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Alle 9.23 di ieri 28 novembre l’aereo con a bordo Benedetto XVI è decollato alla volta di Ankara dove è atterrato attorno alle ore 13. È iniziato così il viaggio apostolico del Papa che rimarrà per quattro giorni in Turchia. La sera prima della partenza il presidente dei vescovi turchi, mons. Ruggero Franceschini, ha dichiarato al SIR: “Al Papa dirò di una Chiesa locale che cerca di testimoniare il Vangelo nel silenzio. Non vogliamo convertire nessuno ma solo noi stessi. La speranza è che chi è in ricerca possa essere aiutato dalla nostra testimonianza. Qui in Turchia c’è tanta buona gente. Abbraccerò il Papa e sarà l’abbraccio di tutta la nostra Chiesa locale”. Durante il tragitto il Papa, come tradizione ha inviato dei telegrammi ai leader dei Paesi attraversati dalla rotta aerea, Italia, Albania e Grecia invocando su ciascuno i doni della “pace, della prosperità e benedizioni divine”.
L’incontro con Erdogan. “Purtroppo devo partire per Riga”. Sono state queste le prime parole pronunciate dal premier turco Erdogan durante l’incontro avuto con Benedetto XVI in una sala dell’aeroporto di Ankara. Erdogan è stato il primo ad accogliere il Papa subito dopo la discesa dalla scaletta dell’aereo. Nel corso del colloquio il premier turco ha ricordato a Benedetto XVI l’iniziativa “Alleanza delle civiltà” promossa insieme al primo Ministro spagnolo Zapatero di concerto con il segretario uscente delle Nazioni Unite, Kofi Annan. “La sua visita – ha detto Erdogan al Pontefice – coincide con un’epoca molto particolare, di controversia tra le civiltà ed è proprio per questo motivo che è particolarmente significativa”. Dal canto suo Benedetto XVI ha espresso “sentimenti di felicità per essere in Turchia”.
L’omaggio alla tomba di Ataturk. “La Turchia è punto di incontro e crocevia di religioni e culture diverse, cerniera tra Asia ed Europa. Volentieri faccio mie le parole del fondatore della Repubblica turca per esprimere l’augurio, pace in patria e pace nel mondo”. È il messaggio che il Papa ha scritto, in lingua inglese, sul libro d’oro del mausoleo di Ataturk che Benedetto XVI ha visitato e dove ha deposto una corona di fiori, recante la scritta “Papa Benedict XVI” sulla tomba del fondatore della Repubblica turca. Il Papa si è trattenuto in raccoglimento davanti la tomba di Ataturk, formata da un blocco di pietra di oltre 40 tonnellate e contenuta nel mausoleo che per forma richiama un tempio greco.
La visita a Bardakoglu. L’obbligo ad approfondire il dialogo, sulla scia tracciata dal Concilio Vaticano II. L’incontro di Benedetto XVI con il presidente per gli affari religiosi turchi, Alì Bardakoglu, prima delle dichiarazioni ufficiali, è stato il momento per sottolineare tutta l’importanza del dialogo tra le religioni: “Il dialogo è per servire Dio e l’umanità. Il documento conciliare sulle religioni ha aperto una pagina nuova”, ha detto il Papa, che ha ricordato l’origine “abramica” delle tre religioni parlando di “sottomissione all’unico Dio e alla sua volontà”. “Seguiamo la vita religiosa dei musulmani”, ha aggiunto. Da parte sua, Bardakoglu ha ricordato che “l’Islam e le altre religioni sono state create per contribuire alla pace. La base sana per sviluppare questo dialogo è il rispetto delle fedi”. Ha inoltre affermato che “il dialogo non deve servire a convertire o a fare proselitismo; è tempo di lavorare insieme per la pace. Viviamo in un’epoca di globalizzazione con problemi di povertà, guerre, sottosviluppo che non sono creati dalle religioni”, anzi, queste “hanno i messaggi per risolverli”. Il presidente per gli affari religiosi ha condannato la violenza: “Uccidere innocenti significa uccidere l’umanità. Dire che l’Islam è violenza rende tristi i musulmani”. Un’idea che “nasce da pregiudizi storici. Ma l’Islam accetta tutte le religioni”.
Con il corpo diplomatico. “Testimoniare la pace e l’amore”. Il nunzio apostolico in Turchia, mons. Antonio Lucibello così ha riassunto il fine della visita di Benedetto XVI. Lo ha fatto nel corso dell’incontro con i diplomatici accreditati nel Paese della Mezzaluna con lo stesso Pontefice citando l'”inno alla carità” di San Paolo. “Questo viaggio – ha detto il nunzio – è per cooperare con tutti i credenti, senza eccezioni, per costruire la civiltà dell’amore nonostante le difficoltà dello scenario internazionale”. Parole di benvenuto sono state rivolte al Papa dall’ambasciatore libanese, a nome di tutti i diplomatici presenti, che ha ricordato “l’impegno della Chiesa cattolica a favore della pace e contro il terrorismo. Altre ombre – ha aggiunto – si allungano, quelle dello scontro tra le civiltà. Per questo la sua storica visita non poteva svolgersi in un tempo migliore. Nel suo cuore c’è il desiderio di profondo rispetto e tolleranza per un autentico dialogo necessario a forgiare una visione comune di un mondo senza lacrime e sangue”.
(28 novembre 2006)