Responsabili del progetti

Il documento sui valori comuni europei

“Come avvicinare i cittadini dell’Ue alle sue istituzioni? Come organizzare l’attività politica in una Unione ampliata? Come fare dell’Ue un fattore di stabilità nel mondo globalizzato?”. A queste domande, che vanno al cuore del processo di integrazione, cerca di fornire alcune risposte la Comece, con il documento sui “valori comuni, sorgente viva del progetto europeo”. PRINCIPI CONDIVISI, CITTADINI PROTAGONISTI . Il pronunciamento è frutto di un lungo lavoro di analisi e dibattito fra i vescovi della Commissione episcopale della Comunità europea e un gruppo di “saggi” appositamente creato in vista delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della Comunità economica europea, il cui Trattato fondativo fu siglato a Roma il 25 marzo 1957. In effetti il testo, approvato nel corso dell’assemblea plenaria svoltasi a Bruxelles la scorsa settimana, “va inteso – ha spiegato il presidente Comece, mons. ADRIANUS VAN LUYN – quale contributo alla preparazione della Dichiarazione di Berlino”, che dovrebbe sortire dal summit straordinario dei capi di Stato e di governo Ue, convocato per il 25 marzo 2007. Due le affermazioni “forti” che aprono il testo: “l’Unione europea deve essere costruita su una solida comunanza di valori”; “è indispensabile che tutti i cittadini Ue assumano la responsabilità del progetto europeo”. PACE, BENESSERE, SOLIDARIETÀ . Questa Europa, basata su principi condivisi e nella quale i cittadini siano attori protagonisti, nasce dalle rovine della seconda guerra mondiale. “Per molti dei suoi fondatori – affermano i vescovi – il progetto europeo porta incontestabilmente un’impronta cristiana”. Su questa base, essi si sono impegnati nel progetto comunitario, “con l’ambizione di portare la pace al continente, di superare la divisione dell’Europa e di promuovere il benessere del suo popolo”. Una volontà tenace, “profondamente radicata in una serie di valori comuni centrati sul rispetto della dignità umana”, sul quale è stato possibile sostenere “il rispetto dei diritti dell’uomo, dello stato di diritto, della solidarietà, della sussidiarietà e della democrazia”. Valori che, puntualizzano i vescovi, “corrispondono alla dottrina sociale cattolica”. Ora, con l’evoluzione del processo di integrazione, tali fondamenti attendono di essere aggiornati “nel contesto delle nuove sfide”. AL SERVIZIO DELLA VITA UMANA . Com’è possibile – si domanda la Comece – “promuovere la giustizia sociale e la crescita economica nell’era della mondializzazione”? Come “preservare condizioni di vita dignitose e sicurezza dell’impiego in un periodo di disoccupazione crescente e di impoverimento”? Come rafforzare la famiglia in un’epoca di profonde trasformazioni sociali e demografiche? Risposte efficaci, eticamente fondate, vengono richieste anche rispetto ai conflitti internazionali, alle migrazioni di massa, alle minacce portate dal terrorismo internazionale, ai cambiamenti climatici. Ancora una volta i vescovi indicano la necessità di dare risposte concrete partendo dai valori e dalle ambizioni comuni. Per questa ragione “la Dichiarazione di Berlino dovrà riaffermare che il progetto europeo è al servizio dell’essere umano, della protezione della vita e del suo sviluppo integrale”. I FONDAMENTI DELLA CITTADINANZA . “Il progetto europeo ha un fondamento etico, ed esso precede l’unione politica”. Un altro passaggio-chiave del testo dei vescovi affronta le origini storiche dell’Ue e riflette sull'”eredità cristiana e umanistica del nostro continente”. Sviluppando il discorso, si auspica che la Dichiarazione di Berlino comprenda “non solo la lista dei valori e delle ambizioni dell’Ue”, ma tenti anche di “riflettere la motivazione religiosa e umanistica della cittadinanza” comunitaria, “tenendo dunque conto del destino trascendentale della persona umana”. UNA VOCAZIONE SOLIDARISTICA . Secondo la Comece, facendo tesoro di 50 anni di storia comunitaria e guardando al futuro dell’integrazione, “i dirigenti e i cittadini Ue” dovrebbero però considerare alcune “serie minacce” al progetto della “casa comune” e specialmente i risorgenti nazionalismi e le azioni contro la pace. “I conflitti nel nostro continente e presso i nostri vicini – si legge – mostrano che una situazione di pace” può mutare rapidamente. Per questo “la pace, la sua salvaguardia e la sua promozione, devono essere considerate come una ambizione permanente”. Ma la pace, in Europa come nel mondo, è collocata dai vescovi accanto allo “sviluppo mondiale”, richiamando così una vocazione solidaristica europea. Sul complesso dei temi affrontati dal documento finale dell’assemblea d’autunno, si svolgerà a Roma, dal 23 al 25 marzo prossimi, parallelamente al summit di Berlino, un grande convegno internazionale, in cui la Comece rilancerà la propria “scommessa europeista”.