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“Una speciale preghiera” al Signore “per la pace tra i popoli”: ad elevarla è stato il 29 novembre Benedetto XVI , durante l’omelia della solenne concelebrazione eucaristica presieduta nel Santuario di “Meryem Ana Evi” (Casa della Madre Maria, detta anche “piccola casa”) ad Efeso. In questa celebrazione “vogliamo rendere lode al Signore per la divina maternità di Maria, mistero che qui a Efeso, nel Concilio ecumenico del 431, venne solennemente confessato e proclamato” ha detto il Papa, ricordando che “in questo luogo, uno dei più cari alla Comunità cristiana, sono venuti in pellegrinaggio” i servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II, e che in Turchia è stato “rappresentante pontificio dal 1935 al 1944 il beato Giovanni XXIII”. Salutando mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo di Izmir, mons. Giuseppe Bernardini, arcivescovo emerito di Izmir, mons. Luigi Padovese, i sacerdoti e le religiose convenuti nel santuario, il Papa li ha ringraziati per la presenza, la testimonianza e il servizio “alla Chiesa, in questa terra benedetta dove, alle origini, la comunità cristiana ha conosciuto grandi sviluppi”.
Pace tra i popoli. Il Papa ha quindi affermato che, come ricorda l’apostolo Paolo nella Prima lettura della liturgia del giorno, “Cristo ha fatto dei due un popolo solo: affermazione, questa, che si riferisce in senso proprio al rapporto tra Giudei e Gentili in ordine al mistero della salvezza eterna – ha precisato il Pontefice -; affermazione, però, che può anche estendersi, sul piano analogico, alle relazioni tra popoli e civiltà presenti nel mondo”. Pertanto, ha proseguito Benedetto XVI, “confortati dalla Parola di Dio, da qui, da Efeso, città benedetta dalla presenza di Maria Santissima – che sappiamo essere amata e venerata anche dai musulmani – eleviamo al Signore una speciale preghiera per la pace tra i popoli.
Da questo lembo della Penisola anatolica, ponte naturale tra continenti, invochiamo pace e riconciliazione anzitutto per coloro che abitano nella Terra che chiamiamo santa, e che tale è ritenuta sia dai cristiani, che dagli ebrei e dai musulmani”, ma anche “pace per l’intera umanità!”. “Di questa pace universale – ha sottolineato il Papa – abbiamo tutti bisogno; di questa pace la Chiesa è chiamata ad essere non solo annunciatrice profetica ma, più ancora, segno e strumento” e “proprio in questa prospettiva di universale pacificazione, più profondo ed intenso si fa l’anelito verso la piena comunione e concordia fra tutti i cristiani”.
Segno di unità . Riferendosi alla presenza nel santuario di “fedeli cattolici di diversi Riti”, Benedetto XVI l’ha definita “motivo di gioia e di lode a Dio”. “Tali Riti – ha spiegato – sono espressione di quella mirabile varietà di cui è adornata la Sposa di Cristo, purché sappiano convergere nell’unità e nella comune testimonianza. Esemplare a tal fine – ha avvertito il Papa – dev’essere l’unità tra gli Ordinari nella Conferenza episcopale, nella comunione e nella condivisione degli sforzi pastorali”. Con riferimento alla Prima lettura Benedetto XVI ha osservato: “Il testo contiene l’espressione che ho scelto quale motto del mio viaggio apostolico: Egli, Cristo, è la nostra pace”. Secondo Paolo, tutti “sono chiamati in Cristo a partecipare pienamente al mistero della salvezza” e, ha sottolineato il Papa, “come Cristo, la Chiesa non è solo strumento dell’unità, ma ne è anche segno efficace”.
Il ricordo di don Santoro. Il Pontefice ha quindi incoraggiato il “piccolo gregge di Cristo che vive in mezzo” a “questa nazione”, manifestando “l’affetto della Chiesa intera” ai “fedeli convenuti da Izmir, Mersin, Iskenderun e Antakia, e da diverse parti del mondo”. “Con questa visita ho voluto far sentire l’amore e la vicinanza spirituale non solo miei, ma della Chiesa universale alla comunità cristiana che qui, in Turchia, è davvero una piccola minoranza ed affronta ogni giorno non poche sfide e difficoltà”, ha detto. Richiamando il Magnificat, ritornello dell’odierno Salmo responsoriale, Benedetto XVI ha infine esortato i presenti: “Con salda fiducia cantiamo, insieme a Maria, il “ magnificat” della lode e del ringraziamento a Dio… Cantiamolo con gioia anche quando siamo provati da difficoltà e pericoli, come attesta la bella testimonianza del sacerdote romano don Andrea Santoro, che mi piace ricordare anche in questa nostra celebrazione”.
(29 novembre 2006)