SALESIANI
Europa: 7.500 religiosi, 500 parrocchie, 300 scuole 400.000 giovani
“Gli europei – circa 707 milioni, incluse le parti europee di Russia e Turchia, sono in gran maggioranza cristiani (560 milioni, di cui 285 cattolici; 161 ortodossi; 77 protestanti; 26 anglicani; 11 altri)”. Ma alle radici storiche dell’Europa appartiene anche l’ebraismo, con 2 milioni e mezzo di aderenti. Sul continente sono inoltre presenti circa 35 milioni di musulmani (5 milioni solo in Francia), 2 milioni e mezzo di buddisti e numerosi appartenenti alle cosiddette “religioni alternative”. Questo, in sintesi, il panorama religioso dell’Europa delineato da mons. ALDO GIORDANO, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), intervenuto nei giorni scorsi a Roma al convegno “Europa terra di missione”. Promosso dalla Congregazione dei salesiani, con l’obiettivo di sensibilizzare sull’urgenza dell’evangelizzazione e sulle sfide che essa comporta in Europa, l’incontro ha visto la partecipazione di oltre 150 religiosi e laici provenienti da 20 ispettorie di 11 Paesi del continente. In Europa la congregazione conta 7.500 religiosi e quasi 300 scuole con una popolazione studentesca di 154 mila giovani. Sono 117 i centri di formazione professionale con 30 mila giovani apprendisti; 500 le parrocchie; 200 mila i ragazzi e giovani che frequentano gli oratori e i centri giovanili. 5 mila giovani vivono nei pensionati universitari e nei convitti studenteschi della Congregazione ed altri 9 mila sono accolti in opere di promozione o recupero sociale. IL NUOVO SCENARIO . “Con la caduta del muro di Berlino – ha spiegato mons. Giordano – è cambiato anche lo scenario ecumenico europeo: il nodo fondamentale da sciogliere” sembra essere oggi quello del confronto “fra tradizione latina e tradizione orientale” cui rimandano “dolorose questioni” come “quella del proselitismo o il rapporto tra Chiese ortodosse e Chiese greco-cattoliche”. Ulteriore problema per le Chiese dell’Est, “la secolarizzazione dell’Occidente” che, per il presidente Ccee, “Est e Ovest devono affrontare insieme”. Quanto all’ecumenismo, mons. Giordano ha segnalato il “paradosso” secondo il quale “con gli ortodossi c’è grande vicinanza teologico-spirituale, la difficoltà più grande riguarda la questione del primato”, ma in realtà vi è “distanza culturale, storica e psicologica”. Con le Chiese della Riforma, invece, a giudizio del segretario Ccee, “vi è più vicinanza culturale e storica, mentre sono maggiori le difficoltà teologiche, soprattutto di tipo ecclesiologico: primato, successione apostolica, ministeri, sacramenti”. Anche le questioni morali “ci separano – conclude mons. Giordano – specie quelle riguardanti la bioetica e la vita”. L’EST TERAPIA PER L’OCCIDENTE. L’Europa dell’Est”, che “vive ancora con forza la presenza della religione nella cultura e nella società civile in parecchi Paesi”, può “diventare una terapia per l’Europa secolarizzata e restia all’esperienza religiosa”. Lo ha detto il rettor maggiore dei salesiani, don PASCUAL CHÁVEZ VILLANUEVA, per il quale “la ri-evangelizzazione di questa Europa, sempre più scristianizzata, è un compito indilazionabile per tutta la Chiesa” ed “è la risposta adeguata alla pretesa di volere cancellare Dio dalla vita dei cittadini europei” riducendo “le convinzioni religiose a una scelta personale” senza riflessi “sulla cultura e sulla società”. Oggi “l’Europa è terra di missione” ha osservato don Chávez che ha indicato “il segreto” per la nuova evangelizzazione: “una forte esperienza di Dio che scuote le persone dall’assopimento” e “comunità che aiutano a maturare nella fede perché minoranze creative capaci di cambiare la cultura imperante”. LA GIOIA DI UNA PRESENZA. “Un ambiente sempre più secolarizzato”, contrassegnato da “una visione poco significativa e marginale della fede e della Chiesa percepite come ostacolo allo sviluppo umano e alla libertà” ma, al tempo stesso, “carico di domande sul senso della vita, del dolore, della morte”: questo, in sintesi, il contesto europeo delineato nel documento conclusivo dai partecipanti al convegno. “Lamentarsi sul presente o avere nostalgia del passato non ci aiuterà a diventare veri evangelizzatori”, si legge nel testo. Di qui l’urgenza di “adoperare un metodo di evangelizzazione più esplicito” e un “linguaggio adatto all’ascolto e al dialogo con la cultura giovanile, capace di presentare la Buona Novella” come “un annuncio di gioia e di speranza”. Per i salesiani occorre inoltre “ritrovare, seguendo l’esempio del fondatore don Bosco, la gioia di una presenza animatrice tra i giovani e di un accompagnamento personale di ciascuno di loro”. Di qui alcune linee operative concrete: maggiore collaborazione tra parrocchie, oratori e centri giovanili; un progetto biennale di formazione per i laici con particolare attenzione all’evangelizzazione delle famiglie e delle coppie giovani; un utilizzo “più creativo” dei mezzi di comunicazione. Con riferimento a quest’ultimo, verrà lanciato nel 2007 un sito web.