo significato? “Il nostro scopo era di sfatare miti diffusi sui nostri istituti per esempio l’idea che accolgano soprattutto studenti di origine europea provenienti dalle classi medie. E’ importante poter documentare che le scuole cattoliche accolgono alunni di razze e religioni diverse, come ha dimostrato la recente polemica sulla quota di alunni di religioni diverse che il governo voleva imporre ai nostri istituti. Di solito le scuole cattoliche hanno il 70% di alunni cattolici e il 30% di altre denominazioni religiose o di nessuna fede, ma queste percentuali dipendono dalla zona del paese nel quale ci si trova. Per esempio le scuole del sud ovest di solito hanno una bassa proporzione di famiglie cattoliche che adesso è andata aumentando grazie all’arrivo di un alto numero di immigrati dalla Polonia. A Londra di solito non ci sono sufficienti posti nelle scuole per accontentare le famiglie cattoliche ed è quindi difficile fare spazio ad alunni di religioni diverse. Qualunque sia la fede religiosa e la provenienza, l’educazione cattolica tratta tutti gli alunni come uguali, ogni religione ha diritto di essere rispettata e ogni bambino merita la migliore educazione possibile per rispondere alla dignità che gli è stata data da Dio”. Perché le scuole cattoliche sono così aperte ad alunni di diverse classi sociali e la percentuale di alunni di provenienza etnica diversa è superiore alla media nazionale? “Il termine cattolico significa universale e per questo le nostre scuole accolgono allievi di razze e religioni diverse. Abbiamo per esempio un’alta proporzione di alunni di colore provenienti dai Caraibi, molti immigrati dai diversi Paesi cattolici di tutto il mondo, soprattutto polacchi negli ultimi mesi e accogliamo anche bambini di famiglie di rifugiati politici”. Perché la Chiesa Cattolica si è opposta con così tanta forza all’imposizione di quote per l’ammissione degli alunni alle scuole cattoliche costringendo il governo ad abbandonare questa politica? “Perché essa provocherebbe divisioni, causando risentimento e non si potrebbe implementare dal punto di vista pratico. L’introduzione di queste quote indebolirebbe anche la posizione legale degli organi esecutivi responsabili della gestione delle scuole cattoliche ai quali verrebbe tolta la facoltà di decidere quali alunni ammettere alle scuole. Il tentativo del governo di controllare la composizione delle classi nelle scuole cattoliche trascura il fatto che i nostri istituti contribuiscono già alla coesione della società. Lo studio che abbiamo pubblicato dimostra che le espulsioni sono meno frequenti nelle scuole cattoliche e la disciplina e l’apprendimento migliori perché gli alunni si sentono considerati come persone, con una loro dimensione spirituale”. Quali sono le sfide più importanti che le scuole cattoliche si trovano ad affrontare nella società britannica di oggi e sono diverse dal passato? “Le scuole cattoliche sono vittime del loro stesso successo. Le richieste che abbiamo sono superiori ai posti disponibili. Secondo molti genitori che non riescono a mandare i figli nei nostri istituti non è giusto che soltanto alcuni abbiano questa possibilità e sarebbe, di conseguenza, meglio negarla a chiunque. Un secondo problema, legato a questo, è il fatto che viviamo in una società che sembra incapace di capire che religione e fede fanno parte della vita di ogni giorno e preferisce nascondere la religione sotto il tappeto e ridurla a una attività privata, si tratta di una secolarizzazione strisciante. Le scuole cattoliche rischiano di non sopravvivere agli attacchi portati avanti da questi due modi di pensare”.