SARDEGNA

Se il lavoro manca

Disoccupazione femminile e finanziamenti per asili nido

La Giunta regionale sarda ha adottato il 7 novembre scorso la delibera 45/22, un provvedimento per incrementare gli asili nido e i micro-nidi nelle sedi lavorative. Sarà estesa la deficitaria rete di servizi per la prima infanzia in Sardegna (solo 5,5 bambini su 100 potenziali possono attualmente essere accolti nei servizi dei nidi d’infanzia nei luoghi di lavoro, contro circa 10 su 100 nel resto d’Italia) per soddisfare le esigenze dei datori e dei genitori lavoratori: ma anche per realizzare un concreto intervento per l’occupazione femminile. Il finanziamento disponibile è di 8 milioni e 757 mila euro, assegnato per il 50% alle aziende sanitarie. Del rimanente 50%, il 45% è destinato ai comuni che ne faranno richiesta e il 5% alla Regione Sardegna, per adeguare, ristrutturare e acquistare arredi per nido e micro-nidi nei luoghi di lavoro ricadute concrete anche nel mondo del lavoro.Disoccupazione femminile. “C’è fame di asili nido, soprattutto nei piccoli centri – dice don Amilcare Gambella, direttore dell’Ufficio per la pastorale familiare della diocesi di Iglesias -; e anche nei grandi centri si riesce con difficoltà ad andare avanti. Questa nuova possibilità sarà utile, ma per i primi periodi temo che ci ritroveremo a non saperla gestire per carenza di persone con la sufficiente professionalità”. La Sardegna paga un forte dazio alla disoccupazione femminile, ricorda don Gambella: “Il problema è che il discorso dell’asilo nido è legato alle donne che hanno un lavoro e noi in Sardegna siamo il fanalino di coda per l’occupazione femminile. Per il momento, almeno nella zona del Sulcis, i posti negli asili nido sono pochissimi. Se per aziendale noi intendiamo asili nido riferiti alle singole industrie, certamente quelle poche donne che lavorano nella nostra diocesi ne potranno usufruire.Il problema è strettamente legato anche al desiderio e alla possibilità reale di avere figli: si è nuovamente inceppata la natalità positiva, siamo nuovamente in tendenza negativa. La delibera potrà anche avere un ritorno positivo per il mondo del lavoro, ma bisognerà puntare sulla professionalità: purtroppo in Sardegna, e nel Sulcis in particolare, c’è fame, fame di lavoro, soprattutto femminile, con molte giovani che vorrebbero anche sposarsi, avere dei figli ma restano nubili per l’impossibilità materiale di metter su famiglia”. L’interesse delle aziende. “Come cooperativa abbiamo fatto una ricerca nelle più grosse aziende del cagliaritano – afferma Renato Cogoni, responsabile legale della Cooperativa per servizi alla prima infanzia, Il mio mondo -. La delibera è stata accolta con grande favore. Le aziende si pongono in un atteggiamento di collaborazione. C’è la disponibilità a realizzare iniziative e progetti dedicati. Con l’attivazione di questo servizio si facilita il lavoro femminile”. Da parte delle aziende, “c’è interesse alla realizzazione di questi servizi perché permetteranno di superare una serie di difficoltà riguardanti il lavoro prestato da manodopera femminile, perché viene richiesto un servizio che sia oltre che di custodia anche in grado di riprodurre una condizione sociale che riprenda lo schema familiare e non istituzionale”. Più protagonismo delle famiglie. Il presidente del Forum delle associazioni familiari sardo, Pierangelo Sessini, parla del ruolo alternativo del mondo cattolico: “Riaffermiamo un principio: affidare i bambini piccoli a qualcuno quando i genitori vanno al lavoro è un’esigenza che viene dalla famiglia”. Per Sessini, bisognerebbe, perciò, “riconoscere ai genitori la capacità di trovare delle soluzioni alternative: se si mettono a disposizione dei fondi istituzionali, si dovrebbe dare anche la possibilità alla famiglia di gestirli”. Esiste, ricorda Sessini, “un associazionismo familiare molto diffuso nel mondo cattolico, che è confluito quasi tutto nel Forum delle associazioni familiari, che potrebbe farsi carico di questo problema perché si possono promuovere delle micro-realizzazioni”. Sessini fa un’ipotesi, prendendo come punto di riferimento un paese piccolo dell’interno della Sardegna: “Quanti bimbi piccoli possono vivere in un piccolo centro?”, si chiede.Per il presidente del Forum sardo, “con il crollo della natalità in Sardegna, la soluzione migliore sarebbe aiutare le famiglie a mettersi insieme, con l’ausilio di un operatore professionale o di qualche genitore che sceglie di formarsi professionalmente, magari in quel momento disoccupato, e che così, con la realizzazione di un cosiddetto asilo familiare, avrebbe anche la possibilità di lavorare, sostenuto dalle istituzioni”. Tutta la realtà associativa cattolica, aggiunge Sessini, “è chiamata a questa sussidiarietà, che è quella della condivisione apostolica ed evangelica. Questo è un reale compendio a una soluzione considerata unica (intervento sociale diretto delle istituzioni), ed invece, la famiglia cristiana può proporsi come complemento per quelle realtà piccole che non vedranno mai la realizzazione di una struttura di assistenza come quella prevista nella delibera”.a cura di Massimo Lavena(24 novembre 2006)