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“La vera pace ha bisogno della giustizia e del dialogo”: così Benedetto XVI, incontrando ieri pomeriggio in Nunziatura ad Ankara il Corpo diplomatico accreditato presso la Repubblica di Turchia. Confermando agli ambasciatori “la stima che la Santa Sede ha innumerevoli volte espresso” per le loro “alte funzioni, che rivestono oggi una dimensione sempre più globale”, il Papa ha rievocato le visite nel Paese di Paolo VI, nel 1967, e di Giovanni Paolo II nel 1979. Facendo inoltre memoria delle figure di Benedetto XV, “artefice infaticabile della pace nel corso del primo conflitto mondiale”, e di Giovanni XXIII, “il papa amico dei Turchi”, Benedetto XVI ha affermato di essere giunto in Turchia “come amico e come apostolo del dialogo e della pace”.
Giustizia e dialogo. “La vera pace – ha spiegato il Papa – ha bisogno della giustizia, per correggere le disuguaglianze economiche e i disordini politici che sono sempre fattori di tensioni e minacce in tutta la società”. Per il Pontefice, di fronte allo “sviluppo recente del terrorismo e all’evoluzione di certi conflitti regionali”, occorre “rispettare le decisioni delle Istituzioni internazionali ed anzi sostenerle,” dotandole “di mezzi efficaci per prevenire i conflitti e per mantenere, grazie a forze di interposizione, zone di neutralità fra i belligeranti”. Ciò “rimane, tuttavia, insufficiente se non si giunge al vero dialogo, cioè alla concertazione tra le esigenze delle parti coinvolte, al fine di giungere a soluzioni politiche accettabili e durature, rispettose delle persone e dei popoli”. Di qui l’appello “alla vigilanza della comunità internazionale” affinché dispieghi “tutti gli sforzi necessari per promuovere, tra tutte le parti in causa, il dialogo”. Il pensiero del Papa è andato, in particolare, al conflitto del Medio Oriente “che perdura in modo inquietante”, e agli sforzi dei numerosi Paesi “impegnati oggi nella ricostruzione della pace in Libano”, fra i quali vi è la Turchia.
Laicità e libertà religiosa. Soffermandosi quindi sul “regime di laicità” del Paese, “che distingue chiaramente la società civile e la religione, così da permettere a ciascuna di essere autonoma nel proprio ambito, sempre rispettando la sfera dell’altra”, Benedetto XVI ha rimarcato che, pur essendo la maggior parte della popolazione musulmana, “la Costituzione turca riconosce ad ogni cittadino i diritti alla libertà di culto e alla libertà di coscienza”. “Mi auguro – è l’auspicio del Pontefice – che i credenti, a qualsiasi comunità religiosa appartengano, continuino a beneficiare di tali diritti, nella certezza che la libertà religiosa è una espressione fondamentale della libertà umana e che la presenza attiva delle religioni nella società è un fattore di progresso e di arricchimento per tutti”.
No alla violenza. Sottolineando il “ruolo positivo” che possono svolgere “le religioni in seno al corpo sociale”, a condizione che “non cerchino di esercitare direttamente un potere politico, poiché a questo non sono chiamate”, e che rinuncino “a giustificare il ricorso alla violenza come espressione legittima della pratica religiosa”, il Papa ha ricordato “la comunità cattolica di questo Paese, poco numerosa ma molto desiderosa di partecipare nel modo migliore allo sviluppo” della società, “specialmente attraverso l’educazione dei giovani, e l’edificazione della pace e l’armonia tra tutti i cittadini”. Richiamando l’importanza di “un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture”, per “conoscersi meglio e rispettarsi reciprocamente”, Benedetto XVI ha ribadito la propria “stima per i musulmani”, invitandoli a “continuare ad impegnarsi insieme, grazie al reciproco rispetto, in favore della dignità di ogni essere umano e per la crescita” della società.
A difesa dell’uomo. La Chiesa “ha ricevuto dal suo Fondatore una missione spirituale ed essa non intende dunque intervenire direttamente nella vita politica o economica”, tuttavia, “a causa della sua missione”, si augura di “far udire la propria voce nel concerto delle nazioni, perché venga sempre onorata la dignità fondamentale dell’uomo”. Per Benedetto XVI, “la voce della Chiesa sulla scena diplomatica si caratterizza sempre per la volontà, contenuta nel Vangelo, di servire la causa dell’uomo”. Soffermandosi sull’odierno “sviluppo straordinario delle scienze e delle tecniche”, il Papa ha affermato che “è necessario reinserire” questo progresso “nella continuità della storia umana” ponendolo al servizio dell’uomo. “Un così nobile obiettivo richiede il concorso di tutti – ha aggiunto -. E’ per questo che la Chiesa cattolica intende rafforzare la collaborazione con la Chiesa ortodossa e io auspico vivamente che il mio prossimo incontro con il Patriarca Bartolomeo I al Fanar vi contribuisca efficacemente”. Ribadita da Benedetto XVI anche la volontà di collaborazione “con i credenti e i responsabili di tutte le religioni, e particolarmente con i musulmani”. “Spero – ha concluso – che in questa prospettiva il mio viaggio in Turchia porti numerosi frutti”.
(28 novembre 2006)